Cittadini ostaggio dei violenti E' caduto il muro di Berlino, sono cambiate tante cose, ma sembra che l'ottusità e la proterva violenza di certa sinistra non cessino e non mutino. Se ne è avuto un chiaro esempio sabato scorso a Milano, quando molti manifestanti autonomi e leoncavallini hanno aggredito i tendoni della raccolta di firme per i tredici referendum di Pannella in piazza del Duomo, e i giovani che vi lavoravano pacificamente. E, ciò che è particolarmente grave, questa aggressione è avvenuta senza l'intervento della Polizia, che pure era presente. Tre sono i punti che mi sembrano da sottolineare a proposito di questo fatto. In primo luogo si tratta di un atto di violenza bruta e gratuita, non provocato da nulla, senza nessuna giustificazione o scusante. E' il segno della continuità di un certo estremismo di sinistra, dal '68 al '77 a oggi, nella continuità di uno spirito di intolleranza che non ammette la libera manifestazione di pensiero di chi la pensa in modo diverso. E' questa una manifestazione dell'ipocrisia tipica di chi protesta per la difesa dei propri pretesi diritti (il diritto, nel caso dei leoncavallini, di occupare abusivamente uno stabile, di impedire il sonno degli altri abitanti della zona, e così via), e poi viola i piú elementari diritti di altre persone. In secondo luogo è da notare che gli aggressori, oltre a rovesciare i tavolini e a colpire fisicamente i giovani del tendone, hanno distrutto molte carte che raccoglievano le firme dei cittadini per i referendum. Qui, dunque, non si tratta soltanto di un atto di violenza, di per sé sempre ingiusto e lesivo di diritti altrui, ma anche di un illecito, per cosí dire, costituzionalmente rilevante. In questa azione è da ravvisare l'intenzione diretta a impedire la raccolta, costituzionalmente garantita, di adesioni a una serie di proposte - come quelle dei referendum di Pannella - volte a caratterizzare in senso maggiormente liberale la società e lo Stato italiano. Tale raccolta è già resa difficile dalla concomitanza delle prossime elezioni, che a livello politico si è voluto affrettare. L'azione di violenza dei leoncavallini ha anche un preciso contenuto politico, è consapevolmente rivolta a ostacolare o impedire la raccolta di firme per i referendum. La gravità di questo fatto non deve essere sottaciuta. In terzo luogo, infine, non si può non rimanere gravemente colpiti dal mancato intervento delle forze dell'ordine. Che si sia trattato di indecisione o desiderio di non coinvolgere altre persone presenti nella piazza, è certo che qui è venuto meno uno dei compiti istituzionali dello Stato, ovvero la protezione dei cittadini dalla violenza. La legittimità di un intervento coattivo della pubblica autorità, nello Stato liberale di diritto, si fonda sull'esigenza di impedire e punire la violenza. Lo stesso nucleo essenziale, irrinunciabile, del diritto penale è proprio questo: la tutela dei diritti dall'aggressione violenta. Quando viene meno questa tutela, mentre si pone la massima cura nel perseguimento di reati contro il patrimonio (certamente riprovevoli, ma meno gravi), questo è un sinonimo di grave crisi e di rovesciamento dei valori. Il fatto accaduto a Milano ci porta a riflettere sulla gerarchia dei valori nello Stato di diritto. Altrimenti vi è il rischio di tornare alla situazione descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, a proposito delle gride che ponevano tanti ostacoli ai cittadini deboli e onesti, mentre garantivano l'impunità ai violenti che avevano l'accortezza di indossare una data casacca o una data livrea (nel caso di oggi, casacca o livrea di qualche partito). Quando si dà ragione a chi grida piú forte (come facevano gli "intellettuali" che portavano la loro solidarietà agli occupanti del Leoncavallo), mentre gli inermi amanti della libertà non sono tutelati nei loro diritti, si è in presenza dell'Anti-Stato di diritto e di una grave crisi della società. |