L'ANALISI ROMA - Ormai è certo: saranno almeno due i referendum sulla legge elettorale che nelle prossime settimane si contenderanno le firme degli italiani. Due quesiti, uno per l'abolizione dello scorporo e uno per l'abolizione della proporzionale. Due campagne che sono già entrate in conflitto l'una con l'altra, due soluzioni alla crisi del "maggioritario all'italiana" sulle quali però alla fine non è detto che siano gli italiani a decidere: potrebbe essere la Corte costituzionale, infatti, a scegliere il referendum "giusto", cancellando l'altro, nel momento in cui dovrà dare il proprio nulla osta ai quesiti da sottoporre al popolo. Ma vediamo cosa cambierebbe se passasse l'uno o l'altro dei referendum elettorali. L'abolizione della proporzionale è l'obiettivo del primo referendum, quello promosso da Segni, Di Pietro, Barbera, Occhetto, Martino, Calderisi e Abete. Il quesito punta a rivoluzionare il meccanismo con il quale vengono distribuiti i 155 seggi (su 630) che non vengono assegnati nei collegi uninominali. Attualmente quei 155 seggi vanno non alle coalizioni ma ai singoli partiti, tramite un voto che l'elettore dà con una seconda scheda. Accade così, sottolineano i promotori, che le forze politiche che si alleano nei collegi per la competizione maggioritaria, diventino poi concorrenti nella gara per la quota proporzionale, con effetti disgregatori e destabilizzanti sulle coalizioni. Se passasse questo referendum, la seconda scheda verrebbe abolita, e gli elettori voterebbero solo per i candidati nei collegi uninominali ma non più per le liste di partito. I 155 seggi della quota ex proporzionale verrebbero assegnati ai "migliori sconfitti" nei collegi, con gli effetti che si possono vedere nella simulazione che pubblichiamo: se si fosse votato così nel 1996, sia l'Ulivo che il Polo avrebbero avuto più seggi, mentre Rifondazione e la Lega avrebbero avuto ciascuna 16 seggi in meno. Il governo Prodi sarebbe però nato lo stesso, perché la sua maggioranza, Ulivo più Rifondazione, avrebbe ottenuto un deputato in più. L'effetto principale, non visibile dalla tabella, sarebbe stato piuttosto la riduzione a quattro dei simboli sulla scheda elettorale, con conseguente drastica semplificazione della geografia parlamentare. L'abrogazione dello scorporo è invece il traguardo del comitato guidato dal senatore Stefano Passigli, al quale ieri D'Alema ha assicurato l'appoggio del Pds. Cos'è lo scorporo? E' un meccanismo che serve a privilegiare i partiti minori nella distribuzione dei 155 seggi della quota proporzionale: in pratica, nel conteggio dei voti di ciascuna lista si sottraggono - si scorporano - i voti che sono già serviti ad eleggere deputati nella quota maggioritaria. Per esempio, se nel collegio X il candidato dell'Ulivo che ha vinto era un pidiessino, dal totale della lista del Pds vengono scorporati i voti che sono serviti per eleggere quel deputato, a beneficio degli altri partiti. Eliminando lo scorporo, i partiti maggiori avranno più deputati, i partiti minori ne avranno di meno. Per le forze intermedie come Rifondazione e Lega, invece, l'effetto non sarebbe così vistoso come nel caso dell'abolizione della proporzionale: Bertinotti avrebbe sei deputati in meno, Bossi tre. Dunque se nel '96 non ci fosse stato lo scorporo, oggi l' Ulivo governerebbe lo stesso e avrebbe otto deputati in più. Anche questo referendum dunque aumenta l'effetto maggioritario della legge elettorale. A differenza dell'altro quesito, non elimina però le liste di partito (punto principale della polemica con l'altro comitato, che lo ha definito "un referendino"). Anzi, sottrae i capilista dei maggiori partiti al rischio di non essere eletti per eccesso di scorporo, come è capitato l'ultima volta a Giorgio Napolitano, a Gerardo Bianco e a Marco Minniti. In conclusione, il primo referendum premia le coalizioni e cancella le liste di partito, il secondo rafforza un po' i partiti maggiori. |
