RCS on Line - Corriere della Sera

Venerdì, 19 giugno 1998


I referendum elettorali dividono i poli
Già 330 mila firme raccolte dal comitato promotore. Segni: "Se vinciamo noi voteremo come in America, scegliendo tra due schieramenti". Oggi la Quercia decide quale appoggiare. Centrodestra: 101 parlamentari per l'antiproporzionale di Di Pietro. I ds: "L'ex pm è contraddittorio si schiera per il doppio turno e promuove un quesito che lo nega"
di Marco Nese

ROMA - Mario Segni va sul pratico: "Ecco qui due schede elettorali. Con questa gli elettori votano per il Senato, come si vede è molto semplice, bisogna scegliere fra due raggruppamenti politici. Ed ecco la scheda per la Camera, ci sono una quarantina di simboli di partiti. Bene, se passa il nostro referendum, la scheda per la Camera sarà uguale a quella per il Senato, sceglieremo fra due gruppi, come in America".

Di colpo, dopo il naufragio della Bicamerale, il referendum per abolire la proporzionale è diventato l'argomento politico di maggior rilievo. Segni, Di Pietro, Abete e tutto il comitato annunciano di avere raccolto 330 mila firme e di poter superare ampiamente quota 500 mila entro la scadenza del 24 luglio.

"Lavoriamo come forzati - dice Di Pietro -. Collezioniamo firme sotto il sole e sotto la pioggia". Zoppica, Tonino, dopo l'incidente di due giorni fa. Ma sfoggia il piglio combattivo di sempre. Ce l'ha con Stefano Passigli, ideatore dell'altro referendum, quello sul quale D'Alema è intenzionato a impegnare il partito dei diessini: "Avete presente Cesare Salvi? Si chiama Cesare, vero? Be', eravamo nel suo studio al Senato, oltre a me c'era anche Passigli. E Passigli disse che era favorevole al nostro referendum, venne con me a consegnare la richiesta in Cassazione. Ora cambia idea e inventa un altro referendum. La sua mano destra non sa cosa fa la sinistra. La verità è che Passigli ha messo la sua cultura al servizio del partito".

Appena Passigli è venuto a sapere della filippica di Di Pietro, gli ha risposto che casomai è lui, l'ex magistrato, a cadere in contraddizione. Perché "si schiera per il doppio turno e per un referendum che lo nega, prevedendo un sistema elettorale interamente a turno unico". Sul piano pratico, incalza Passigli, il referendum patrocinato da Segni e Di Pietro "avrebbe lo stesso effetto del "patto della crostata"".

Ma Di Pietro che si scalda per il referendum non solo irrita i Ds: preoccupa anche il Polo. Finora Berlusconi e Fini hanno preferito tenersi da parte. Adesso però 101 parlamentari, di An e Forza Italia ma anche dell'Udr, firmano un appello ai due leader per convincerli a scendere in campo a favore della richiesta che abolisce la proporzionale. Un po' perché credono nella bontà dell'iniziativa e un po' perché vorrebbero evitare che Di Pietro, cavalcando la battaglia del referendum, ne tragga troppi vantaggi politici.

Dipingono l'ex magistrato come un profittatore che con "arroganza" cerca di "appropriarsi della storia e della forza del referendum" per sue "campagne demagogiche e populiste". Addirittura Marco Taradash, di Forza Italia, accusa Di Pietro di essere un personaggio che "danneggia il referendum". E forse l'ex ministro degli Esteri Antonio Martino pensa proprio a Di Pietro quando lamenta che attorno al referendum sta prendendo piede l'idea che sia un'iniziativa contro il Palazzo: "Non c'è bisogno di rivolgersi a chi rappresenta l'antipolitica per appoggiarlo".

È ormai una guerra di posizione. Nessuno vuole rimanere spiazzato. Molto dipenderà anche dalle scelte che oggi farà D'Alema. Ma chiunque prevalga, dice Giuliana Olcese, coordinatrice del Movimento per le riforme costituzionali, l'importante è che "venga sconfitta la partitocrazia che il Paese ha dimostrato di rifiutare".


RETROSCENA
Ulivisti all'attacco.
Occhetto: una provocazione il patto D'Alema-Marini

La sinistra appoggerà l'iniziativa del segretario
"se rafforza la democrazia dei partiti"

ROMA (R. R.) - Massimo D'Alema chiederà oggi alla direzione del suo partito il via libera per la raccolta delle firme a favore del referendum Passigli, con cui si chiede l'eliminazione dello scorporo dalla legge elettorale. E sarà battaglia sotto i rami della Quercia, con gli ulivisti - favorevoli al referendum Segni-Di Pietro - già sul piede di guerra.

