Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 29 maggio 1998


La rottura sulle riforme rilancia la campagna
per l’abolizione della quota proporzionale
Nel Palazzo tanta voglia di referendum
Fini non esclude il sostegno alla consultazione
Di Pietro s’appella ai leader di An e Ds

di Luca Ostellino

ROMA — La rottura sul progetto di revisione costituzionale della Bicamerale e la presentazione da parte di Sergio Mattarella della nuova proposta di legge elettorale, figlia del patto di casa Letta sul doppio turno di coalizione, hanno ridato fiato e rilanciato il ruolo della campagna referendaria antiproporzionale quale strada alternativa per traghettare il sistema politico verso un bipolarismo compiuto. Sul referendum si registrano infatti sempre maggiori convergenze, non ultima quella di molti esponenti di Alleanza nazionale e dell’Udr di Francesco Cossiga.

Ieri, dopo avere incontrato il leader referendario Mario Segni, Gianfranco Fini ha ribadito quanto detto in Aula mercoledì: «Se vi saranno tentazioni contro il maggioritario per il ritorno del proporzionale e contro il bipolarismo, An non esclude di sostenere attivamente il referendum promosso da Segni». E Massimo D’Alema, che non ha mai nascosto la sua preferenza per il doppio turno di collegio ma è costretto a mediare fra gli interessi del suo partito e i vincoli della coalizione di cui fa parte, non si è espresso esplicitamente a favore, ma ha spiegato che il referendum è un’iniziativa alla quale «non ha mai guardato con ostilità». Avvertendo che, se le riforme dovessero fallire, «ognuno sarà libero di fare un ciò che vuole». Anche quando l’accordo sulle riforme sembrava a portata di mano, il segretario dei Democratici di sinistra non ha mai perso di vista la «sponda referendaria», alla quale ora anche Fini minaccia di approdare. Dietro le diverse iniziative sul sistema elettorale, in particolare la legge di iniziativa popolare per il doppio turno di collegio e il referendum per l’abrogazione dello scorporo, promosse entrambe dal senatore Ds Stefano Passigli, in molti, e Rifondazione comunista per prima, hanno visto proprio la longa manus del presidente della Bicamerale, pronto a pilotare le cose verso l’approdo finale al doppio turno alla francese.

Antonio Di Pietro, fra i più attivi promotori del referendum antiproporzionale e della legge in favore del doppio turno, ha rivolto ieri un deciso appello proprio a Fini e D’Alema affinché impegnino i rispettivi partiti nella raccolta delle firme. «Di fronte al pericolo di una rottura del bipolarismo, che comporterebbe una mancanza di riforme sia in Bicamerale sia sulla legge elettorale», il senatore dell’Ulivo si è chiesto se «D’Alema e Fini non sentano il bisogno di rilanciare essi stessi il sistema maggioritario. Contro questo impantanamento — ha spiegato Di Pietro — è più che mai necessario dare un’indicazione dalla parte dei cittadini». Convinto che il referendum antiproporzionale sia l’unica via di uscita per salvare un processo riformatore che vada verso il bipolarismo è anche Achille Occhetto. «Il referendum — spiega l’ex segretario del Pds — è l’unica strada percorribile anche per Fini, se vuole opporsi al tentativo di ricostruzione centrista. E lo è anche per la Quercia, se vuole salvare l’impostazione bipolare del sistema politico».

Silvio Berlusconi, per parte sua, non ritiene che «An abbia veramente l’intenzione di imboccare la strada referendaria con Di Pietro. Strada che comunque sarebbe lontanissima da quella che potrebbe percorrere Forza Italia». Tra gli stessi esponenti azzurri, però, cresce la convinzione che proprio il referendum possa rappresentare ormai l’unica alternativa percorribile. «La crisi della Bicamerale, con l’incapacità finora emersa di individuare soluzioni di alto profilo dimostra la grande difficoltà di autoriforma del sistema politico e rende sempre più necessario il nuovo referendum elettorale per rafforzare il sistema uninominale maggioritario e per favorire il processo riformatore», hanno sostenuto in una nota congiunta Antonio Martino, Alfredo Biondi, Peppino Calderisi, Marco Taradash e Ernesto Caccavale. Pronto a dare battaglia per il referendum, attuando un raccordo politico e organizzativo con tutti i referendari liberaldemocratici, è pure il Comitato promotore del «Patto dei democratici liberali per l’Udr», costituito ieri su iniziativa di Carlo Scognamiglio. [...]

 

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