la Repubblica

Martedì, 10 marzo 1998


"Ma il referendum è utile"
di SEBASTIANO MESSINA

ROMA - "Così l'anno prossimo ci saranno due referendum, in Italia e in Gran Bretagna. E noi potremmo scegliere il modello inglese, l'uninominale secca, proprio nel momento in cui gli inglesi potrebbero decidere di gettare nel cestino il loro sistema". Il professor Giovanni Sartori, il caposcuola dei politologi italiani, è un amante dei paradossi. Figuriamoci se poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di sottolineare il curioso intreccio di destini tra Roma e Londra, tormentate insieme dalla nuova legge elettorale e accomunate da un incombente referendum. Il professore è appena tornato in Italia da New York per presentare il suo ultimo libro ("Un'occasione mancata? Intervista sulla riforma elettorale", curato da Leonardo Morlino per Laterza), ma come sempre sa tutto delle beghe italiane. A cominciare da quelle che riguardano il suo regno: il sistema elettorale.

Professore, è vero che gli inglesi si preparano a correggere il loro maggioritario con un'iniezione di proporzionale?
"Non credo proprio. Il meccanismo di cui si parla, l'"alternative vote system" è ancora più maggioritario di quello attuale, perché richiede la maggioranza assoluta. È vero però che la ottiene trasferendo i voti dei candidati sconfitti, e dunque assegna un ruolo importante alle forze che finora sono rimaste schiacciate dal bipolarismo, laburisti-conservatori".

Finirà il bipartitismo inglese, con questa riforma?
"Il bipartitismo in senso stretto sì. Resta il bipolarismo. Diciamo che avremo una sinistra di coalizione, tra laburisti e liberaldemocratici".

Gli inglesi decideranno con un referendum, l'anno prossimo. Forse negli stessi giorni in cui gli italiani potrebbero essere chiamati a pronunciarsi sull'abolizione della quota proporzionale. Lei condivide l'iniziativa di Segni, Di Pietro, Pannella e Barbera?
"Mah, le dirò. Io non ho mai creduto che le riforme elettorali si possano fare per referendum. Perché i sistemi sono complicati. Sarebbe come fare un intervento chirurgico per referendum. Non si può fare. Però...".

Però?
"...siccome abbiamo una classe politica che si preoccupa soltanto di stare in trincea e di salvare tutti i cespugli e i sottocespugli, l'unico scossone può venire dal referendum. Visto che dall'interno non si riesce ad avere una riforma elettorale sensata, allora usiamo di nuovo la testuggine del referendum. Anche se lo "scavo Colombo" è molto complicato, e non è detto che la Corte Costituzionale lo accetti".

Se però la Consulta desse via libera, e l'"uovo di Colombo" fosse approvato dagli elettori, sarebbe cancellato il voto di lista e verrebbe rafforzato l'impianto maggioritario del sistema. Saremmo vicini all'uninominale secca. Cosa cambierebbe, nella politica italiana?
"Il nuovo meccanismo di sicuro renderebbe meno efficace il ricatto dei piccoli sui grandi. Questo è il grosso vantaggio. Io resto convinto della bontà del doppio turno. Ma dovendo scegliere il male minore io appoggerei questa proposta di referendum. A patto che poi l'interpretazione del risultato non sia rigorosamente monoturnista come pretenderebbe Pannella. Comunque, intendiamoci: peggio del patto di casa Letta non c'è niente".

L'onorevole Casini, segretario del Ccd, ha appena invitato la signora Letta a preparare "un'altra crostata", per rinfrescare il patto sulla legge elettorale...
"Se lo cambiano, bene. Peggio di quello che hanno fatto non possono fare. Hanno architettato un sistema elettorale orrendo, inaccettabile, disfunzionale e antidemocratico. È anche una frode democratica: l'elettore non sceglie più niente. È tutto prefabbricato, precontrattato, prevenduto, precotto: è inutile andare a votare, quando si sono già spartiti la maggior parte dei seggi. Una truffa. Se si rendono conto di questo, forse congegnano un sistema più sensato. Come il doppio turno che avevo proposto io, aperto ai primi quattro, si salvavano anche i partiti minori. Non era così drammatica la decimazione".

Il presidente di Rifondazione, Cossutta, sostiene che con il maggioritario siamo arrivati ad avere 44 partiti, mentre con la proporzionale ne avevamo solo 7. Ha ragione o no?
"Ha torto marcio. Perché usa due contabilità diverse. I 44 sono solo i partiti che si sono creati per incassare i quattrini del finanziamento pubblico, mentre i partiti rilevanti sono saliti da sei-sette a dieci-dodici. E questo per effetto del potere di ricatto che i partitini esercitano sui partiti maggiori".

E qual è la strada per sfrondare la giungla dei cespugli?
"Col doppio turno il numero dei partiti sicuramente diminuirebbe".

Professore, una previsione: come finirà?
"Può darsi che sotto la minaccia del referendum il Parlamento approvi una buona legge. Me lo auguro, ma non ci spero troppo".

Nel suo libro lei afferma che "una classe politica stupida fa cose stupide". Resta di questa opinione?
"Temo che sia la migliore spiegazione che la mia intelligenza riesca a percepire".

 

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