Difficile che si arrivi a una mediazione, più probabile che il braccio di ferro si consumi con un voto su un ordine del giorno: il leader dei Ds non avrà problemi, potendo fare affidamento sul sostegno della sua corrente ma anche sulla componente di sinistra, "a patto che - come avvisa Gloria Buffo - venga sottolineato che l'iniziativa punta a rafforzare la democrazia dei partiti". È un modo per tenersi collegati al Prc, fieramente contrario all'uso dei referendum in materia di legge elettorale.

L'iniziativa del leader ds è stata preceduta da una serie di colloqui con gli alleati. D'Alema ha ottenuto anzitutto il consenso di Marini, che riunisce oggi l'ufficio politico del Ppi proprio per sancire l'intesa referendaria con la Quercia. Anche i Verdi sarebbero d'accordo, mentre Boselli ha fatto sapere a D'Alema che lo Sdi sarebbe disponibile "purché il referendum sia accompagnato dalla nascita della Costituente": un modo per non aderire del tutto, ma nemmeno per opporsi al tentativo di frenare l'offensiva del duo Segni-Di Pietro, che si propone di cancellare il residuo 25% di proporzionale dalla legge elettorale e che mira a eliminare i partiti dalle schede di voto.

In fondo la mossa di D'Alema serve proprio ad arginare il "ciclone" Di Pietro: resosi conto, assieme a Marini, che l'ex pm può raggiungere il traguardo delle 500 mila firme, il capo dei Democratici di sinistra e il segretario del Partito popolare hanno convenuto sulla necessità di muoversi prima, per non rimanere spiazzati poi. Di qui la decisione di accorciare i tempi per dare l'assenso al quesito proposto dal senatore Passigli. Insomma, l'operazione è tutta politica. Anche perché lo scorporo che si intende abrogare di fatto non esiste più: i partiti infatti già aggirano il meccanismo elettorale con le cosiddette "liste civetta".

L'iniziativa di D'Alema-Marini non entusiasma il duo Prodi-Veltroni: loro gradirebbero che la raccolta di firme per il quesito Passigli non avvenisse sotto le insegne dell'Ulivo.

È chiaro che fanno il tifo per il referendum Di Pietro, che spianerebbe la strada al partito democratico. Formalmente il premier non si è mai pronunciato e nemmeno il suo vice lo farà oggi in direzione, ma il loro cuore batte a fianco degli ulivisti ds. Ieri è stato Occhetto ad avviare la battaglia, invitando la direzione a respingere la "provocatoria" proposta D'Alema, considerata un "trabocchetto con il quale si tenta di far sì che la Consulta, davanti ai due quesiti, bocci quello anti-proporzionale e accolga questo... trucco da prima Repubblica". "L'idea di schierare il partito sul referendum Passigli - ha aggiunto Petruccioli - sarebbe un grave errore politico, visto che fra i promotori dell'altro quesito ci sono anche iscritti dei Ds".

Il muro contro muro preoccupa chi, come Mussi, si trova in una scomoda posizione: ulivista convinto, è anche capogruppo alla Camera. Può schierarsi contro D'Alema sul referendum? E al tempo stesso, può andare contro le proprie convinzioni? Per il momento Mussi si limita ad avvisare Botteghe Oscure che "in un partito come il nostro bisogna tener conto di tutte le posizioni. A partire da quelle di personalità autorevoli come Occhetto". E Folena, che da qualche tempo si è messo a fare il pontiere tra D'Alema e Veltroni, sostiene che "la Quercia è un partito laico. E dunque non ci sarà belligeranza sui referendum né tantomeno scomuniche. Eppoi se si dovessero votare entrambi i quesiti, al limite potrebbero anche convergere...". Sì, ma chi lo direbbe poi a Bertinotti, Boselli, Manconi e soprattutto Marini? Il referendum è materia esplosiva.

Ieri sera D'Alema, Veltroni e Mussi ci hanno ragionato sopra per un'ora e mezza a Botteghe Oscure: il tentativo è di evitare di saltar per aria su una delle tante mine disseminate sul percorso. Temi che il segretario dei Ds affronterà oggi in direzione: dal Mezzogiorno all'occupazione, dalla scuola al risanamento economico. E su questi temi gli ulivisti e la sinistra non faranno sconti a D'Alema.

 

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