| Risultati Camera 1996 | Maggioritario |
Proporzionale |
Totale |
| Polo | 169 |
77 |
246 |
| Ulivo | 249 |
38 |
287 |
| Rif. Com. | 12 |
20 |
32 |
| Lega | 39 |
20 |
59 |
| Altri | 6 |
0 |
6 |
| Totale | 475 |
155 |
630 |
| Effetti del referendum Segni antiproporzionale | Maggioritario |
Recupero di collegio |
Totale |
| Polo | 169 |
91 |
260 |
| Ulivo | 249 |
55 |
304 |
| Rif. Com. | 12 |
4 |
16 |
| Lega | 39 |
4 |
43 |
| Altri | 6 |
1 |
7 |
| Totale | 475 |
155 |
630 |
| Effetti del referendum Passigli anti-scorporo | Maggioritario |
Proporzionale senza scorporo |
Totale |
| Polo | 169 |
71 |
240 |
| Ulivo | 249 |
53 |
302 |
| Rif. Com. | 12 |
14 |
26 |
| Lega | 39 |
17 |
56 |
| Altri | 6 |
0 |
6 |
| Totale | 475 |
155 |
630 |
I forzati della
firma tra piazze e mercati ROMA - "Siamo una squadra micidiale...". Ride, Claudio Petruccioli, seduto al tavolino dove si raccolgono le firme per il referendum maggioritario che vuole cancellare la proporzionale. In mezzo a piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, Luigi Abete arpiona i passanti tramortendoli di chiacchiere ed entusiasmo. "Sa chi siamo? Ha capito per cosa si firma? Perché se ha capito, non può non firmare!". E i malcapitati, che abbiano capito o meno, non possono far altro che capitolare e seguirlo docili al banchetto. Un ragazzetto con l'aria da bullo prova a fare il furbo. "Sì, vabbè, mo' non ho il documento. Ripasso domani". Ma l'ex presidente di Confindustria non cede: "Perfetto. Dimmi un po' come ti chiami... no, non il nome, il cognome. Così poi controllo". Pochi riescono a resistergli. È quasi mezzanotte. E qualche metro più in là Mario Segni stappa una bottiglia di spumante per bagnare il via di questo fine settimana di fuoco dei referendari. L'obiettivo è raccogliere 100 mila firme fra venerdì, sabato e domenica, attraverso 1.186 tavoli allestiti in tutt'Italia: l'altro giorno ha firmato anche Francesco De Gregori. E per l'occasione, i big del comitato promotore scendono in piazza di persona. "Non c'è niente da fare", spiegano i ragazzi del comitato. "Se c' è uno di loro, le firme lievitano". Il più ambito è sempre Antonio Di Pietro, che a fine mese dovrebbe volare a Monaco di Baviera con un notaio per raccogliere firme pure lì, fra la comunità italiana. Ma anche Abete va fortissimo. Il suo record personale, racconta lui stesso, è di 500 firme in quattro ore. C'è da crederci. Basta vedere il metodo. La piazza è affollata soprattutto di turisti. Come adocchia qualcuno che ha l' aria italiana, si tuffa, lo avviluppa di parole e la firma cade puntualmente nel carniere. Il senatore di Rinnovamento Italiano Natale D'Amico non sa dire di no ai cingalesi che lo assalgono per vendere rose, e finisce per regalarne a tutte le signore presenti. Sia lui che Petruccioli si sono fatti accompagnare dalle mogli infreddolite. E a dare una mano c'è anche la figlia piccola di Segni, Lucia. Una coppia, lei spagnola lui fiorentino, si avvicina all' inventore dei referendum elettorali per stringergli la mano. "Sa, onorevole", gli spiegano, "ci siamo sposati proprio il giorno in cui suo papà venne eletto presidente". Segni sorride, ringrazia, ma li spinge implacabile verso il cancelliere. Sono spietati, questi referendari. E caricatissimi. Ieri mattina è toccato a Occhetto presidiare un banchetto al mercato di Centocelle, quartiere-paesone di 40 mila abitanti alla periferia sud di Roma. A scortarlo, Antonio Falomi, il senatore diessino eletto nella zona, che forse vorrebbe spiegare ai passanti i vantaggi del maggioritario, ma si ritrova sommerso dalle lamentele sull'ufficio postale troppo piccolo e gli zingari che rubano e il lavoro che non c' è. Bova Antonio, classe 1931, tessera del Pci dal '52, si piazza accanto al banchetto e brandisce una copia dell'Unità a mo' di bandiera. I militanti della sezione locale della Quercia sono mobilitati. Girano per il mercato a catturare i passanti: "Venite che c'è Occhetto". Lui sorride, stringe mani e le signore cariche di buste della spesa fanno la coda per firmare. "Onorevole", fa una brunona in tuta da ginnastica, "io vengo dalla borgata della Rustica, e per dirla alla romana là è tutto una schifezza". "Appunto, firma qua così le cose andranno meglio". "Io sono così rossa che non guardo nemmeno Canale 5", spiega Claudia. "E se il compagno Occhetto mi dice di firmare, io firmo". Lui ride sotto il baffo: "Il partito non lo appoggia mica il referendum, ma la gente che ne sa?". |
