la Repubblica

Sabato, 25 aprile 1998


No al patto di casa Letta:
parte la raccolta di firme

Di Pietro guida i politici in piazza per il referendum elettorale

ROMA (u.r.) - La "Santa crociata contro la crostata" la chiama Mario Segni, in piazza a Roma con Di Pietro per lanciare il referendum contro il proporzionale. Ma la battaglia contro il patto di casa Letta si trasforma in un ostacolo sulla via della Bicamerale, e i vertici dei partiti prendono posizione contro l'iniziativa di Tonino e soci. Che intanto comincia a raccogliere le firme, prima al Campidoglio e poi a Campo dei Fiori, insieme ad Occhetto, Abete, Martino, Publio Fiori e altri. Fra i primi firmatari, il presidente dei giovani imprenditori della Confindustria Emma Marcegaglia, che ha sottoscritto per il referendum a Gazoldo degli Innocenti (Mantova), la sua città. Si è messa in moto dunque la macchina per la consultazione popolare (ci sono tre mesi di tempo), ma nel comitato promotore "trasversale" già affiorano i primi distinguo. Se Mario Segni e compagni, come Achille Occhetto che definisce la Bicamerale "un mostricciattolo", prendono di mira le riforme, altri esponenti del gruppo sono più cauti. Ad esempio, per il sottosegretario Willer Bordon, in piazza a Roma con megafono al fianco di Di Pietro, il referendum "non è il grimaldello per far saltare la Bicamerale, noi non siamo contro le riforme".

Una lettura che tuttavia non convince i partiti, che prendono le distanze dall'operazione. Se si eccettua una battuta di Fini, che dichiara "o patto della crostata o referendum", il che secondo qualcuno potrebbe testimoniare una cauta seppur strumentale apertura all'iniziativa di Tonino. Bocciata, sia pure senza toni duri, dai Democratici di sinistra, anche se alcuni "ulivisti" della Quercia hanno sottoscritto l'iniziativa (come Petruccioli e Mancina). Ma per il capo dei senatori Cesare Salvi con questo referendum si fa tanto rumore per nulla, è solo un "grande spreco di energia", perchè il quesito proposto "non cambierà la sostanza dell' attuale legge elettorale". Marco Minniti, numero due di Botteghe Oscure: può essere uno stimolo, ma "nel merito" il progetto non va, perchè il quesito procede per singole parti e determina perciò "esiti non razionali", che non rispettano nemmeno la volontà degli elettori. Il verde Maurizio Pieroni parla di "una crociata di un'armata Brancaleone", ma il vicesegretario del Ppi Dario Franceschini non sottovaluta la minaccia: "Siamo preoccupati - dice - per questo tentativo demagogico, perchè è difficile spiegare alla gente che chi propone di superare i partiti segue una strada personale e strumentale per costruirsi il proprio partito". Di più: Segni e Di Pietro "mentono", perchè non saranno i partiti a pre-determinare gli eletti.

Il sospetto che dietro il referendum ci sia D'Alema? Di Pietro s'arrabbia: "Io non ho né padri, né padrini, né padroni". Il referendum, come sostiene Segni, sarà una bomba sulla strada delle riforme? "Il referendum - taglia corto l'ex pm - è un passo verso la democrazia. Se la Bicamerale si pone, come sono certo che si vuole porre, nel rispetto della democrazia, allora non vi è conflittualità, vi è convergenza"

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1