Ds, lite sui
referendum ROMA - "Prenderemo un'iniziativa sul referendum Passigli perché accentua il bipolarismo e la stabilità di politica". Pietro Folena preannuncia quello che Massimo D'Alema proporrà oggi alla direzione dei Democratici di sinistra, chiamata a decidere su come tentare di rilanciare le riforme. Un appuntamento a cui le diverse anime del partito si presentano divise sull'atteggiamento da prendere sui quesiti referendari. Gli ulivisti, che appoggiano il referendum che vuole abrogare la quota proporzionale dalla legge elettorale, chiedono al segretario di mantenere l'equidistanza fra Passigli e Di Pietro- Segni. "Sarebbe un grave errore politico schierare il partito in quanto tale a favore di un referendum e contro un altro", spiega Claudio Petruccioli. La corrente ulivista teme che l'appoggio al quesito sullo scorporo sotto sotto nasconda l'intenzione di affossare quello antiproporzionale, dando alla Corte costituzionale un appiglio per dichiararlo inammissibile. "La Consulta, - spiega Augusto Barbera - potrebbe ammettere tutte e due i referendum, ma potrebbe anche valutare quale dei due destabilizza di più il sistema. E in questo caso non c'è dubbio che passerebbe quello proposto da Passigli". Questo significherebbe votare su un aspetto minore piuttosto che fare i conti con il sistema che uscirebbe in caso di vittoria del Segni-Di Pietro: una legge elettorale uninominale secca che cancella, praticamente il ruolo dei partiti. Che, quindi, darebbe molti argomenti a chi sostiene la prospettiva dell'Ulivo. "Al contrario il Passigli - dice ancora Barbera - salva i partiti e lascia le coalizioni come meri cartelli elettorali". Questo quesito, ragionano gli ulivisti è vissuto come un passaggio neutro, "facile" da gestire rispetto ad una scomparsa della proporzionale senza molte certezze di passare ad un sistema a doppio turno di collegio. Eppure, ragiona sempre Barbera, "a Ppi e Rifondazione converrebbe convergere sul doppio turno di collegio, dove al primo turno sarebbe salva l'identità di partito, piuttosto che rischiare la scomparsa della proporzionale e un sistema uninominale". La sinistra interna, invece, favorevole ad appoggiare l'abolizione dello scorporo, chiede però che il segretario dica chiaramente un no a Segni e Di Pietro. Un pronunciamento che chiarisca una volta per tutte quale ruolo si vuole dare ai partiti nel nuovo sistema bipolare. Un bisogno che spiega Gloria Buffo: "Vorrei sapere - dice - se siamo per mantenere in vita i partiti indipendentemente dalla questione più tecnica di una legge che rafforzi il maggioritario e la stabilità". Le due correnti, ieri sera si sono comunque riunite e hanno concordato di evitare di discutere solo di referendum, ma di allargare il dibattito a tutta la vicenda politica e alle difficoltà del partito. L'appuntamento di oggi, dunque, potrebbe diventare occasione per uno scontro fra le varie anime dei Ds, un confronto a tutto campo che partendo dai referendum potrebbe coinvolgere l'organizzazione del partito, i risultati amministrativi, le prospettive del governo. Il timore, soprattutto fra gli ulivisti, è che però segretario voglia evitare il confronto, arrivando alla conta, facendo votare un documento sulle riforme, isolando Occhetto e i suoi. "Siamo pochi, ma venderemo cara la pelle", commenta comunque l'ulivista Claudia Mancina. D'Alema e i dalemiani stanno in mezzo, preoccupati di tenere insieme il partito, la maggioranza e di non mettere sul tappeto qualche altro argomento che possa minare la stabilità del governo. Perché, la settimana prossima si annuncia burrascosa per Palazzo Chigi e stringi stringi, oggi si parla di legge elettorale, argomento sempre in grado di provocare fibrillazioni in Rifondazione, Verdi e Popolari. Gli uomini vicini al segretario lavorano così per stemperare il clima e anche lo stesso annuncio di Folena va letto in controluce, c ome un gesto di apertura verso le altre correnti. Il responsabile giustizia dei Ds, infatti, dice che nel partito "il clima è disteso". Merito anche dell'intervista di D'Alema a Repubblica in cui il segretario ha ribadito che