IL CANTO DELLE SIBILLE
di Annamaria R. Pellegrini

Si è da poco conclusa la rituale scopertura del pavimento del Duomo di Siena, e ancora una volta abbiamo visto pazientemente in fila quanti desideravano approfittare dell’occasione. Non ci possiamo meravigliare del richiamo esercitato da questo periodico evento, perché davvero, chi non ha visto la Cattedrale senese completa del suo mirabile pavimento non potrà dire di averne goduto appieno la bellezza. E non si pensi che l’immagine fotografica, o gli stessi filmati, ne possano dare un’idea. Provare per credere.
Peccato, quindi, che il concerto con composizioni originali ispirate al “Canto delle Sibille” del Maestro Paolo Colombo, milanese, sia stato in Duomo prima di questa occasione, e non abbia avuto il giusto richiamo. Peccato, perché si è trattato di una serata “per pochi intimi”, non essendo stata pubblicizzata a sufficienza. Non essendoci stato un richiamo mondano, tuttavia, l’atmosfera della serata è stata particolarmente intensa, ed ogni spettatore ha ascoltato il canto delle sibille come se fosse stato per lui solo, un momento di meditazione.
“Antiche
profezie sulla venuta del Cristo attraverso le magiche raffigurazioni sul
pavimento del Duomo di Siena” recita il sottotitolo della serata, ed il
desiderio di avvicinare un tema non certo semplice ha spinto lo stesso autore ad
illustrare e spiegare ogni brano, che è stato eseguito dal coro femminile
Philomela e da Giorgio Radaelli. Il testo del canto è, infatti, dato dalle
iscrizioni latine relative a ciascuna Sibilla, e parte dall’”Introitus”:
Castissimum virginis templum caste memento ingredi, e dalla dicitura che
accompagna il misterioso Ermente Trismegisto “Dio creatore di tutte le cose creò
un secondo Dio visibile e lo creò primo e unico”. Seguono la Sibilla Delfica
“Ipsum tuum cognosce Deum qui Dei filius est”, poi la Sibilla Cumea annuncia la
morte e resurrezione dopo due giorni, la Sibilla Cumana colla sua predizione di
una nuova progenie, la raffinata Sibilla eritrea che prevede “una vergine ebrea
nella culla della terra”, la Persica che annuncia il miracolo dei pani e dei
pesci, la nera Libica che annuncia le ignominiose torture che precedono la morte
di Cristo, la Ellespontica che ne prevede la morte e la notte che avvolge la
terra, la Frigia che annuncia il giudizio finale, la Samia che deplora il
mancato riconoscimento del Messia, e la Albunea conclude in letizia con
l’annuncio della salvezza “nascerà il Cristo in Betlemme (…) o felice quella
madre il cui seno lo allatterà”.In tanta dovizia di immagini ospitata nel Duomo,
può essere sfuggita a molti la ricchezza contenutistica oltreché formale di
queste figure, che vivono da secoli sul pavimento delle navate laterali.
Il coro Philomela, anch’esso lombardo, che vanta ormai dieci anni di attività, è stato all’altezza della non facile interpretazione.
Paolo Colombo deve avere un grande interesse nei confronti della cultura senese, perché ha già dedicato un’opera (“Sermo”) alla predica che San Bernardino tenne nella Piazza del Campo il 18 agosto del 1427, ma ha rivolto la sua attenzione anche alla lirica moderna, musicando una suite tratta da tredici poesie di Roberto Mussapi. Personalmente, dopo questa serata così intensa, vorrei ascoltare “Scrooge”, l’opera da camera tratta da uno dei più bei racconti della storia della letteratura, il “Canto di Natale” di Dickens.