Referendum elettorale, il
"no" di D'Alema ROMA - Torna in pista Marco Pannella con una raffica di referendum, di cui quattro sulla legge elettorale, e subito si scontra con D'Alema mentre Segni approva l'iniziativa per quanto riguarda i quesiti elettorali. Ieri mattina la lista Pannella ha depositato in Cassazione 43 referendum sui più vari argomenti: dall'aborto, alla scuola, dagli affitti, alla droga, al servizio sanitario. "È una lista - spiega Pannella, primo firmatario - al cui interno ciascuno potrà organizzarsi il proprio menù. Noi mettiamo i quesiti a disposizione di chi li vuole, poi spetta agli altri approfittarne". La novità, infatti, non è tanto nei referendum - che con qualche riformulazione ripropongono i 35 già presentati l'anno scorso senza successo e gli 8 di due anni fa, bocciati dalla Consulta - ma nel fatto che la lista Pannella non intende raccogliere per il momento il mezzo milione di firme necessarie. "Se si volessero fare l' anno prossimo - fa presente Pannella - le firme dovrebbero essere raccolte entro il 30 settembre". Massimo D'Alema - che concludendo a Firenze gli stati generali della sinistra aveva parlato a favore del referendum per l'abolizione della proporzionale - ha commentato in modo critico il contenuto dell'iniziativa di Pannella. "Non ho ancora visto il testo del questionario. - ha detto il leader del Pds - Devo dire che se si tratta solo di abolire le liste dei partiti attribuendo a caso il 25 per cento dei seggi oggi assegnati con la proporzionale non mi sembrerebbe una grande proposta. Comunque la studierò meglio: guardo sempre con interesse le iniziative di ampio coinvolgimento popolare". La replica della lista Pannella non si è fatta attendere: "Al contrario di quel che pensa il leader della Quercia, l'approvazione del nostro referendum elettorale che abolisce la quota proporzionale dal Mattarellum è una grande proposta. Per l'Italia una rivoluzione copernicana. Cesserebbe in questo modo - spiega la lista Pannella - il soffocante abbraccio dei partiti e della partitocrazia e il sistema politico sarebbe indotto verso aggregazioni più ampie". Mentre parte l'iniziativa di Pannella - che però è una presentazione di quesiti e non una vera campagna per la raccolta delle firme - si è rimesso in moto il fronte referendario con i protagonisti di un tempo. Occhetto e Segni, infatti, si sono incontrati "per valutare la possibilità di dar vita a una nuova campagna referendaria sulla legge elettorale". E Segni si rivolge anche a Pannella invitandolo a non disperdere le energie con una quantità di referendum. "Oggi - dice Segni - bisogna concentrarsi sul referendum fondamentale, quello che abroga la quota proporzionale ancora presente nell'attuale legge elettorale". Quindi "a tutti i riformatori incluso Pannella dico: facciamo un solo referendum e uniamo tutte le forze". Pannella è d'accordo con Segni sul fatto che "è auspicabile la massima unità", ma il leader riformatore - ricordando quanto accadde nel '93 - detta una condizione: deve essere "ben chiaro a tutti che questo referendum deve essere considerato e rispettato come perfettamente autoapplicativo e comporta la scelta per l'Italia di un maggioritario secco a un turno. Sbagliare è infatti sicuramente possibile, perseverare sarebbe, più che diabolico, a questo punto, stupido". Anche cinque anni fa, rimprovera infatti Pannella, si era già realizzata la massima unità "e fu gravissima responsabilità sostenere che il Parlamento e le forze politiche potevano intervenire per mutare la scelta referendaria compiuta dal popolo". Per Pannella "il doppioturnismo accanito costituì il prevedibilissimo varco per "mattarellare" la grande conquista popolare". |