"Ma il referendum è
utile"
di SEBASTIANO MESSINA
ROMA - "Così l'anno
prossimo ci saranno due referendum, in Italia e in Gran
Bretagna. E noi potremmo scegliere il modello inglese,
l'uninominale secca, proprio nel momento in cui gli
inglesi potrebbero decidere di gettare nel cestino il
loro sistema". Il professor Giovanni Sartori, il
caposcuola dei politologi italiani, è un amante dei
paradossi. Figuriamoci se poteva lasciarsi sfuggire
l'occasione di sottolineare il curioso intreccio di
destini tra Roma e Londra, tormentate insieme dalla nuova
legge elettorale e accomunate da un incombente
referendum. Il professore è appena tornato in Italia da
New York per presentare il suo ultimo libro
("Un'occasione mancata? Intervista sulla riforma
elettorale", curato da Leonardo Morlino per
Laterza), ma come sempre sa tutto delle beghe italiane. A
cominciare da quelle che riguardano il suo regno: il
sistema elettorale.
Professore, è vero che
gli inglesi si preparano a correggere il loro
maggioritario con un'iniezione di proporzionale?
"Non credo proprio. Il meccanismo di cui si parla,
l'"alternative vote system" è ancora più
maggioritario di quello attuale, perché richiede la
maggioranza assoluta. È vero però che la ottiene
trasferendo i voti dei candidati sconfitti, e dunque
assegna un ruolo importante alle forze che finora sono
rimaste schiacciate dal bipolarismo,
laburisti-conservatori".
Finirà il bipartitismo
inglese, con questa riforma?
"Il bipartitismo in senso stretto sì. Resta il
bipolarismo. Diciamo che avremo una sinistra di
coalizione, tra laburisti e liberaldemocratici".
Gli inglesi decideranno
con un referendum, l'anno prossimo. Forse negli stessi
giorni in cui gli italiani potrebbero essere chiamati a
pronunciarsi sull'abolizione della quota proporzionale.
Lei condivide l'iniziativa di Segni, Di Pietro, Pannella
e Barbera?
"Mah, le dirò. Io non ho mai creduto che le riforme
elettorali si possano fare per referendum. Perché i
sistemi sono complicati. Sarebbe come fare un intervento
chirurgico per referendum. Non si può fare.
Però...".
Però?
"...siccome abbiamo una classe politica che si
preoccupa soltanto di stare in trincea e di salvare tutti
i cespugli e i sottocespugli, l'unico scossone può
venire dal referendum. Visto che dall'interno non si
riesce ad avere una riforma elettorale sensata, allora
usiamo di nuovo la testuggine del referendum. Anche se lo
"scavo Colombo" è molto complicato, e non è
detto che la Corte Costituzionale lo accetti".
Se però la Consulta
desse via libera, e l'"uovo di Colombo" fosse
approvato dagli elettori, sarebbe cancellato il voto di
lista e verrebbe rafforzato l'impianto maggioritario del
sistema. Saremmo vicini all'uninominale secca. Cosa
cambierebbe, nella politica italiana?
"Il nuovo meccanismo di sicuro renderebbe meno
efficace il ricatto dei piccoli sui grandi. Questo è il
grosso vantaggio. Io resto convinto della bontà del
doppio turno. Ma dovendo scegliere il male minore io
appoggerei questa proposta di referendum. A patto che poi
l'interpretazione del risultato non sia rigorosamente
monoturnista come pretenderebbe Pannella. Comunque,
intendiamoci: peggio del patto di casa Letta non c'è
niente".
L'onorevole Casini,
segretario del Ccd, ha appena invitato la signora Letta a
preparare "un'altra crostata", per rinfrescare
il patto sulla legge elettorale...
"Se lo cambiano, bene. Peggio di quello che hanno
fatto non possono fare. Hanno architettato un sistema
elettorale orrendo, inaccettabile, disfunzionale e
antidemocratico. È anche una frode democratica:
l'elettore non sceglie più niente. È tutto
prefabbricato, precontrattato, prevenduto, precotto: è
inutile andare a votare, quando si sono già spartiti la
maggior parte dei seggi. Una truffa. Se si rendono conto
di questo, forse congegnano un sistema più sensato. Come
il doppio turno che avevo proposto io, aperto ai primi
quattro, si salvavano anche i partiti minori. Non era
così drammatica la decimazione".
Il presidente di
Rifondazione, Cossutta, sostiene che con il maggioritario
siamo arrivati ad avere 44 partiti, mentre con la
proporzionale ne avevamo solo 7. Ha ragione o no?
"Ha torto marcio. Perché usa due contabilità
diverse. I 44 sono solo i partiti che si sono creati per
incassare i quattrini del finanziamento pubblico, mentre
i partiti rilevanti sono saliti da sei-sette a
dieci-dodici. E questo per effetto del potere di ricatto
che i partitini esercitano sui partiti maggiori".
E qual è la strada per
sfrondare la giungla dei cespugli?
"Col doppio turno il numero dei partiti sicuramente
diminuirebbe".
Professore, una
previsione: come finirà?
"Può darsi che sotto la minaccia del referendum il
Parlamento approvi una buona legge. Me lo auguro, ma non
ci spero troppo".
Nel suo libro lei
afferma che "una classe politica stupida fa cose
stupide". Resta di questa opinione?
"Temo che sia la migliore spiegazione che la mia
intelligenza riesca a percepire".
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