partito e Ulivo non sono in contrapposizione. "I temi del partito - aggiunge Folena - saranno affrontati nel seminario ai primi di luglio". Dunque, parte della materia del contendere non sarà in discussione. "Oggi - continua - si discuterà di come trovare la forma per riaprire l'evoluzione del sistema politico interrotto", frenato dalla fine della Bicamerale. In questo progetto l'appoggio al referendum Passigli diventa una pedina da muovere con accortezza, ma senza rompere il partito. Folena così si affretta a spiegare che questa scelta non "è in contraddizione con il referendum Di Pietro-Segni", che nessuno fa la guerra al quesito antiproporzionale. Una risposta "morbida" ad Achille Occhetto che ieri mattina aveva detto di "considerare veramente provocatoria" l'ipotesi di schierare i Ds a sostegno di Passigli. Il pompiere Folena continua nella sua opera è aggiunge che una eventuale decisione in quel senso non deve suonare come una "sconfessione" di chi è impegnato a raccogliere le firme con Segni. E a dargli man forte arriva Fabio Mussi che ieri sera ha avuto un lungo incontro con Walter Veltroni e Massimo D'Alema. "E' comunque chiaro - dice il capogruppo alla Camera - che in un partito libero come il nostro bisogna tenere conto di tutte le posizioni. A partire da quelle di personalità autorevoli come Occhetto". Parole che fanno pensare ad una soluzione che eviti contrapposizioni frontali. |
Il Polo contro
Di Pietro ROMA - Antonio Di Pietro "danneggia il referendum antiproporzionale", si appropria della storia referendaria "per costruire su di esse fortune politiche personali, campagne demagogiche e populiste". Un nutrito gruppo di parlamentari del Polo, 107, firmano un documento e scendono in campo per contrastare l'egemonia che il senatore del Mugello sembra esercitare sulla campagna referendaria. Così dietro lo stesso tavolo si ritrovano molti membri del comitato promotore di quella stessa campagna, parlamentari di An, Forza Italia, Udr. Aderisce anche qualcuno di Rinnovamento italiano, come Natale D'Amico. Tutti insieme per rivendicare la presenza e il peso dell'anima liberaldemocratica del Polo nella battaglia per l'abolizione della proporzionale. Uniti nel lanciare un appello a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini a pronunciarsi, presto, a favore del referendum Segni-Di Pietro, a rivendicare una vecchia bandiera del centrodestra. E stanno insieme anche per dire no a quello che definiscono il "quesito truffa" proposto da Stefano Passigli, quello che vuole cancellare lo scorporo dalla legge elettorale. Voci diverse accomunate dal tentativo politico di non rimanere schiacciati da quello che Marco Taradash chiama "Di Pietro boom boom". Antonio Martino spiega poi che, grazie alla presenza dell'ex pm, il referendum sulla proporzionale ha acquisito un sapore anti-Palazzo. Una sensazione che i firmatari contestano. Perché, dice l'ex ministro, "non è necessario rivolgersi a chi rappresenta l'antipolitica per appoggiare il referendum". Accuse a cui Di Pietro risponde quasi subito, durante una replica pacata, senza particolari tono polemici. "Di Pietro danneggia il referendum? Di Pietro non può danneggiare perché raggiunge l'obiettivo, lo supera e gioca di squadra", dice. E alla critica di avere egemonizzato il referendum risponde: "Se c' è qualcuno che vuole togliere il referendum a Di Pietro fa bene, ma io non mi sono appropriato di nulla". L'ex pm, claudicante per un piccolo incidente, si preoccupa di riaffermare la sua fedeltà al progetto referendario. Ammette che pensa sempre al doppio turno di collegio, che l'obiettivo del suo movimento, l'Italia dei Valori, è quello di raccogliere da solo 500 mila firme. Ma assicura che tutte andranno nel mucchio generale, non ci saranno rivendicazione e manovre o ricatti di alcun tipo. Attacca ancora Stefano Passigli e il suo referendum sullo scorporo, accusandolo di incoerenza, dice "che la sua mano destra non sa cosa fa la sinistra". Luigi Abete, intanto, annuncia che le firme hanno toccato quota 330 mila. Un tetto che gli fa dire che ormai le 500 mila firme sono un obiettivo raggiunto. |