RCS on Line - Corriere della Sera

Lunedì, 22 giugno 1998


L'INTERVENTO
Illy: la legge elettorale è l'ultima spiaggia per le riforme

Caro Direttore,

dopo il fallimento della terza Commissione bicamerale per la riforma della Costituzione, che ha confermato il proverbio "non c'è due senza tre", l'attenzione su questo tema fondamentale è di colpo scomparsa, complice l'avvento di altri spinosi argomenti come l'allargamento della Nato. Al di là della modestia giuridica della proposta di nuova Costituzione che ha approvato, la Commissione bicamerale ha dimostrato tutti i suoi limiti riformisti nella incapacità di proporre la "eutanasia" di una delle Camere rappresentate per progettare un vero Senato federale, composto da rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali ed è quindi improponibile per il futuro. L'elezione di una assemblea costituente ha trovato solo nell'immediato timidi sostenitori considerati i tempi lunghi richiesti e il vizio di fondo di questa soluzione, rappresentato dal sistema proporzionale che vi sottende che rende quasi impossibile coagulare una maggioranza (ancorché istituzionale) in presenza di un sistema di coalizioni tripolare (Polo, Ulivo, Lega) rappresentate in Parlamento.

Forse perché consapevoli dell'urgenza di superare gli svantaggi del nostro sistema-paese (dall'alta tassazione del reddito d'impresa, alla forbice tra costo del lavoro e reddito dei lavoratori, dalla carenza di infrastrutture, alla burocrazia) e della estrema difficoltà nell'iniziare le riforme dalla Costituzione, o forse solo perché chiamati a esprimersi sui referendum proposti rispettivamente da Passigli e Segni-Di Pietro-Barbera, i protagonisti del mondo politico hanno rivolto la loro attenzione alla riforma della legge elettorale. Una legge migliore consentirebbe nel medio termine di garantire un governo sostenuto da una maggioranza più ampia e omogenea e forse nel lungo termine di affrontare con successo la riforma costituzionale. Da questo punto di vista la proposta di Segni & C. sembra da preferire: non solo perché restituisce dignità al voto referendario che a stragrande maggioranza avrebbe dovuto portare all'abolizione della proporzionale, ma anche perché è collegata a una proposta di legge elettorale di iniziativa popolare basata sul maggioritario a doppio turno. È questo l'unico sistema che consente contemporaneamente di ridurre il potere ricattatorio dei partiti più piccoli e più estremisti, nonché di favorire la creazione di maggioranze più nette e quindi l'affermazione del sistema bipolare. Il prezzo da pagare è la rinuncia parziale al diritto democratico della rappresentatività, ma a tutto vantaggio della governabilità che è certamente un principio di rango superiore. Ciò dovrebbe essere desiderabile sia dalle forze del Polo sia da quelle dell'Ulivo, interessate entrambe a vincere o quantomeno, quando all'opposizione, a non subire una maggioranza condizionata da minoranze estremiste. Ciò è certamente desiderabile dalla maggioranza dei Cittadini che hanno finora vista inattuata la loro volontà espressa nella forma più alta e diretta della democrazia (il referendum) e che a migliaia stanno firmando per la duplice proposta di referendum/legge elettorale Segni-Di Pietro-Barbera. E i sindaci, che sono a capo degli Enti più vicini ai Cittadini al cui pettine arrivano tutti i nodi del malfunzionamento dello Stato, dovrebbero rendersi interpreti della loro volontà. Quella della riforma della legge elettorale sembra essere oggi "l'ultima spiaggia" delle riforme istituzionali, di cui abbiamo assoluto bisogno per restare nell'unione monetaria: se fallirà anche questa, invece che nello stellone italiano non ci resterà che sperare nelle stelline europee.

Riccardo Illy, sindaco di Trieste

 

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