Il Sole 24 Ore Online

Mercoledì, 10 giugno 1998


Referendum, target-firme in vista
Ancora divisioni sul doppio turno

di Luca Ostellino

ROMA — L’organizzatore della macchina referendaria per l’abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale Maurizio Chiocchetti, solitamente piuttosto cauto, ha sciolto ogni riserva sulla riuscita della campagna: «Entro il 24 luglio le 500mila firme saranno sicuramente raggiunte». Lo ha annunciato ieri, nel corso di un serrato confronto, organizzato dalla coordinatrice del Movimento per le riforme istituzionali Giuliana Olcese, tra Giovanni Sartori e il promotore del quesito per l’abolizione dello scorporo Stefano Passigli, convinti assertori del doppio turno di collegio, e Augusto Barbera e Natale D’Amico, membri del comitato promotore del referendum antiproporzionale.

L’incognita legata alla riuscita della raccolta delle firme sembra dunque risolta. Resta quella dell’ammissibilità del quesito. Sono in molti, per primo il padre dell’attuale legge elettorale Sergio Mattarella, a ritenere infatti che la Corte costituzionale potrebbe respingerlo. Barbera, forte del parere di cinque ex presidenti della Consulta, è però certo che il referendum sarà ammesso, «perché autoapplicativo».

Passigli, Sartori, Barbera e D’Amico ritengono che, dopo il fallimento della Bicamerale, i referendum siano l’unica iniziativa che rimane per tentare di tenere in vita il processo riformatore e rintuzzare le spinte neocentriste e neoproporzionaliste. Non credono alla strada dell’articolo 138, che consente solo piccoli ritocchi, e, meno che mai, all’ipotesi di un’Assemblea costituente. Per Sartori e Passigli, però, i problemi che affliggono il sistema politico italiano, frammentazione, disomogeneità delle coalizioni, potere di ricatto dei partiti minori, non dipendono dalla quota proporzionale, ma dal turno unico. Il senatore ds, che, oltre al quesito referendario, ha presentato anche una proposta di legge per abrogare lo scorporo, è fermamente convinto che, qualora il referendum per l’abolizione della quota proporzionale non portasse al doppio turno di collegio, il risultato (maggioritario a turno unico) sarebbe peggiore dell’attuale legge elettorale corretta con l’abolizione dello scorporo. Da qui la richiesta ai promotori del referendum, e a Mario Segni in particolare, di impegnarsi in modo chiaro in favore del doppio turno di collegio. Barbera, pronto a giurare fedeltà al doppio turno, ha invece molte perplessità sull’abolizione dello scorporo. «Perché — si è chiesto — bisogna rafforzare l’attuale "Mattarellum" con il voto popolare?» Sartori ha tentato di tirare le fila della discussione. «Il dibattito sullo scorporo — ha detto — lo lascio a Passigli e Barbera». Serve invece «un accordo che aiuti il referendum ad andare avanti». Per il professore è comunque necessaria una netta dichiarazione d’intenti per il doppio turno di collegio. «Per evitare che Segni ripeta l’errore del ’93». La speranza, ha concluso Sartori riferendosi a Fi e An, è che qualche partito «sia un po’ meno stupido» e capisca, come hanno dimostrato le amministrative, che «il doppio turno non può che favorirlo».

 

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