Il Sole 24 Ore Online

Sabato, 25 aprile 1998


Segni dà il via alla campagna referendaria
per raccogliere 500mila firme entro il 24 luglio
Parte la crociata contro il proporzionale
Di Pietro invita a sottoscrivere anche
il disegno di legge popolare sul doppio turno di collegio

di Luca Ostellino

ROMA — "Siamo tutti uniti in una vera e propria Santa crociata contro la partitocrazia. Tutti uniti contro il "patto della crostata" che vuole riportare l’Italia alla peggiore partitocrazia della prima Repubblica". Ieri mattina in piazza del Campidoglio, Mario Segni, per sua stessa ammissione ancora sotto l’influsso del recente viaggio a Gerusalemme e in Terra Santa, ha dato il via alla raccolta delle firme per il referendum contro la quota proporzionale nella legge elettorale. Tra centinaia di palloncini liberati nel cielo da Luigi Abete, Antonio Martino e Achille Occhetto, un caloroso e fotografatissimo abbraccio tra Segni e Antonio Di Pietro ha quindi sancito l’inizio della "crociata antiproporzionale" che dovrà portare, entro il 24 luglio, a raccogliere 500mila firme. Ieri le iniziative per la raccolta hanno preso il via anche in tutte il resto d’Italia. In mattinata i giovani imprenditori di Confindustria si sono recati nei rispettivi Comuni per firmare, oltre al referendum per l’abolizione della quota proporzionale, anche la legge per l’introduzione del doppio turno di collegio.

Accogliendo in piazza del Campidoglio Publio Fiori (An), che ha aderito ieri all’iniziativa referendaria, Segni ha sottolineato che il comitato promotore comprende ormai esponenti di tutti i partiti "meno Ppi e Prc: i pasdaran della partitocrazia". "Il referendum — ha aggiunto — non è un bastone fra le ruote della Bicamerale, è una bomba contro lo scellerato patto di casa Letta, che annullerebbe le conquiste referendarie del ’91 e del ’93. Ed è lo strumento per correggere l’attuale legge elettorale che dà all’elettore due schede in contrasto fra loro: una per il maggioritario e una per il proporzionale".

Come spesso accade quando è presente, il vero protagonista della giornata è stato comunque Di Pietro. Che non si è limitato a partecipare alla kermesse di piazza del Campidoglio, ma, assistito da un cancelliere, nel pomeriggio si è seduto ai tavoli organizzati in largo Goldoni e a Campo dei Fiori per raccogliere personalmente le firme di un centinaio di cittadini. Su invito dell’ex Pm, questi hanno accettato di firmare anche la legge di iniziativa popolare per il doppio turno di collegio. Proprio quest’ultima iniziativa promossa da Di Pietro ha fatto nascere il sospetto, soprattutto nel Prc, che dietro l’ex Pm ci sia lo zampino di Massimo D’Alema, come è noto sostenitore del doppio turno di collegio. "Sono qui — ha replicato Di Pietro — solo per rispetto della volontà dei cittadini. Per il resto non ho padri, né padrini, né padroni...". L’iniziativa referendaria, secondo il senatore dell’Ulivo "è una necessità per completare il passaggio democratico attraverso il sistema maggioritario. Piaccia o non piaccia — ha spiegato Di Pietro — i cittadini hanno detto da anni che vogliono scegliere i propri candidati, ma i soliti noti hanno fatto finta di non sentirli e noi continuiamo a ricordarglielo. Bisogna rispettare la maggioranza dei cittadini, che in questo caso è dell’83%".

Anche la stragrande maggioranza degli iscritti e dei simpatizzanti di Forza Italia, per Martino, è favorevole al rafforzamento maggioritario, nonostante Silvio Berlusconi abbia firmato il patto di casa Letta per il doppio turno di coalizione. Il professore forzista si augura quindi, anche se non ci crede, che il suo movimento possa appoggiare il referendum per l’abolizione della quota proporzionale. E, mentre Abete spera che questa "sia l’ultima battaglia e che quindi si vinca la guerra", Occhetto ha ricordato che con questo referendum si intende "difendere l’innovazione istituzionale che ha ridato ai cittadini un maggiore potere in politica".

Paladini della volontà popolare, crociati del maggioritario? Non per tutti. Se per il presidente dei senatori Ds Cesare Salvi la raccolta delle firme per il referendum "è un grande spreco di energia" perché ciò che propone "non cambia la sostanza dell’attuale legge elettorale", secondo il vicesegretario del Ppi Dario Franceschini sull’accordo di casa Letta i promotori del quesito referendario "mentono sapendo di mentire e cavalcano un’ondata demagogica contro i partiti". Giuliano Urbani (Fi) li considera un manipolo di "inconsapevoli e demagoghi" e Maurizio Pieroni, capogruppo dei verdi in Bicamerale, li giudica "dei capitani di ventura, che, come tutti i crociati possono produrre solo devastazione e disastri".

 

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