L'Ulivo sceglie
il referendum Passigli ROMA - Da un lato c'è Massimo D'Alema che schiera i Ds, e in prospettiva l'intero Ulivo, a sostegno del referendum anti-scorporo "inventato" da Stefano Passigli, ottenendo l'immediato via libera del Ppi. Dall'altro c'è il Polo, con Gianfranco Fini che preannuncia una mobilitazione del centrodestra per il referendum maggioritario Segni-Di Pietro, anche se Silvio Berlusconi lo frena, puntualizzando: "Abbiamo incaricato una commissione di approfondire l'uno e l'altro". Insomma, per dirla con il pattista Diego Masi, "finalmente la questione referendaria si è politicizzata, e quindi chiarita". Chiarita sì, ma tutt'altro che risolta. Ad aprire i giochi è il segretario della Quercia. Che introducendo la direzione dei Ds, mette formalmente sul tavolo la proposta di appoggiare il referendum Passigli. E se la direzione, rinviata a mercoledì prossimo, voterà a favore, "ritengo giusto", avverte, "che la questione venga sottoposta al comitato nazionale dell'Ulivo". "Sia chiaro", sottolinea però il leader diessino, "non c'è nessuna campagna contro il referendum Segni-Di Pietro". Ma quella proposta anti-proporzionale, ricorda, non riscuote consensi nel resto del centrosinistra. "E non mi sembra un bel metodo", osserva ironico, "quello di mettere le dita negli occhi degli alleati dell'Ulivo, proprio in nome dell'Ulivo...". Una risposta indiretta ai richiami dei giorni scorsi degli ulivisti diessini, schierati sull'altro fronte, con Segni e Di Pietro. Ma D'Alema, incurante delle proteste degli anti-proporzionalisti, già sul piede di guerra per impedire che la questione referendaria divenga linea di partito e, peggio, dell'intero Ulivo (se la direzione avesse votato ieri, gli ulivisti avevano minacciato di persentare un proprio contro-documento), rincara. E definisce "sconcertanti" e "apocalittici" certi toni usati negli ultimi giorni anche fra gli stessi ds per contrapporre i due referendum. Ce l'ha con Achille Occhetto, il segretario. Per quel suo paragone dell'altro giorno "con Craxi e il suo invito ad andare al mare il giorno del voto sul referendum Segni nel '93". La proposta Passigli punta meno in alto, aggiunge D'Alema, "ma quel poco che promette, lo mantiene" (oltre ad ottenere un ricompattamento dell'Ulivo, estremamente utile di fronte alle attuali "bizze" di Rifondazione comunista). Il referendum Segni-Di Pietro, invece, è certamente più ambizioso. "Ma per l'opacità del quesito e l'incertezza degli esiti produce una legge elettorale che a me pare strana...". Quasi in contemporanea, a due passi da Botteghe Oscure, in piazza del Gesù, è riunito anche l'ufficio politico del Ppi. Da cui esce la formale adesione dei popolari al referendum Passigli ("rafforza il carattere maggioritario del bipolarismo italiano"), e il no secco al Segni-Di Pietro "per l'ambiguità del quesito". Un altro passo verso l'"ulivizzazione" del referendum anti-scorporo. "Ma attenzione", avverte Augusto Barbera, "un referendum di maggioranza potrebbe far perdere pezzi all'Ulivo, regalando Di Pietro alla destra". "Il quesito Passigli è senz'altro più corretto, quello Segni è un esempio estremo di manipolazione", controreplica Giorgio Napolitano, premettendo: "Non vorrei apparire parziale, visto che anch'io sono una delle vittime dello scorporo...". Non meno agitate le acque del centrodestra. Il leader di An promette una "risposta forte" all'appello dei referendari anti-proporzionalisti. "Ne ho parlato sia con Berlusconi che con Casini", dice Fini, "e credo che nelle prossime ore questa risposta arriverà". Conferma il numero due dei Ccd, Marco Follini: "Il Polo deve dare una risposta comune, tanto più che adesso sembra improbabile un'intesa parlamen tare sulla legge elettorale". Ma a frenare interviene lo stesso Berlusconi, ignorando gli appelli dei referendari forzisti, da Taradash a Calderisi. "Il referendum Segni mi sembra manipolativo", spiega il Cavaliere, "e credo che ci siano poche speranze che venga accolto dalla Corte costituzionale. Io insisto a proporre una nuova legge elettorale con il doppio turno di coalizione. Questo è l'unico modo di arrivare a un bipolarismo vero, ovvero quel bipolarismo che è stato cacciato a calci dalla politica italiana". |
La sedia vuota
di Occhetto: "Devo raccogliere firme" ROMA - Achille Occhetto diserta la riunione della direzione dei Ds. Assente, ma giustificato, spiega lo stesso ex segretario Pds. "Come sapete", scrive in una lettera recapitata ieri a Botteghe Oscure, "sono fortemente impegnato nella raccolta delle firme necessarie per il referendum abrogativo della quota proporzionale". Come a dire - proprio mentre Massimo D'Alema annuncia l'impegno dei ds per il referendum concorrente, quello Passigli - che la campagna per il quesito Segni-Di Pietro viene prima. "Mi auguro tuttavia", aggiunge Occhetto, "che la necessaria riflessione del partito sul tema del referendum tenga saldi due punti fondamentali. Il primo riguarda la continuità e la coerenza che il gruppo dirigente mi auguro voglia mantenere rispetto all'impegno riformatore che contraddistinse la nascita stessa del Pds. Il secondo è relativo all'atteggiamento di neutralità, di libertà e di tolleranza riguardo all'impegno dei singoli militanti nella promozione dei referendum". |