Contro la partitocrazia, non
contro la Bicamerale La legge elettorale non faceva parte, come è noto, delle materie affidate alla revisione della Commissione bicamerale. Però, tutti sapevano che nessuna riforma della forma di governo è possibile senza intervenire sulla legge elettorale. Cosicché, non sorprende che i convitati della oramai famigerata cena a casa Letta sentissero il bisogno di stilare una riforma del Mattarellum, tradotta in un ordine del giorno dai contenuti sostanzialmente indefiniti, comunque più proporzionali e più partitocratici. Il referendum del 1993 riguardò soltanto il sistema elettorale del Senato, tanto che alla Camera alcuni partiti proposero il doppio turno alla francese e Mattarella partì da un recupero proporzionale addirittura del 40 per cento. Poi tutti si assestarono sullattuale sistema che garantisce ai partiti di mantenere sulla seconda scheda il loro simbolo e ai dirigenti di garantirsi la rielezione grazie al recupero proporzionale su scheda bloccata. La richiesta di referendum abrogativo mira anzitutto a eliminare questi due elementi e a costruire un sistema molto simile a quello del Senato. Dunque, come è stato correttamente rilevato da Giuseppe Busia («Il Sole-24 Ore» del 6 marzo), non perviene a un esito maggioritario secco allinglese. Tuttavia, consentendo il recupero soltanto dei candidati piazzatisi secondi incoraggia fortemente la competizione bipolare nei diversi collegi uninominali. È prevedibile che i partiti consapevoli di non arrivare mai secondi con i loro candidati cercheranno di coalizzarsi con altri partiti ed è sperabile che i partiti maggiori siano rigorosi nella formazione di coalizioni a sostegno delle diverse candidature e richiedano lealtà programmatica per tutta la legislatura. Rifondazione comunista è, fra i partiti medio-piccoli, quello che ha più da perdere se non si coalizza in maniera organica. In quanto minoranza geograficamente concentrata e quindi forte in un buon numero di collegi del Nord, la Lega può anche correre il rischio di presentarsi da sola, subendo comunque un ridimensionamento. E resta da vedere quanto gli elettori non decidano di votare strategicamente per il candidato meno sgradito laddove il candidato della Lega non abbia significative probabilità di piazzarsi almeno secondo. Molte delle critiche al referendum elettorale sono stucchevoli riesumazioni di temi già spazzati via dal referendum del 1993. Due meritano, invece, maggiore attenzione: quella che sostiene che il referendum è contro i partiti e quella che afferma che il referendum è contro la Bicamerale. Al di là delle interpretazioni, però, quello che conta sono i fatti. Lesito della consultazione non distruggerà affatto i partiti, anche se renderà piuttosto difficile la sopravvivenza dei partiti piccoli in quanto tali, ma, come detto, incoraggerà le coalizioni dove i piccoli troveranno spazio, a determinate condizioni, e il bipolarismo. Il successo del referendum renderà impossibile loperazione del tutto partitocratica attualmente prevista dal Mattarellum 2, consistente nel premio di maggioranza di una notevole quantità di seggi attribuiti a candidati scelti dai dirigenti di partito. In sostanza, il referendum non è antipartitico, ma antipartitocratico. La promozione del referendum elettorale non è neppure un siluro alla Bicamerale, in primo luogo, poiché la Bicamerale doveva astenersi dalla legge elettorale; in secondo luogo, poiché esistono notevoli differenze in materia di riforma elettorale allinterno della Bicamerale stessa; in terzo, poiché quello che desiderano i promotori è una legge elettorale che favorisca la competizione bipolare e la costruzione di una democrazia maggioritaria. Cosicché, la richiesta di questo referendum si configura come un appoggio a coloro, fra i quali lo stesso presidente DAlema, che, nella Bicamerale e nel Parlamento, insoddisfatti degli esiti fin qui conseguiti, vogliono di più e di meglio e ritengono che il semipresidenzialismo avrebbe bisogno di un sistema elettorale maggioritario. Infine, grazie a questo referendum si può riaprire il discorso sul doppio turno alla francese, sistema ancor più rispettoso di minoranze partitiche che vogliano e sappiano coalizzarsi promettendo sostegno leale e duraturo al Governo. |