Voto all'inglese È UN referendum, solo un referendum, quello che domani Mario Segni, Antonio Di Pietro, Augusto Barbera e altri 70 paladini del maggioritario lanceranno ufficialmente con il deposito del quesito alla Corte di Cassazione. Eppure, come avvenne otto anni fa con la battaglia sulla preferenza unica, quando si toglie al Parlamento - per darla al popolo - l' ultima parola sulla legge elettorale, è come se un terremoto investisse il Palazzo. Anche stavolta sarà così, se - come sembra probabile - il nuovo quesito supererà il severo vaglio dei giudici costituzionali. E tutto lascia prevedere che si ripeterà ancora una volta la mobilitazione popolare della stagione referendaria. Che cosa accadrebbe, se questo referendum avesse successo? Semplicemente, scomparirebbe l'ultima oasi del sistema proporzionale e l'Italia si ritroverebbe con la stessa legge elettorale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna: l'uninominale secca. E subirebbe una formidabile spinta verso lo schema politico che contraddistingue sia gli Usa che l'Inghilterra: il bipartitismo. Non è detto che questo avverrebbe automaticamente, ma di sicuro il meccanismo che si innescherebbe porterebbe prima o poi a questo risultato. Si capisce dunque che questa prospettiva non sia indolore, per molti dei protagonisti della politica italiana. Se il movimento di Di Pietro, gli ulivisti del Pds, l'ala liberal di Forza Italia e persino lo stesso Fini vedono nel bipartitismo il logico sbocco dei loro progetti, è perfettamente comprensibile che - per ragioni diverse ma convergenti - popolari e Rifondazione da un lato, la Lega e i neocentristi del Polo dall'altra, vedano questa prospettiva come il fumo negli occhi. Ciascuno di questi partiti, infatti, ha - o è convinto di avere - tutto da perdere nella fusione con i più forti alleati. Ciascuno di questi partiti, dunque, farà le barricate per evitare che questo referendum passi. Ci avviamo dunque verso una svolta epocale del sistema politico italiano? Può darsi. Ma prima assisteremo a un'altra partita, quella che Massimo D'Alema ha già in mente e che spiega la sua relativa tranquillità di fronte a una mina che può far saltare la Bicamerale: la partita del doppio turno. Il pericolo di ieri diventerà già domani, per molti, il male minore, l'ultima occasione per non annegare nel bipartitismo. |