RCS on Line - Corriere della Sera

Mercoledì, 18 febbraio 1998


L'EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA
Conso: è una proposta ben congegnata e può convincere la Corte

MILANO - (E.Ca.) "Questa proposta mi sembra debba essere vista con molta attenzione": l'ex presidente della Consulta ed ex Guardasigilli, Giovanni Conso, è favorevolmente colpito dall'"uovo di Colombo", l'iniziativa messa a punto dal giovane riformatore Emilio Colombo per abolire attraverso quattro referendum la quota proporzionale nelle leggi elettorali di Camera e Senato.

Perché, professore, il cosiddetto "uovo di Colombo" la convince?

"Premetto che dovrei esaminare la proposta in modo più dettagliato, tuttavia mi pare congegnata in modo intelligente e in vista di un traguardo che merita ogni appoggio, perché questo Paese ha davvero bisogno di un maggioritario effettivo".

Ritiene che i 4 quesiti individuati possano superare lo scoglio della Consulta?

"Per superare il vaglio del giudizio di ammissibilità della Corte è necessario che i quesiti siano formulati in modo completo ed univoco. Quest'ipotesi mi pare sulla buona strada: sembra corrispondere alle esigenze formali e alle finalità sostanziali. In sintesi, idea e metodo scelti sono degni di apprezzamento e se rifiniti bene i quesiti potrebbero superare il vaglio".

Ma eleggere al Parlamento in quel 25% i candidati sconfitti nei collegi uninominali non è in contraddizione con il maggioritario dove a vincere deve essere sempre uno solo?

"Bisogna puntare al rafforzamento del maggioritario senza necessariamente distruggere aspetti che tengono conto di manifestazioni d'una larga rappresentanza di cittadini. Se cioè esiste una forza politica che ha un suo peso è giusto che questo non venga azzerato. In questo modo si realizza un contemperamento accettabile senza gli eccessivi sfilacciamenti dell'attuale disciplina. Arrivare subito ad un'eliminazione di tutte le voci diverse dal maggioritario sarebbe eccessivo: questo tipo di riforme si fa gradualmente, anche se ora c'è bisogno di un passo più marcato nella direzione presa nel '93".


Contro la legge elettorale di "casa Letta"
torna il patto referendario Segni-Occhetto

ROMA - (R. R.) Massimo D'Alema che sabato scorso a Firenze non ha bocciato l'ipotesi che distruggerebbe il "patto" di casa Letta, continua a mostrarsi possibilista sull'ipotesi di un referendum sulla legge elettorale avanzato da Marco Pannella insieme ad altri 42: "Studierò il quesito - assicura non senza un velo di ironia - Guardo sempre con interesse ad iniziative di ampio coinvolgimento popolare".

Ma poi avverte: "Se si tratta solo di abolire le liste dei partiti attribuendo a caso il 25 per cento dei seggi, non mi pare una gran proposta".

Non si fa attendere la replica del leader riformatore. Marco Pannella: "Al contrario di quello che pensa il leader della Quercia il nostro referendum è una rivoluzione copernicana".

La battaglia del leader radicale piace anche ai pattisti. Plaude subito infatti Mario Segni. Secondo lui è una battaglia sacrosanta ma oggi bisogna concentrarsi sul referendum fondamentale, cioè su quello che "abroga la quota proporzionale ancora presente nella legge elettorale".

Mariotto lancia un appello ai riformatori: "Facciamo un solo referendum e uniamo tutte le forze. Una battaglia storica come questa non può essere guidata da una sola forza, ma richiede l'unione di tutti quelli che intendono portare a termine il cammino delle riforme, stiamo lavorando per costruire al più presto possibile un comitato promotore ampio e rappresentativo".

Segni è già in azione. Ieri ha incontrato Achille Occhetto: per valutare insieme - come recita un comunicato diffuso dal fondatore del Pds - la possibilità di dar vita a una nuova campagna referendaria sulla legge elettorale".

Se si volesse chiamare alla consultazione gli italiani l'anno prossimo le 500 mila firme necessarie dovrebbero essere raccolte entro il 30 settembre.

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1