Lex
magistrato di Mani Pulite ROMA - Eccoli lì, i cavalieri del referendum. Non andranno alla ricerca del Sacro Graal ma, più prosaicamente, si batteranno per cambiare la legge elettorale, abolendone la quota proporzionale. La tavola è rettangolare (e non rotonda) ma a Mario Segni, questa volta, è riuscita una magia degna del miglior Merlino: mettere insieme Alfredo Biondi (quello del decreto salvaladri) e Antonio Di Pietro (che contro quel provvedimento aveva combattuto). Non solo: Occhetto, lex segretario del Pds, siede accanto a Martino, il liberista di Forza Italia. E lex presidente della Confindustra Abete apre la conferenza a fianco del costituzionalista pidiessino Barbera. Ma in sala ci sono, tra gli altri, anche Scozzari e Taradash, Bordon e Calderisi, Petruccioli e Masi. Squadra troppo eterogenea, si dirà. Divisa anche da concezioni diverse del maggioritario: cè chi lo vuole a doppio turno e chi lo preferisce a turno unico. Eppure partono tutti insieme per la stessa crociata in difesa del bipolarismo perfetto. E quando il quesito referendario viene depositato alla Corte di Cassazione al Palazzaccio, Di Pietro e Occhetto si stringono la mano come due vecchi amici. Ognuno usa i suoi slogan. Mario Segni vuole «restituire la politica ai cittadini». Achille Occhetto chiede di «battere il tentativo di restaurazione che avanza». Antonio Di Pietro spera di farla finita «con la nascita di partiti e partitini che pretendono di bloccare il Parlamento, la vita politica e le riforme». Tutti però hanno la stessa idea: completare quella battaglia referendaria iniziata nel 93 da Segni. «Senza la quale - ricorda Occhetto - il Paese non sarebbe mai cambiato». A spiegare cosa succederebbe con il nuovo referendum è il pidiessino Augusto Barbera: «Non esisterebbero più nè il voto per la lista di partito nè la quota proporzionale del 25%». Sarebbe questo il modo migliore, secondo il costituzionalista della Quercia, per eliminare «la permanente conflittualità» tra partiti della stessa coalizione che «sono alleati nei collegi uninominali e poi diventano concorrenti per il secondo voto proporzionale». In pratica al momento del voto il cittadino avrebbe una sola scheda per lelezione con il metodo maggioritario e il 25% dei seggi (ora assegnati con il proporzionale) spetterebbero ai candidati non eletti che hanno ottenuto i migliori piazzamenti nelle circoscrizioni. «In Parlamento - tuona Di Pietro - dovranno andare solo coloro che saranno indicati direttamente dai cittadini. Basta con la prepotenza di partiti e partitini. Il vero problema è che senza il proporzionale si perdono le poltrone. Ecco perché ci criticano». Poi annuncia: «Il mio nuovo movimento raccoglierà le firme anche per il maggioritario a doppio turno alla francese» Ma che effetto potrà avere un referendum di simile portata sul difficile cammino delle riforme? A smorzare gli allarmismi sono gli stessi promotori. «Non siamo contro la Bicamerale - ripetono in coro - anzi cerchiamo di migliorarla». Del resto, sino ad oggi, né Fini né DAlema si sono pronunciati contro il referendum. Rischia, invece, il patto di casa Letta. «Adesso - sbotta Occhetto - la crostata se la mangi qualcunaltro». E larrivo di Francesco Cossiga tra i referendari, annunciato ufficialmente ieri, non è un bel segnale per quellintesa. Non a caso Armando Cossutta sente subito odore di bruciato. «Questo referendum è uniniziativa molto grave - avverte - che andrebbe contrastata sia nellUlivo sia nel centrodestra. Vanno accelerati i tempi per lapprovazione di una legge elettorale che ricalchi laccordo tra capigruppo in Bicamerale». Tra i contrari si leva anche la voce del Ppi. «Non per nostra convenienza - spiega il vicesegretario Dario Franceschini - ma a difesa della rappresentanza dei partiti». Il capogruppo dei Verdi al Senato, Maurizio Pieroni, la butta sullironia: «Abolire i partiti non è unidea nuova: negli anni Venti in Italia ci aveva già pensato qualcuno...». Ora il primo nodo da risolvere, per i referendari, sarà quello delle firme: ne serviranno 500 mila, da depositare entro il 15-20 luglio. «E far finta che sia facile raccoglierle - avverte il forzista Peppino Calderisi - sarebbe il modo migliore per sbattere la testa». Forse è anche per questo che ieri, dal tavolo del comitato promotore, Segni, Occhetto e Martino hanno lanciato un appello ad un prezioso alleato come Marco Pannella: «Ripensaci, unisciti a noi». Ma Marco Pannella, almeno per il momento, resta in disparte. «Il referendum - avverte - va rispettato e non tradito. Se troveremo un accordo, ne sarò felice. Altrimenti lotteremo contro tutte le operazioni di regime». |
Intervista al
giovane che ha avuto l'idea ALBA ADRIATICA - «Labbiamo offerta a Pannella, Segni lha fatta sua, non vogliamo i diritti dautore, ma non ci sta bene che Di Pietro la utilizzi per scopi suoi personali». Marco Nardinocchi, insieme a Emilio Colombo, ha pensato la proposta referendaria sullabolizione del 25 per cento dei voti attribuiti con la proporzionale. Nardinocchi è un giovane vulcanico di 23 anni, che potrebbe da questo punto in poi dar corso ad unevoluzione storica, il futuro cambiamento del sistema elettorale nazionale, della spartizione della crostata come più volte è stato etichettato. Nelle vene di Marco Nardinocchi scorre sangue abruzzese. Laureato allUniversità Bocconi con 110 e lode, Nardinocchi, che vive con i genitori ad Alba, presta servizio civile presso il Comune di Nereto ed ha escogitato una sua formula atta a modificare il destino della quota proporzionale. Secondo il giovane albense filopannelliano, lidea è di assegnarli ai meglio piazzati. «Recuperare tra gli sconfitti, è in sostanza il mio obiettivo, i primi tre che hanno ottenuto la percentuale di voti più alta». Cosa lha spinto a
pensare un proposta di modifica della quota
proporzionale? Il suo ispiratore è
stato Pannella E con
Antonio Di Pietro che, però, è nata una polemica
sullutilizzo distorto che il suo gruppo si sospetta
possa fare del quesito referendario |