la Repubblica

Lunedì, 16 febbraio 1998


Legge elettorale, giochi aperti
Dopo la Cosa 2 ritorna l'ipotesi del referendum

ROMA - È una novità. Perché nei commenti del giorno dopo agli Stati generali della sinistra a Firenze, per la prima volta salta fuori un "sì" di Mario Segni a Massimo D'Alema.

Perché al leader pattista è piaciuto molto il segretario del Pds che "ritiene utile un nuovo referendum sulla legge elettorale". La consultazione per cancellare la quota proporzionale "non sarebbe contro qualcuno o qualcosa" ma per completare il cammino delle riforme. Segni, come si sa, è "ultra referendario" ma in questo caso il suo inedito apprezzamento al leader della Quercia finisce per individuare il tema "fiorentino" che più mette in fibrillazione tutte le altre forze politiche.

Esaurito il capitolo dei rapporti interni al Pds, resta sul tavolo quel che il segretario della Quercia ha detto proprio sulla questione del referendum elettorale. Questione, per la verità, solo sfiorata ma quanto basta per mettere in allarme le forze più proporzionaliste, e a far traballare una volta di più il patto della crostata di casa Letta. Non suona bene, in casa Ppi, questo tornare a discutere di maggioritario puro. Anche se il giudizio complessivo sulla convention di Firenze è positivo per il vicesegretario Franceschini, "i nostri progetti sono complementari". Anche se il vice di Marini parla del disegno dalemiano, perché invece con l'opzione Veltroni del grande Ulivo teme l'invasione di campo sul terreno dei Popolari, con una Cosa 3, 4, e via così.

Figurarsi quanto sia contraria Rifondazione al maggioritario puro, visto che ha già chiesto di tornare al proporzionale se si tocca l'intesa Letta. Bertinotti boccia l'intera operazione di Firenze. "La Cosa 2 ha assunto come cultura programmatica quella liberale, da cui noi siamo molto lontani, essendo convinti che quella cultura è da superare e da battere".

Ma davvero il segretario del Pds apre la porta al referendum che rischia di avere effetti devastanti sul cammino delle riforme? Oppure agita una minaccia nei confronti di chi, segnatamente Berlusconi, tira fuori di tanto in tanto "l'arma" del proporzionale? Gli ulivisti del Pds, a partire da Petruccioli che a Firenze ha lanciato il referendum, credono che il segretario faccia sul serio.


"Da D'Alema un buon segnale"
Petruccioli: il segretario offre spazi per rivedere il patto di casa Letta

ROMA (u.r.) - "La porta in faccia non l'ha chiusa. Certo, non ha detto che si mette a raccogliere le firme, però non mi ha dato del pazzo o del sabotatore". Massimo D'Alema visto da Claudio Petruccioli. Il segretario agli Stati generali ha fatto intravedere il via libera ad un referendum per l'abolizione della quota proporzionale. L'idea che appunto Petruccioli aveva lanciato dalla tribuna di Firenze. Tema delicato, perché ci sono di mezzo gli accordi in Bicamerale, le reazioni dei Popolari e del centro dell'Ulivo, quelle di Rifondazione...

Senatore Petruccioli, un referendum per cancellare la quota proporzionale non avrebbe effetti devastanti sulla Bicamerale?
"Devastanti non so, certo che una parte salterebbe. La parte che, nel patto siglato a casa Letta, riguarda appunto la legge elettorale. Pessima. E dunque da cambiare. È perfino meglio, rispetto a quell'accordo, il meccanismo attuale".

E anche D'Alema la vorrebbe far saltare?
"Questo io non lo so. Non ho parlato con lui né prima né dopo il mio intervento. Del resto, è da tempo che non ho occasione di discutere con il segretario. Però, la sua risposta certo è un segnale politico".

Quale?
"D'Alema non dice più mangiate questa minestra o saltate dalla finestra. La minestra della Bicamerale, intendo. Non è più prendere o lasciare. Il segretario prende atto che, per ricordare le sue parole, una spinta dal basso può aiutare la mediazione sulla legge elettorale".

In altri termini?
"In altri termini non muore sugli spalti nella difesa dell'accordo firmato in casa Letta".

Sarebbe una bella apertura, nei confronti di voi ulivisti del Pds.
"Più che un'apertura siamo di fronte ad un evidente problema politico. Anche Folena ha riconosciuto che bisogna migliorare la Bicamerale".

Cosa sarebbe, la risposta di D'Alema a Berlusconi che vuol tornare al proporzionale?
"Certo sarebbe un bel deterrente".

Come la mettiamo con i Popolari, o con Rifondazione? Chi tocca il proporzionale, dicono, muore...
"Chi pensa che il patto della crostata resista, che sia blindato, prende una bella cantonata. Ci sono tali e tante insidie sul percorso che può saltare in ogni momento. E in ogni caso alla fine c'è il referendum confermativo. Troppi limiti e contraddizioni, spingerebbero la gente a votare contro. Credo che dentro il Pds se ne stiano accorgendo".

A Firenze però D'Alema è stato sibillino, ha dedicato un passaggio prudente al referendum per cancellare la proporzionale.
"Non posso fornire la lettura autentica del pensiero del segretario. Mi limito alla sequenza dei fatti. Io ho avanzato la proposta. D'Alema poteva rispondere in tre modi. Non parlarne per niente. Bocciare tutto, darmi del guastatore rispetto alle riforme. Invece, ha parlato come uno che non nasconde le difficoltà, che riconosce l'esistenza del problema".

Pannella aveva già lanciato il referendum, la Consulta però non lo ammise.
"Perché si creava un "vuoto". Ma l'obiezione si può tecnicamente aggirare. Basta presentare un quesito che non costringa a ridisegnare i collegi elettorali".

Pronto allora alla raccolta delle firme?
"Un momento. Questa per ora è solo un'idea, non c'è ancora nulla di organizzato".

Ma se la macchina parte, quando si andrebbe alle urne?
"Entro l'anno prossimo. Certamente, prima che si concludano i lavori della Bicamerale".

E della conclusione degli Stati generali di Firenze, senatore Petruccioli, che ne dice?
"Si chiudono con due inclinazioni diverse, fra Veltroni e D'Alema. Ma il segretario ha riconosciuto, dato dignità, anche all'altra posizione. Un passo avanti. Spero che non duri lo spazio di un congresso".

 

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