RCS on Line - Corriere della Sera

Mercoledì, 10 giugno 1998


IL CASO
E Confindustria prepara un
«appoggio morbido» al referendum

Fossa è freddo, ma cresce la spinta delle imprese venete e lombarde
di Giuseppe Sarcina

I veneti, i milanesi, i «giovani», i «piccoli». In pratica tutti gli industriali al gran completo sono pronti ad appoggiare il referendum contro la proporzionale. Oggi pomeriggio il tema sarà affrontato dal direttivo di Confindustria, anche se ufficialmente non compare all'ordine del giorno.

E una svolta importante. Lo stesso Luigi Abete, ex presidente degli industriali e oggi esponente del comitato referendario, in privato non si faceva illusioni. Il risultato massimo sembrava già raggiunto: qualche banchetto in occasione delle assemblee provinciali, qualche incoraggiamento nei discorsi ufficiali. Nulla di più. Il presidente di Confindustria Giorgio Fossa, il vice Carlo Callieri e il direttore generale Innocenzo Cipolletta, per mesi si sono chiamati fuori, sulla base di un ragionamento e di una preoccupazione. L'analisi era più o meno questa: noi siamo favorevoli alle riforme, ma non vogliamo intervenire direttamente nel campo della politica. Anche perché la Bicamerale ci favorisce. Lì tutti i partiti possono avere voce in capitolo e quindi le nostre istanze hanno più canali di ascolto. La preoccupazione: se ci schieriamo per una formula, qualunque essa sia, indeboliamo automaticamente le nostre posizioni.

Questa linea, però, è entrata in crisi con la fine della Bicamerale. Il vuoto politico che si è venuto a creare è un rischio concreto anche per le imprese. Se salta il governo, salta tutto. Senza contare il «prezzo» fisiologico dell'instabilità: tensioni sui mercati finanziari, possibili aumenti dei tassi di interesse. Insomma gli industriali sono molto preoccupati, oltre che delusi. E quindi cercano una via d'uscita. Così negli ultimi tre-quattro giorni è cominciata la corsa verso i banchetti referendari. Venerdì scorso la presidente dei giovani industriali, Emma Marcegaglia si è pronunciata ufficialmente: «Noi appoggiamo il referendum». Il Veneto si era mosso un mese fa. Sostegno ufficiale dalla Federazione regionale e dalle singole Unioni provinciali.

Mario Casoni, presidente dei piccoli industriali, annuncia: «Personalmente sono favorevole al referendum. E il 17 giugno chiederò alla mia organizzazione di schierarsi ufficialmente». Ma il segnale più forte viene da Assolombarda. Fino a ieri il presidente Benito Benedini aveva condiviso la prudenza di Fossa. Oggi dice: «A fine mese ne discuteremo nel direttivo di Assolombarda. Ma la morte della Bicamerale ha cambiato le cose. Premesso che spetta sempre ai politici fare le riforme, io dico che il referendum non risolve le cose, ma può dare impulso a una nuova fase di modernizzazione del Paese. Chiederò al direttivo di Confindustria di appoggiare il quesito anti-proporzionale».

Sulle posizioni di Benedini si trovano anche i grandi industriali. Naturalmente Pietro Marzotto, che fa parte del comitato promotore. Ma anche Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, e Vittorio Merloni.

Il problema, adesso, si trasferisce al vertice. Fossa si mostra ancora freddo. Sabato scorso, sempre a Santa Margherita Ligure, ha definito semplicemente «utile» l'iniziativa di Abete e soci. E Callieri non si entusiasma per una Confindustria apertamente schierata con Mario Segni e Antonio Di Pietro. Scettico è anche Cesare Romiti, presidente della Fiat. Ma la pressione degli industriali cresce. La previsione: il direttivo si pronuncerà a favore di «tutte le iniziative in grado di rilanciare il bipolarismo». Come dire, apertura «morbida» al referendum, aspettando un intervento in extremis del Parlamento.

 

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