Per labolizione dello
«scorporo» È una saggia decisione quella annunciata dal senatore Passigli, di voler procedere alla riforma elettorale di abolizione dello scomputo, alias scorporo, per disegno di legge e non più per referendum. Ogni iniziativa di referendum abrogativo presume un accordo (per lo più, di intersezione fra soggetti politici diversi) contro una norma ritenuta sgradita ai cittadini per ragioni semplici, emotive, spiegabili in poche parole. Il referendum promosso da Segni, Di Pietro e molti altri risponde a quei requisiti, perché si inquadra nella serie dei referendum contro il multipartitismo. Il suo effetto non abroga la quota proporzionale ma le liste partitiche e il finanziamento pubblico a esse collegate. Semplificando, si può spiegarlo ai passanti con quattro parole. Viceversa, la raccolta delle firme contro lo scomputo alias scorporo richiederebbe lunghe spiegazioni sotto la canicola e non susciterebbe entusiasmi o furori popolari. È questione che deve essere risolta dal Parlamento, per rimediare al maggior difetto della legge elettorale in vigore. Le spiegazioni dovrebbero cominciare dal lessico parlamentare, che si ostina a chiamare "scorporo" ciò che in realtà è uno "scomputo". Nella lingua corrente scorporare significa dividere ciò che era accorpato; per restare nel campo elettorale, è accaduto che gli accorpamenti parlamentari prodotti dalle elezioni si siano di recente "scorporati" in decine di partiti per spartire il finanziamento pubblico. Viceversa scomputare significa detrarre parte di una somma; così appunto la legge elettorale vigente prescrive che dalla somma dei voti di ciascuna lista proporzionale si scomputino in parte quelli ottenuti nei collegi. Dunque si dice scorporo ciò che in realtà è uno scomputo. Pedantismi lessicali a parte, la questione non è affatto marginale come alcuni sostenitori del referendum affermano. Il meccanismo dello scomputo è una teratologia, che obbliga i candidati dei collegi e quelli delle liste a un connubio suicida. I candidati nelle liste sono svantaggiati dal successo dei loro alleati nei collegi. E i candidati nei collegi non hanno interesse a identificarsi più di tanto con la lista cui sono obbligati a collegarsi, dovendo piuttosto procurarsi elettori aggiuntivi per arrivare alla maggioranza relativa nel collegio. La mostruosità del meccanismo di scomputo è tale che per rimediarvi si usa ricorrere a finti collegamenti con liste perdenti per non danneggiare la lista del proprio partito. Il ricorso alle cosiddette "liste civetta" basterebbe secondo alcuni a correggere di fatto il difetto dello scomputo. Senonché limpiego venatorio della civetta come esca è un tranello, e il ricorso a tranelli non è un buon espediente in materia elettorale. Comunque, labolizione dello scomputo oltre a correggere un difetto della legge servirebbe anche allo scopo di rafforzarne il carattere maggioritario. I seggi attribuiti alle liste proporzionali in ciascuna circoscrizione rispecchierebbero esattamente la loro consistenza, ciò che appunto è lecito attendersi dal sistema proporzionale. Né daltra parte labolizione dello scomputo, perseguita attraverso la normale procedura parlamentare e non per referendum, intralcerebbe il corso del referendum di Segni e Di Pietro, ormai prossimo a raggiungere il prescritto numero di sottoscrittori; anche il referendum di Segni e Di Pietro infatti comporta insieme allabolizione delle liste proporzionali, labolizione dello scomputo connesso. Cadrebbe infine il sospetto, ventilato dai sostenitori del referendum già avviato, che il referendum sullo scomputo potesse servire da argomento alla Corte costituzionale per ammettere il secondo scartando il primo. Dunque la sola obiezione resterebbe quella che correggendo la legge elettorale a opera del Parlamento, liniziativa del referendum abrogativo potrebbe risultare meno convincente. Ma fra gli stessi promotori del referendum non manca chi ritiene che il suo successo porterebbe comunque alla necessità di qualche riaggiustamento legislativo. Il disegno di legge annunciato dal senatore Passigli costituisce insomma lalternativa più razionale fin qui presentata in Parlamento rispetto alla proposta di una seconda legge Mattarella, che ancor più della prima oggi vigente è una chimera in senso biologico, ossia un organismo composto di ceppi genetici discordi. Labolizione dello scomputo ridurrebbe in parte le distorsioni dellattuale sistema, e probabilmente basterebbe ad assicurare un risultato maggioritario sufficiente alla stabilità. |