Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 19 giugno 1998


D'Alema dovrebbe proporre alla direzione dei Ds di appoggiare il quesito anti-scorporo. Si accende la campagna referendaria
La Quercia divisa tra Segni e Passigli

di Luca Ostellino

ROMA - Mentre il referendum per l'abolizione della quota proporzionale nell'attuale legge elettorale si avvicina sempre più al traguardo delle 500mila firme, cresce la contrapposizione tra il quesito promosso dal comitato guidato da Mario Segni e il referendum di Stefano Passigli per abrogare lo scorporo. Il dibattito si sposta oggi alla Direzione dei Democratici di sinistra, divisi fra il gruppo degli ulivisti, che appoggiano il referendum antiproporzionale, la maggioranza, che segue Massimo D'Alema sull'ipotesi di sostenere il quesito antiscorporo, e la sinistra del partito, contraria a entrambe le iniziative.

Ieri i promotori del referendum antiproporzionale hanno fatto il punto sull'andamento della campagna. Solo ai tavoli si è arrivati a 330mila firme. A queste si devono poi aggiungere quelle raccolte nei Comuni. Con ancora più di un mese di tempo a disposizione il risultato può praticamente essere considerato acquisito, come ha sottolineato Luigi Abete. Secondo l'ex presidente di Confindustria, tra i più attivi nella raccolta delle firme, "la quota di garanzia sarà superata tranquillamente. Ormai l'unico problema è stabilire quando finiremo di raccogliere le firme, se quindi lavoreremo qualche giorno in più o in meno". Decisamente ottimista anche Antonio Di Pietro, nonostante le critiche di 101 parlamentari del Polo, che appoggiano il referendum, ma accusano l'ex Pm di volerlo strumentalizzare per costruire la propria fortuna politica e di fare campagne demagogiche e populiste. Di Pietro ha replicato sostenendo di "giocare di squadra" e di avere dato alla campagna un importante contributo.

Oggi alla Direzione dei Ds D'Alema, con ogni probabilità, proporrà di appoggiare il referendum per l'abolizione dello scorporo. Lo ha confermato ieri Pietro Folena, che si è però premurato di precisare come questa scelta "non sia in contraddizione con il referendum di Di Pietro e Segni". "Non vedo - ha aggiunto - rischi di sovrapposizione tra i due referendum".

Tra gli antiproporzionalisti diessini ci si prepara, però, a dare battaglia. Claudio Petruccioli considera la possibilità di schierare il partito a favore di un referendum "un grave errore politico". Achille Occhetto spiega che finora l'appoggio al referendum Passigli è solo la posizione del segretario e auspica che questa non sia accolta dalla direzione. "Lo considererei - ha detto Occhetto - un atto provocatorio e certo non volto a facilitare la ripresa della stagione riformatrice che, purtroppo, è terminata dopo la chiusura della Bicamerale". Secondo l'ex segretario, il referendum Passigli "è venuto buon ultimo e ha un solo scopo, data la natura del tutto risibile e parziale del quesito: quello di fare pressione sulla Corte costituzionale". È un sospetto condiviso dagli ulivisti, che nel referendum Passigli vedono uno strumento per disinnescare il quesito ben più dirompente proposto e sostenuto da Segni. "Chiediamo - ha detto Claudia Mancina - che il partito non si esprima formalmente su nessuno dei due referendum e che piuttosto ne discuta in modo aperto e senza contrapposizioni". Se, come sembra confermato, D'Alema riproporrà invece la propria intenzione "a noi non resterà che votare contro. Non siamo molti ma venderemo cara la pelle...".

Alla direzione parteciperà anche Augusto Barbera. Il costituzionalista, tra i promotori del quesito antiproporzionale, intende ribattere alle obiezioni venute da più parti, e dallo stesso D'Alema, sulla legge elettorale che il referendum produrrebbe. In primo luogo sulla redistribuzione del 25% dei seggi ai migliori perdenti nei collegi uninominali, "che avrebbe il semplice effetto, eliminando il riparto proporzionale, di creare dei collegi binominali", possibilità peraltro già sperimentata in Inghilterra, dove ci sono stati anche collegi trinominali. Inoltre, "come è statisticamente dimostrato, non regge l'ipotesi secondo cui questa soluzione potrebbe portare a un ribaltamento del risultato a favore di chi ha perso nel 75% dei collegi uninominali". In ogni caso, spiega Barbera, si potrebbe aumentare del 25% il numero dei collegi uninominali. "E per ridisegnare i collegi ci vuole mezza giornata". Oppure diminuire il numero dei deputati. "E questo è un po' più difficile".

Anche se D'Alema non può appoggiarlo apertamente per non aprire un altro fronte di scontro con i partner della maggioranza, qualora passasse, il referendum Segni potrebbe offrirgli su un piatto d'argento una soluzione a lui cara. I suoi alleati, popolari, verdi, Prc, infatti, a quel punto sarebbero costretti ad accettare il male minore, il doppio turno di collegio. Perché preserverebbe almeno al primo turno l'identità del partito, destinata a sparire nel maggioritario secco a un turno.

 

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