Segni dà il via alla campagna
referendaria ROMA "Siamo tutti uniti in una vera e propria Santa crociata contro la partitocrazia. Tutti uniti contro il "patto della crostata" che vuole riportare lItalia alla peggiore partitocrazia della prima Repubblica". Ieri mattina in piazza del Campidoglio, Mario Segni, per sua stessa ammissione ancora sotto linflusso del recente viaggio a Gerusalemme e in Terra Santa, ha dato il via alla raccolta delle firme per il referendum contro la quota proporzionale nella legge elettorale. Tra centinaia di palloncini liberati nel cielo da Luigi Abete, Antonio Martino e Achille Occhetto, un caloroso e fotografatissimo abbraccio tra Segni e Antonio Di Pietro ha quindi sancito linizio della "crociata antiproporzionale" che dovrà portare, entro il 24 luglio, a raccogliere 500mila firme. Ieri le iniziative per la raccolta hanno preso il via anche in tutte il resto dItalia. In mattinata i giovani imprenditori di Confindustria si sono recati nei rispettivi Comuni per firmare, oltre al referendum per labolizione della quota proporzionale, anche la legge per lintroduzione del doppio turno di collegio. Accogliendo in piazza del Campidoglio Publio Fiori (An), che ha aderito ieri alliniziativa referendaria, Segni ha sottolineato che il comitato promotore comprende ormai esponenti di tutti i partiti "meno Ppi e Prc: i pasdaran della partitocrazia". "Il referendum ha aggiunto non è un bastone fra le ruote della Bicamerale, è una bomba contro lo scellerato patto di casa Letta, che annullerebbe le conquiste referendarie del 91 e del 93. Ed è lo strumento per correggere lattuale legge elettorale che dà allelettore due schede in contrasto fra loro: una per il maggioritario e una per il proporzionale". Come spesso accade quando è presente, il vero protagonista della giornata è stato comunque Di Pietro. Che non si è limitato a partecipare alla kermesse di piazza del Campidoglio, ma, assistito da un cancelliere, nel pomeriggio si è seduto ai tavoli organizzati in largo Goldoni e a Campo dei Fiori per raccogliere personalmente le firme di un centinaio di cittadini. Su invito dellex Pm, questi hanno accettato di firmare anche la legge di iniziativa popolare per il doppio turno di collegio. Proprio questultima iniziativa promossa da Di Pietro ha fatto nascere il sospetto, soprattutto nel Prc, che dietro lex Pm ci sia lo zampino di Massimo DAlema, come è noto sostenitore del doppio turno di collegio. "Sono qui ha replicato Di Pietro solo per rispetto della volontà dei cittadini. Per il resto non ho padri, né padrini, né padroni...". Liniziativa referendaria, secondo il senatore dellUlivo "è una necessità per completare il passaggio democratico attraverso il sistema maggioritario. Piaccia o non piaccia ha spiegato Di Pietro i cittadini hanno detto da anni che vogliono scegliere i propri candidati, ma i soliti noti hanno fatto finta di non sentirli e noi continuiamo a ricordarglielo. Bisogna rispettare la maggioranza dei cittadini, che in questo caso è dell83%". Anche la stragrande maggioranza degli iscritti e dei simpatizzanti di Forza Italia, per Martino, è favorevole al rafforzamento maggioritario, nonostante Silvio Berlusconi abbia firmato il patto di casa Letta per il doppio turno di coalizione. Il professore forzista si augura quindi, anche se non ci crede, che il suo movimento possa appoggiare il referendum per labolizione della quota proporzionale. E, mentre Abete spera che questa "sia lultima battaglia e che quindi si vinca la guerra", Occhetto ha ricordato che con questo referendum si intende "difendere linnovazione istituzionale che ha ridato ai cittadini un maggiore potere in politica". Paladini della volontà popolare, crociati del maggioritario? Non per tutti. Se per il presidente dei senatori Ds Cesare Salvi la raccolta delle firme per il referendum "è un grande spreco di energia" perché ciò che propone "non cambia la sostanza dellattuale legge elettorale", secondo il vicesegretario del Ppi Dario Franceschini sullaccordo di casa Letta i promotori del quesito referendario "mentono sapendo di mentire e cavalcano unondata demagogica contro i partiti". Giuliano Urbani (Fi) li considera un manipolo di "inconsapevoli e demagoghi" e Maurizio Pieroni, capogruppo dei verdi in Bicamerale, li giudica "dei capitani di ventura, che, come tutti i crociati possono produrre solo devastazione e disastri". |