Segni: con Di Pietro contro i
partitini
"Il referendum è
l'unica arma che ci è rimasta
contro gli accordi al ribasso della Bicamerale"
di Maria Teresa Meli
ROMA. Mario Segni
ci riprova per la terza volta. La più difficile, perché
a raccogliere le firme per questo referendum elettorale
non ci saranno partiti organizzati sotto questo profilo,
come il pds o i radicali. E non è affatto scontato che i
nomi di sostenitori famosi, quali Di Pietro, colmeranno
questa lacuna. "Con Tonino - racconta Segni - ci
siamo incontrati, dopo che lui aveva fatto delle
dichiarazioni pubbliche a favore del referendum. Quando
le ho lette, l'ho chiamato, ci siamo visti, abbiamo
parlato, e ci siamo trovati d'accordo su molti punti. Lui
mi ha spiegato che come me è contrario alla
proliferazione dei partitini e, più in generale, alla
partitocrazia".
Segni, ma cosa l'ha
spinta a tentare questa avventura?
"Tutto ebbe inizio alla fine dell'anno scorso,
quando Peppino Calderisi e Augusto Barbera mi spiegarono
che c'era una persona, Emilio Colombo, che aveva trovato
il modo di superare l'obiezione della Corte
costituzionale nei confronti del referendum elettorale.
Io ne rimasi colpito. Però per qualche mese quell'idea
restò a bagnomaria".
E poi perché
acceleraste?
"Ci fu un fatto ben preciso che fece scattare in noi
una molla: l'uscita di Berlusconi a favore della
proporzionale. Io ne rimasi molto impressionato. E
Barbera, in quell'occasione, mi chiamò al telefono e mi
disse: ''Se non ci muoviamo subito, se non ci
rimbocchiamo le maniche, tutto quello che abbiamo fatto
finora va a farsi benedire''. Non perdemmo tempo: tre
giorni dopo ci incontravamo a casa mia io, Barbera,
Calderisi, Adornato, Scoppola e Petruccioli".
E là che vi siete
detti?
"Eravamo tutti d'accordo su un fatto, che bisognava
agire perché la situazione diventava grave: altro che
rilancio della Bicamerale, stava partendo un'offensiva al
ribasso. A quel punto il ragionamento comune fu questo:
abbiamo una sola arma nelle nostre mani, il referendum, e
non possiamo tirarci indietro. E così iniziammo a
lavorare".
Il pidiessino Fabio
Mussi, afferma che con questo referendum 155 seggi
verranno distribuiti in modo casuale.
"Fare eleggere chi ha più voti è casuale?".
Il capogruppo del ppi
alla Camera Mattarella sostiene che è inutile e che,
semmai, moltiplica i partitini.
"Ma se questo referendum è inutile, se non cambia
nulla, perché si preoccupano tanto? Non è un caso che
l'offensiva dei partitini sia fortissima. Lasciamo stare
queste obiezioni. La verità è che la proporzionale ha
mantenuto la riserva indiana della partitocrazia e dei
partitini. Il nostro obiettivo, invece, è quello di dare
stabilità al Paese con la lotta alla frammentazione dei
partiti. Se entriamo in Europa lo dobbiamo al fatto che
c'è un sistema maggioritario, ma con questo sistema
maggioritario imperfetto in Europa non ci
rimaniamo".
Non le sembra di
esagerare?
"No. Se fosse stato ancora in vigore il vecchio
sistema il governo Prodi sarebbe entrato in crisi almeno
tre volte. Così non è stato, però con l'Albania, le 35
ore e l'Iraq abbiamo rischiato di grosso. E questo
perché l'attuale sistema elettorale obbliga ad accordi
privi di base programmatica, come quello con
Rifondazione. E il referendum è quello che ci vuole,
perché darà la spallata decisiva che ci condurrà verso
un vero bipolarismo. Ecco perché c'è tanto allarme in
giro".
Segni, lei non teme che
D'Alema possa utilizzare questo referendum come arma di
pressione nei confronti dei partiti, con lo scopo di far
approvare la bozza della Bicamerale?
"Il referendum è un treno su cui molti saltano,
cercando di fargli imboccare strade diverse, ma la mia
esperienza dice che alla fine il referendum va dritto per
la sua strada. Il referendum è dei cittadini e non è
facile per nessuno impossessarsene".
Sì, però qualcuno
più noto di altri ci può provare... Di Pietro, per
esempio.
"Guardi, io considero un fatto fortemente positivo
che accanto ai ''vecchi'' referendari abbia aderito anche
Di Pietro, e con lui altre personalità come Letizia
Moratti, Abete, Marzotto, Occhetto, Martino, Cossiga.
Personaggi diversi, anche diversissimi, che non
formeranno mai un partito, ma che si sono trovati
insieme, in un momento particolare, in questa ''unione
sacra'' per il referendum. Si tratta di nomi di
prestigio, ma non facciamoci illusioni: trovare le firme
sarà dura, perché questa volta non abbiamo partiti
organizzati alle spalle. Perciò dobbiamo fare appello ai
cittadini".
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