Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 6 marzo 1998


Depositata ieri la richiesta di consultazione popolare
volta a eliminare la quota proporzionale nel voto per la Camera
Una sola scheda per eleggere il deputato

di Giuseppe Busia

Tornano alla carica i referendari. E lo fanno presentando una raffica di quesiti sulla legge elettorale che vengono illustrati come anti-proporzionali; sono principalmente anti-partitici; ma in taluni contesti potrebbero portare anche a effetti anti-polarizzanti.

Se il referendum venisse approvato, gli elettori che si presentano alle urne per eleggere la Camera non si vedrebbero più consegnare due schede — una per assegnare il 75% dei seggi in collegi uninominali maggioritari, e un’altra per attribuire il restante 25% fra liste col sistema proporzionale — ma solamente la prima di esse. Attenzione però, questo non significa che tutti i deputati sarebbero eletti con l’uninominale all’inglese: i seggi oggi riservati alle liste verrebbero infatti distribuiti ripescando i meglio piazzati fra i non eletti nei collegi. Insomma, a conquistare gli scanni di Montecitorio non sarebbero solo i primi arrivati, ma anche i secondi, quando riescono a ottenere un buon risultato rispetto agli altri candidati della circoscrizione.

La novità principale non sta tanto nell’eliminazione del calcolo proporzionale, quanto nel venir meno del collegamento fra i diversi candidati della circoscrizione. Tutto lo scontro si svolgerebbe dunque nei collegi, con una grande esaltazione della logica uninominale, ma anche con una non trascurabile dose di casualità nella distribuzione dei secondi arrivati.

Viene da pensare che la scomparsa dei partiti e delle loro liste possa eliminare ogni potere di ricatto, e rafforzare le coalizioni: queste si potrebbero infatti raccogliere intorno a un unico candidato per collegio, puntando a far confluire su di esso il maggior numero di voti. E questo potrebbe essere il funzionamento del sistema dove i poli sono sufficientemente strutturati.

L’Italia però — lo sappiamo — non è un Paese uniforme. Dove le coalizioni non hanno ancora raggiunto un radicamento soddisfacente, l’esaltazione dello scontro nel collegio potrebbe in alcuni casi avere effetti disaggreganti.

Quando infatti salta ogni collegamento inambiti più ampi del collegio, ad essere favoriti sono i candidati "fai da te": quelli che, contando su un consistente seguito elettorale nella propria zona, preferiscono non legarsi a coalizioni nazionali per avere le mani libere, così da poter contrattare solo successivamente il loro appoggio al Governo di turno. Se è vero che spesso il voto slegato dall’appartenenza a una coalizione costituirà il riconoscimento a personalità particolarmente meritevoli, altre volte potrebbe però essere la manifestazione di meno esaltanti rapporti di scambio. In taluni contesti, inoltre, a essere avvantaggiate potrebbero essere le formazioni che hanno una forte concentrazione in determinate porzioni del territorio, che potrebbero esercitare dopo il voto un potere di ricatto, minando la stabilità degli esecutivi.

Certo, a un ritaglio referendario non si poteva chiedere di usare il bilancino da farmacista. Tuttavia, anche per i sistemi elettorali, come per i medicinali, bisogna stare attenti alle dosi: il radicamento nel territorio — se spinto agli eccessi — degenera nel localismo; il legame personale col candidato, nel clientelismo; l’indipendenza dai partiti, nel trasformismo.

La verità è che in una competizione nazionale è necessario che lo scontro conservi una dimensione altrettanto ampia. Ma questo, in un sistema basato sull’uninominale, può scaturire solo dal collegamento fra il voto parlamentare e l’investitura del Governo, da un meccanismo che consenta di premiare con la maggioranza nelle Camere il candidato-premier della coalizione più votata. Spetta allora al Parlamento, in concomitanza con il dibattito sulle proposte della Bicamerale, dare una risposta alle istanze che vengono dal quesito, prima che questo si trasformi da semplice stimolo in un imperativo inderogabile, portandosi dietro anche i suoi aspetti meno desiderabili.

 

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