I referendari: 500mila firme
entro giugno ROMA - La marcia di avvicinamento alle 500mila firme del referendum per l'abolizione della quota proporzionale prosegue a tappe forzate. La mobilitazione straordinaria dello scorso fine settimana ha dato infatti i frutti sperati: anche se solo oggi si avranno le cifre esatte, ieri il comitato promotore ha potuto annunciare che, senza contare quelle raccolte presso le amministrazioni comunali, i "tavoli" hanno superato le 300mila firme. Di questo passo, arrivare a fine giugno con l'obiettivo sostanzialmente raggiunto e usufruire dei restanti 24 giorni "per incrementare il peso della richiesta referendaria" non sembra più irrealistico. Al comprensibile entusiasmo per l'andamento della raccolta si sta accompagnando, però, un crescente nervosismo nei confronti dell'altra iniziativa referendaria sulla legge elettorale. Quella promossa da Stefano Passigli per l'abolizione dello scorporo, che il segretario dei Democratici di sinistra Massimo D'Alema sembra deciso a voler sostenere. Venerdì la direzione del partito discuterà proprio le opzioni referendarie e l'ipotesi di promuovere la raccolta delle firme, non ancora iniziata, a favore del quesito antiscorporo. D'Alema, preoccupato di non aprire un nuovo fronte di conflitto nella maggioranza, ha già, di fatto, bocciato il referendum antiproporzionale. Rassicurando in questo modo popolari e Rifondazione, che del referendum sono fieri avversari. All'interno del partito si profila così uno scontro tra la direzione e i membri del comitato promotore del referendum Segni, gli ulivisti Achille Occhetto, Augusto Barbera, Claudio Petruccioli, che venerdì sono pronti a dare battaglia. "Quella di D'Alema - spiega Occhetto - è una tattica miope". L'ex segretario ricorda che l'appoggio al referendum antiproporzionale nella prospettiva di arrivare a un sistema maggioritario a doppio turno rappresenta una "continuità con l'atto fondativo del Pds" e assicura che venerdì questa linea sarà sostenuta con "notevole durezza". Il referendum Passigli, sottolinea Occhetto, "ha la funzione di tenere lontano dal quesito antiproporzionale gli elettori del Pds ed è anche una sorta di "suggerimento" alla Corte costituzionale che dovrà decidere sull'ammissibilità dei referendum". Come minimo, conclude, "vogliamo pari agibilità nelle feste dell'Unità". Per comprendere meglio le posizioni rispetto alle iniziative referendarie è forse utile capire quali sono gli effetti che i quesiti produrrebbero. Il referendum antiproporzionale, che assegna il 25% della quota proporzionale ai migliori secondi dei collegi uninominali, elimina la scheda con i simboli di partito, rafforzando le coalizioni. Si avrebbe così solo la competizione Polo-Ulivo, e non anche Fi-An o Pds-Verdi. L'abolizione dello scorporo, che peraltro può essere facilmente aggirato, come è già stato fatto, con "liste civetta", lascia invece in vita simboli e competizione tra i partiti, avvantaggiando la coalizione più forte nei collegi uninominali. Anche se è sempre difficile misurare gli effetti di una nuova legge elettorale, dal momento che il semplice conteggio dei seggi che sarebbero attribuiti ai vari schieramenti non prende in considerazione le diverse dinamiche che il nuovo sistema finisce inevitabilmente per innescare, si può fare un approssimativo confronto tra gli effetti del referendum antiproporzionale e di quello antiscorporo rispetto alle passate elezioni della Camera. Nel primo caso, l'Ulivo avrebbe oggi 17 seggi in più, il Polo 16, Prc la metà (16 invece che 32), la Lega 43 contro gli attuali 59. Se, invece, si fosse votato senza lo scorporo, il Polo avrebbe sei seggi in meno e l'Ulivo 15 in più, Rifondazione e Lega ne avrebbero persi, rispettivamente, sei e tre. |