FONTI DI PESCAIA FRA PASSATO E FUTURO
di Annamaria Romana Pellegrini

Dopo dieci anni di restauri è ormai in dirittura di arrivo la conclusione dei lavori che permetteranno a tutti quanti lo desiderino di conoscere una delle testimonianze di vita e d’arte più importanti della città di Siena, le fonti di Pescaia. Le visitiamo in anteprima, guidati da Lanfranco Adreani, l’architetto che ne ha diretto i lavori, e da Luca Ciseri, suo giovane braccio destro, che dal Canton Ticino è venuto a vivere a Siena, innamorato di questa città.
La
bella costruzione con i suoi tre archi a tutto sesto campeggia oggi in un prato
verde, abilmente sottolineata da un gioco prospettico, e sorvegliata da due
maestosi cipressi, che nelle prime foto scattate agli albori della fotografia
erano due alberelli. E’ la fonte più antica e più ricca di acque di Siena, lo
dimostrano le stanze che la sovrastano, adibite ad ospitare la guarnigione che
doveva sorvegliare questo prezioso sito: perché è questo che va sottolineato,
l’importanza primaria dell’acqua in ogni luogo e tempo, e soprattutto in una
città che non è sorta in riva ad un corso naturale, quindi deve cercare sotto
terra le sue fonti. Anche per questo, per sensibilizzare le giovani generazioni
all’uso ponderato di questo bene primario, è importante che venga aperto al più
presto il museo dell’acqua, che sarà il primo del genere in Italia.
Poiché a Siena tutto doveva diventare arte, ci sono tracce che testimoniano di antichi affreschi, tuttavia possiamo ancora ammirare le decorazioni plastiche costituite da protomi leonine. Ma il luogo più inquietante, e che testimonia l’antichità del sito, è la grotta dove erano le fonti etrusche, che conserva la volta scavata in tutto simile a quelle delle tombe, un reperto significativo come testimonianza di una popolazione che possiamo conoscere quasi esclusivamente dalle sepolture.
L’epoca
d’oro delle fonti è, come per tutta la città, l’età comunale, e noi immaginiamo
questo sito, attraverso le parole dell’architetto Adreani, pieno di vita,
pavimentato come una piazza, con le sue tre vasche rispettivamente per bere, per
abbeverare gli animali, ed infine per lavare i panni. A questo proposito, ci
indica le testimonianze del grande camino dove probabilmente bollivano i panni,
come si usava quando come sapone era utilizzata la cenere. Attraverso le parole
del direttore dei lavori riviviamo questi anni di scavo, le continue scoperte,
fino a mettere in luce dettagli straordinari, come l’acquedoccio pavimentato con
mattoni a spina di pesce, come la piazza del Campo. Questo canale probabilmente
andava ad alimentare la Fontebranda, finora la più famosa fonte di Siena, che in
realtà da queste ultime ricerche si vede sopravanzata da Pescaia, situata a
lato del percorso della Francigena. Qui erano ben quattro mulini. L’architetto
ci mostra le capacità idrauliche dei nostri antenati, le loro soluzioni tecniche
per affrontare le varianti che le fonti stesse subiranno nel corso dei secoli, e
di cui come di tutta la manutenzione ci testimoniano i documenti di biccherna.
Passarono i secoli, e nel ‘700 le fonti divennero un abbeveratoio. Non mancano, ad una lettura degli intonaci, rifacimenti ottocenteschi. Poi l’oblio, l’antico ricoperto da strati di terra. Il resto è storia recente: quando è stato possibile aprire al pubblico il cantiere con i lavori in corso c’è stato afflusso da tutta Italia.