D'Alema: sì al
referendum Passigli ROMA - "Rafforziamo il bipolarismo eliminando lo scorporo". Rotti gli indugi delle ultime settimane, dalle colonne dell'Unità, Massimo D'Alema annuncia l' impegno diretto dei Ds - con l' auspicio che presto segua il coinvolgimento di tutto l'Ulivo - a favore del referendum Passigli. "Affronta in modo tecnicamente più corretto", spiega il leader della Quercia, "rispetto a quello proposto da Di Pietro, il rafforzamento del bipolarismo. Naturalmente", avverte, "vorrei dire a Di Pietro che in questa iniziativa non c'è nessuna ostilità nei confronti della sua campagna. Il nostro impegno è contro chi vuole tornare al proporzionale, contro chi vuole riesumare la prima Repubblica". Più tardi, però, a fine giornata, D'Alema è tornato sull'argomento, riservando all'altro referendum, quello per l'abolizione della quota proporzionale, una bocciatura senza appello: "Non è colpa dei suoi promotori, ma produce una legge elettorale impraticabile". Immediata la reazione risentita degli altri. A cominciare dall'ulivista Claudio Petruccioli, sconcertato anche dal fatto che il segretario diessino definisca "di Di Pietro" il referendum maggioritario che lo vede fra i promotori. Appoggiando la proposta Passigli, scrive Petruccioli, D'Alema commette un errore "che produrrebbe ferite che è bene evitare". "Spero - aggiunge rivolgendosi direttamente al leader diessino - che ci sia su questi punti fra noi il più ampio e libero confronto di idee, a cominciare dalla prossima riunione della Direzione. E nello stesso tempo, ti chiedo che sia dal punto di vista politico, sia nelle conseguenze operative (la raccolta delle firme) vengano evitati ostracismi e chiusure burocratiche". "Peccato, forse è un'occasione persa...", commenta anche la portavoce dei dipietristi, Alessandra Paradisi, mentre il forzista Peppino Calderisi bolla la proposta Passigli come "un referendino incomprensibile per il 99 per cento degli elettori". Né con Di Pietro né con Passigli, si schiera Armando Cossutta, di Rifondazione Comunista. Con il leader ds si schiera invece il verde Maurizio Pieroni: "L'abolizione dello scorporo aumenta la stabilità", spiega. "Mi auguro che l'Ulivo nel suo insieme si mobiliti al più presto". E per essere ben certo di raggiungere il risultato sperato, lo stesso senatore ds Passigli ha presentato anche una proposta di legge per abolire lo scorporo dalla legge elettorale attuale. I referendari del comitato Di Pietro-Segni, intanto, rilanciano la loro campagna, organizzando una mobilitazione straordinaria per il fine settimana e sfidando Umberto Bossi che definisce l'abolizione della proporzionale "un progetto che neppure Pinochet avrebbe avuto il coraggio di proporre". "Farneticazioni", taglia corto Segni. "Nel nostro schieramento non c'è proprio nessun nervosismo. Semmai ne vedo fra coloro che hanno vissuto la speranza della Bicamerale e che adesso hanno visto questa illusione crollare". Il referendum maggioritario, avverte Segni, è arrivato proprio in questi giorni, al giro di boa delle 250 mila firme. "Ma dopo il fallimento della Bicamerale la strada è in discesa". Riprende la sua mobilitazione anche Di Pietro, dopo la forzata interruzione in seguito al malore che lo aveva colpito la scorsa settimana. Martedì prossimo ha fatto sapere che interverrà all' assemblea degli azionisti Telecom, per schierarsi in difesa dei "piccoli" e, in quell'occasione, rilanciare la sua raccolta di firme. |