IL VIAGGIO DI EDGAR WALPOR

 

di Leonardo Scelfo

 

 

Giovedì 5 febbraio è stato presentato, nell’aula Magna storica del Rettorato dell’Università degli Studi di Siena, il progetto finanziato nell’ambito del Programma U.E. “Cultura 2000” intitolato Il viaggio di Edgar Walpor. Il progetto, promosso dall’Università degli Studi di Siena, conta tra i suoi co-organizzatori la Statale Scuola Superiore del Teatro di Cracovia, l’Università Paris Duaphine, il Comune di Siena e il Comune di Montalcino e si avvale dell’adesione dell’Universita Jagiellonski di Cracovia, del Comune di Cracovia, del Conservatorio Nazionale di Parigi, della Provincia di Siena, della Regione Toscana, del Centro di produzione teatrale laLut, di Elicona Servizi Culturali, dell’Istituto Polacco di Cultura a Roma e dell’Istituto Italiano di Cultura a Cracovia.

Edgar Walpor, l’uomo con le valige, personaggio tratto da La gallinella d’acqua di Stanilaw Ignacy Witkiewicz, simboleggia la finalità del progetto che intende aprire un percorso, mediante il teatro, sulla dimensione interculturale dell’Unione Europea Allargata. Il tema centrale della riflessione si fonda sul concetto di liminalità, che viene affrontato attraverso tre maestri della cultura teatrale, artistica e letteraria europea: Ignacy Witkiewicz, Jean Genet e Pier Paolo Pasolini, tre uomini che si sono distinti anche per aver riflettuto criticamente sui «luoghi di  “crisi”, le zone di confine fra realtà in movimento».

Il risultato della riflessione sul concetto di liminalità e sugli autori di riferimento, verrà presentato in forma teatrale. La Scuola Nazionale del Teatro di Cracovia metterà in scena (con la regia di Marcin Wierzchowski) I pragmatisti di Ignacy Witkiewicz evidenziando quanto, nella nostra civiltà, l’accesso delle masse ad una felicità indifferenziata stia di fatto determinando la fine dell’arte, della religione e della filosofia.

L’unica soluzione per Witkiewicz a tale situazione risiede «in un'opera il cui senso venga definito solo dalla struttura interiore, puramente scenica, e non dall'esigenza di una psicologia coerente o di un'azione conforme a principi vitali». Da tale considerazione deriva conseguentemente un uso formalizzato e “metafisico” del teatro, la rinuncia a qualsiasi verosimiglianza e la volontà di suscitare con la straordinarietà degli eventi rappresentati impressioni oniriche e stati di allucinazione.

Il gruppo francese (Tharunda Theatre, Theatre du Fil e Conservatorio Nazionale d’Arte drammatica), con la regia di Richard Soudee e Pierangelo Summa, presenterà Le serve di Jean Genet, sviluppando «i temi della positività del male, dell'elogio della solitudine dell'uomo d'eccezione, dell'esaltazione del carcere e della violenza, della considerazione del furto e dell'assassinio come di opere d'arte». La riflessione interesserà anche la dialettica realtà-finzione, in quanto per Genet l’esercizio teatrale è demoniaco, perché l’apparenza, continuamente sul punto di farsi passare per la realtà deve rivelare senza tregua la propria profonda irrealtà.

Basato su un testo originale di Filippo De Dominicis, il lavoro teatrale di laLut tenderà a restituire alcuni temi centrali nell’opera di Pasolini e la sua volontà di attraversare «trasversalmente differenti istituti del fare artistico: la poesia, il romanzo, la critica, il teatro, il cinema».

L’impossibilità di giungere alla conoscenza del reale determina l’esigenza della rappresentazione intesa come «tentativo di sostituire la percezione del mondo con una sua ri-creazione parziale». Il lavoro drammaturgico originale strutturato come un trittico teatrale, sarà ancorato alla presenza portante di una figura femminile: una bambina che è anche una donna, una sposa, una pazza, una veggente; «una figura liminale, una creatura che conserva insieme la sua origine umana ed il suo destino immaginario».

L’evento prevede una tourneé europea in otto teatri dei paesi co-organizzatori: Montalcino, Cracovia, Wroclaw, Prato, Roma, Siena e Parigi e verrà accompagnata da una mostra intitolata Liminalia. Stazione # 1 (# 2, # 3…), curata da Filippo De Dominicis e Leonardo Scelfo.

Le esposizioni che si terranno negli spazi attigui ai teatri, collocano il tema della liminalità nello spazio della stazione; confine semantico prima ancora che spaziale tra due opposti: stasi e movimento, ma anche soglia, punto di confine e di confluenza entro il quale il senso del mondo come finora sperimentato conosce le condizioni del suo disvelamento o del suo rovesciamento.

La mostra nasce da un Punto di vista virtuale (P. VV), quello scelto da Pasolini, Genet e Witkiewictz e con loro, o meglio attraverso loro, dalle tre compagnie teatrali per compiere la propria ricognizione, per ricostruire la propria immagine di realtà mediante la rappresentazione simbolica delle relazioni che ci legano al mondo.

Il punto di vista virtuale - dove virtuale è inteso ciò che non è più potenza, ma non è ancora completamente atto -  è il limes tra ciò che esiste e ciò che esiste solo a livello concettuale, è anche lo sguardo dei due curatori che nel corso di ogni sosta restituiranno visivamente il prodotto di una sensibilità collettiva.

Al termine del progetto, che prevede anche la realizzazione di un convegno, video-conferenze e forum di discussione, verrà verificata la possibilità di istituire una Rete Tematica Universitaria Europea sul Teatro, quale osservatorio permanente sul teatro in Europa e sulla dimensione interculturale dell’Unione.

Il 12-29 luglio 2004 è previsto il Laboratorio collettivo finale tra le équipes artistiche e l’anteprima degli spettacoli, mentre la tourneé si svolgerà tra settembre e ottobre.

 

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