UN PIACEVOLE STUPORE
di Annamaria R. Pellegrini
Un piacevole stupore l’ho provato alla serata di premiazione del Festival del Cortometraggio di Siena, che ha avuto luogo al Teatro dei Rozzi. E’ questa ormai la ottava edizione del festival, ma riconosco che finora lo avevo preso sottogamba. Quest’anno l’ho messo a fuoco vuoi per un più efficace ufficio stampa, vuoi per un maggiore supporto da parte delle istituzioni: l’assessore Lorenzo Garibaldi ci crede evidentemente molto e con me, era tra i pochi “vecchierelli” presenti alla serata, il cui pubblico era quasi esclusivamente, a occhio, composto di universitari. A parte la giuria internazionale, naturalmente, che ha reso particolarmente vivace la cerimonia di premiazione, con un volenteroso ma anche disinvolto giovane interprete che ha supportato uno “stanco, ma felice” Piero Clemente, deus ex machina dell’iniziativa, che ha visto crescere di anno in anno. Non sono mancate le discussioni, pare, e cercherò di strappare qualche informazione in merito a Sergio Micheli, docente di storia del cinema all’Università per stranieri, che ci ha rappresentato da par suo.
Ma voglio dire soprattutto che senza dubbio i cortometraggi che hanno vinto meritavano di vincere, tanto erano professionali, creativi, mai noiosi, e mi hanno fatto venire voglia di seguire il circuito internazionale di questi festival, che sono tra l’altro una bella occasione di incontro. Una vera rivelazione, per forma e contenuti, è stato “Biotope” di Merwan Chabane, un corto di animazione inventato da un giovanotto francese che vanta una sfilza di premi, e qui assimila il popolo dei frequentatori della metro agli animali che popolano la giungla, seguendo le stesse leggi. E’ pure francese lo spiritoso e surreale “Le principe du canapé” di Mike Guermyet e Samuel Hercule. Fantapolitico “X-film: autopsie d’une enquete” del belga Gilles de Voghel, un ventiduenne che lo ha realizzato come saggio finale del corso seguito all’Institute of Arts of Diffusion. Inglese è Vivienne Jones, che ha creato un’opera con personaggi reali e disegni animati di grande poesia, intitolata “The House”. L’Italia ha toni più amari con “Rosso sangue” di Paolo Ameli, ormai un professionista, e poesia visiva pura è“L. City” di Sandro Del Rosario, che dopo aver frequentato l’Isia di Urbino aveva spedito quest’opera dalla California, dove si è trasferito cinque anni fa.
Hanno creato un clima ancor più cordiale nella platea il video che è stato dedicato allo stesso Clemente e quello prodotto dagli allievi del corso che si è tenuto in occasione del festival. C’è stato un tentativo, supportato in video dal mai troppo benedetto Nanni Moretti, autore tra l’altro di intensi cortometraggi tratti dai diari di Santo Stefano, c’è stato in tardissima serata un tentativo, dicevo, di valorizzare il genere documentario, che davvero in Italia va poco, chissà perché.
Per una che non va mai al cinema se non sa prima che cosa l’aspetta, e che mezzanotte la fa a Capodanno, buttarsi in una serata alla cieca, fare le ore piccole, e divertirsi… è una garanzia. Tanto che penso di tornare sul genere in queste pagine collinari, perché ho conosciuto i due organizzatori torinesi di un festival di corto horror, che mi hanno detto delle cose molto interessanti. Alla prossima.