ALL’INSEGNA DEL GUSTO.
BOTTEGHE A SIENA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO
Siena, Palazzo Pubblico - Magazzini del Sale, 2 Marzo – 9 Aprile 2003
di Silvia Risani

Nonostante il titolo, che potrebbe far pensare ad una rassegna gastronomica, la mostra “All’insegna del gusto. Botteghe a Siena fra Ottocento e Novecento”, allestita nei Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico, documenta lo stile di vita di un’epoca a noi vicina, ma quasi del tutto dimenticata.
Iniziamo la nostra visita alla scoperta di “come eravamo: mestieri e botteghe di altri tempi” (così, forse, poteva intitolarsi questa mostra), cominciando dai molti disegni ad inchiostro e matita colorata di insegne e vetrine di negozi, che dovevano passare l’approvazione comunale per poter essere realizzati.

Visitando la mostra, scopriamo che la “Nuova Cereria” di Pian d’Ovile, fondata nel 1820, produceva candele steariche e saponi, come ci mostra la sorridente contadinella del manifesto a colori. Nei primi anni dell’800, ditte specializzate nella lavorazione di panforti e panpepati, come quella dell’ex terziario francescano, Natale Pepi, e dei farmacisti Giovanni Parenti e Lorenzo Fiore, preparavano questi dolci con dischetti di glassa decorati di rovine e monumenti senesi.
Con Alessandro Franchi, uno dei protagonisti del Purismo senese, si affermerà poi una particolare corrente artistica, detta dei “pittori delle carte da panforte”. Basta soffermarsi sul bozzetto e sull’opera finita di Pietro Lavagnini, esposta su cavalletto, per capire l’importanza che aveva assunto nel tempo questo tipo di produzione dolciaria. Il manifesto pubblicitario del panforte Parenti, al contrario del bozzetto che porta l’insegna dei ricciarelli Nannini, coglie il momento dell’arrivo del carroccio trainato da cavalli (e non da buoi come vuole la tradizione) nei pressi della Cappella di Piazza: suonatori di chiarine e alfieri in costume anticipano il corteo, accompagnati da giovani paggetti dai riccioli d’oro che portano tra le braccia una folta ghirlanda di fiori e frutta: arance, meloni, cedri, gli ingredienti principali per la preparazione del panforte. Proseguendo, al piano sottostante dei Magazzini del Sale, vecchie foto in bianco e nero e schizzi a china illustrano le attività più importanti che si incontravano lungo le principali vie cittadine. Via Banchi di Sopra, che a cavallo tra Otto e Novecento era conosciuta come via Trieste, aveva il suo “Bar Trieste”, che esibiva con orgoglioso patriottismo i simboli comunali e nazionali. Nell’attuale via Montanini, un tempo via Cavour, si era trasferito il negozio Olmi di strumenti musicali, rimasto aperto fino a pochi anni fa e la profumeria Soldatini, famosa per la sua “Acqua medievale”.

Chissà se i nostri Nonni si ricordano della libreria Bassi, vicino a piazza Salimbeni, preferita dagli Inglesi perché, oltre all’editoria in lingua, offriva ai turisti la possibilità di farsi un giro per la città stando comodamente seduti su una splendida “cabriolet”. In piazza Tolomei, invece, il negozio di scarpe dei Fratelli Marchiò, esponeva nel 1910 l’insegna “Fornitori di Sua Maestà la Regina Madre”. Pasquale Franci, con la sua ditta di mobili in ferro verniciati a fuoco occupava un intero edificio in via Garibaldi.

Più modesti e semplici i progetti delle insegne e delle vetrine dei negozi di consumi alimentari. Nelle botteghe si poteva trovare un po’ di tutto. Le drogherie vendevano cioccolato, confetture, olio di oliva e saponi e le mesticherie, come quella di Paolo Neri (la cui insegna è il manifesto della mostra), oltre a colori e pennelli, ciprie e profumi. La merce veniva esposta a bella mostra fuori dal negozio, secondo un “trucchetto” allora in uso per invogliare i passanti all’acquisto; così facevano le pizzicherie: pile di forme di parmigiano e salumi a grappolo pendevano dall’entrata, stuzzicando vista ed appetito!

Ai sordomuti era riservata la produzione manuale dei cesti per le damigiane e fu
proprio la “Tipografia Sordomuti”, aperta nel 1847 da Padre Tommaso Pendola in
piazza dell’Abbadia, ad offrire loro un lavoro decoroso, che venne continuato da
Luigi Lazzeri nei primi anni del ‘900. L’Aquila nera, il Cannon d’Oro, l’Hotel
La Toscana (ancora in attività) come il Continental, da poco riportato agli
antichi splendori, offrivano un’ospitalità impeccabile anche al turista più
esigente. I clienti meno pretenziosi potevano godere di un soggiorno dignitoso a
costi contenuti a “Le tre Donzelle”, che oltre ad un’ottima cucina offriva
alloggi per famiglie.
Ruotando intorno alle colonne dei Magazzini, un’invitante Sala da Tè, come non se ne vedono più in tutta Siena, ci invita ad una sosta per gustarne una buona tazza accompagnata da gustosi biscotti aromatizzati alla frutta. Finita la pausa, riprendiamo il percorso: negli armadi dell’ultimo ambiente si intravedono abiti e accessori raffinati, repertorio di una moda ancora tutta artigianale e per questo ancora più preziosa e originale, attenta ai particolari e soprattutto al mondo femminile.

Dopo questo breve tuffo nel passato a noi più prossimo, ci ritroviamo d’un tratto a cielo aperto, di nuovo infastiditi dal brusio confuso di Piazza del Campo; in questo pomeriggio di primavera, non ci resta altro che il ricordo nostalgico del tempo che fu.