SCROOGE
di Annamaria R. Pellegrini

“Sapete casa mi è successo, il giorno di Natale di qualche anno fa? Vi interessa? Ora ve lo racconto” comincia così, nella più classica delle formule, il racconto musicale “Scrooge”, che colla musica di Paolo Colombo ed il libretto di Antonio Polignano andrà in scena ancora una volta il 15 dicembre ad Arese, presso Milano. Si tratta di un’opera che rivisita il “Canto di Natale”, racconto immortale di Dickens, capace in ogni versione di mantenere la sua peculiarità e di trasformarsi insieme, al servizio degli strumenti espressivi che ne muovono la rivisitazione.

In questo caso si tratta di musica classica, e per di più (aiuto! Diranno i miei nove lettori) di musica contemporanea. Ebbene, come dice Roberto Mussapi nella prefazione al libretto che accompagna la pubblicazione musicale di quest’opera da camera (già trasmessa da Rai3): “pensai subito che il giovane compositore appartenesse a quel novero di musicisti che tentano il recupero dell’emozione e del discorso, recupero che nella musica come nelle arti visive fatica ad affermarsi”, ecco dunque la chiave di lettura della profonda emozione che la creazione del Maestro Colombo, egregiamente supportata da un librettista come Antonio Polignano, provoca in noi.
La voce recitante di “Scrooge” entra subito in contatto con Marley, il cui suono di basso viene proprio dall’oltretomba. Già la sua aria “è fatto obbligo / ad ogni essere / di star coi simili / per poi soccorrerli” ci rimanda all’afflato morale che è fonte di ispirazione per Colombo, non a caso autore tra l’altro di un “Sermo”, azione liturgica ispirata alle prediche di San Bernardino. Quando esplode nel suo canto tenorile lo Spirito dei Natali Passati “Strano aspetto: bimbo o vecchio?”, siamo nella cifra espressiva profetica dominante nel “Canto delle Sibille”.

Ma un’opera come questa non dimentichiamo che, come accade per quelle immortali capaci di restituirci un senso per ogni età, è in origine un racconto per l’infanzia e tocca tutte le corde dei sentimenti, la paura ma anche l’allegria. Del resto (riferiamo ancora le parole di Mussapi) “nella sua musica c’è il dramma di un’età franta, e anche lo sgomento, ma domina il desiderio di trovare un sentiero verso la luce” . Attraverso il controtenore, lo Spirito dei Natali passati, che canta “ombra o luce? / sogno o realtà? / I giorni che furono / così ti appaiono” (che è poi la consapevolezza delle scelte compiute, come ci si chiarisce nel mezzo del cammin, ma soprattutto dopo), “L’hai voluto / fino in fondo / L’Hai scordato?”, giunge lo Spirito del Natale presente, che con forte voce di soprano canta con tono di accattivante attualità: “Hey Scrooge! Amico… insomma, sei sveglio?/ Non restare là in posa come a chiedermi ‘Cosa?’ ” e si attua la catarsi necessaria al compimento del dramma ed a noi, come ben sapevano i Greci antichi.
Un piccolo classico dovrebbe diventare, questo del Maestro Colombo, capace di educare le orecchie dei nostri più piccoli connazionali, credo le più ignoranti d’Europa, e sul resto del mondo non mi pronuncio perché non so. Un classico che accompagni tutti i nostri Natali, come lo “Schiaccianoci”.