MAGIA E GIOCO NELLA CITTA' DI "IN SOSTA"
di Domenico Muscò

Ogni storia è vera se presa nella sua realtà creativa, solo così intesa l’invenzione artistica nella giovane scrittrice fiorentina Ilaria Cangioli acquista una valenza di verità nell’azione narrativa della sua opera prima In Sosta (AndreaOppureEditore, Roma, 2002), di cui avevo già avuto modo di apprezzarne le qualità artistiche qualche anno prima, nella versione del dattiloscritto dal titolo La singolare città di In Sosta, che ha trovato nella sua versione editata un titolo più asciutto, appunto In Sosta.
La struttura del testo è composta da 3 parti (contenenti: 7 paragrafi la prima parte, 10 la seconda e 15 la terza, per oltre 100 pagine) ed un epilogo; per cui, a rigore architettonico, ci saremmo aspettati anche un prologo, ma che non troviamo solo nella sua esplicitazione formale, in realtà esiste e si tratta del primo paragrafo della prima parte (“La città di In Sosta”) che svolge, di fatto, tale funzione, poiché in esso l’autrice ci fornisce tutte le informazioni sul contesto e sugli antefatti necessari a seguire lo sviluppo dell’affabulazione che sta per iniziare.
Un testo molto bello, adatto alla lettura dei ragazzi, ma sicuramente di piacevole lettura anche per l’adulto, che si sviluppa sulla linea di confine tra il romanzo breve ed il racconto lungo; un “lungo racconto” accattivante e coinvolgente, poiché l’autrice riesce ad infondere una forte dose di fantasia nella verità dei fatti narrati. E’ un opera che ama giocare sul limen in varie direzioni, in particolare riguardo al suo possibile genere letterario: il testo oscilla tra il racconto fantastico per ragazzi alla Rodari e la narrativa che richiama un certo nostro surrealismo magico.
Un libro sempre in una situazione di bilico oscillante tra due estremi complementari, che ben ritroviamo esemplificati nell’immagine posta in copertina, che rappresenta certamente una chiave di lettura, cioè la bambina che corre in un campo, quindi “in fuga da …”, gioca un ruolo significativo: una immagine speculare all’idea che sottostà al titolo del libro, cioè l’idea della sosta, un momento contingente all’interno della condizione perenne di instabilità che è la vita, propria infatti degli abitanti di “In Sosta”, per cui potremmo dire, per assurdo, che siamo in presenza di una in-stabilità statica.
La Cangioli dimostra di aver trovato un proprio stile di scrittura in questo suo testo, in quanto ci regala un racconto dalle caratteristiche e dall’atmosfera tipiche del cartone animato, proprio per la capacità di dare realtà al sogno, cioè giocare con antiche verità per nuove storie, da cui emerge un impianto affabulatorio gradevole specifico della “favola”; dunque, possiamo parlare di una narrativa dal carattere plastico, cioè di un esempio di estetica generativa che stimola la fantasia proprio nell’auto-creazione di immagini in parallelo alla lettura stessa, come nutrimento fondante dell’azione narrata.
La storia di “In Sosta” è davvero “fuori dal comune”, come l’autrice riconosce all’inizio stesso del racconto, dove tutto si sviluppa in una continua interazione di umano ed animalesco: gli uomini che si animalizzano e gli animali che si umanizzano, che realizzano un intreccio narrativo semplice e complesso allo stesso tempo: semplice nella geometria dei rapporti tra i personaggi e complesso nell’architettura dell’intreccio, dove ogni piccolo accadimento provoca e rinvia a molti altri fatti e persone, passati e presenti.
Lo stile linguistico utilizzato, naturalmente, è quello della favola, tipico dei racconti brevi della Cangioli, ed è riuscita a mantenere nell’iter narrativo lungo un’affabulazione fresca, presentando fatti e personaggi in scena con brevi “pennellate”, che assumono la forma di un disegno organico proprio nella filiera dei personaggi artefici della fabula, che si presenta come una grande famiglia che accoglie persone, animali ed oggetti, tra cui i ruoli di primo piano sono proprio quelli del bambino Federico (che mal sopporta la prepotenza degli adulti, in particolare degli insegnanti della sua scuola), della bambina Stella (compagna di scuola, nonché amica saggia, di Federico), del piccolo cane Dodo (amico per caso di Federico), del postino di “In Sosta” Morìs (uomo bizzarro e misterioso detto l’Infallibile); mentre, altri personaggi svolgono dei ruoli più secondari come: la signorina Amalia (proprietaria di un negozio di alimentari), il ragioniere Fusi (impiegato d’ufficio single, di cui Amalia si innamora a prima vista), il signor Lanzi (portiere del palazzo in cui abita ed amico di Stella), la signora Clotilde (moglie del signor Lanzi, che mal sopporta le stranezze di “In Sosta”), il consigliere comunale Lanfranco Ponti (uomo arrogante e vecchio amico di famiglia della signora Clotilde) e l’amica dispettosa del postino Gazza (l’uccello autore dello sfortunato tentativo di rubare il cipollone).
Qui non è opportuno raccontare i dettagli della storia della Cangioli, ma certamente va detto che il suo contenuto si configura come un gioco narrativo sullo spazio ed il tempo, cioè si ha una dimensione ludica in cui gli adulti di “In sosta” giocano a spostare le cose con la cartina magica della città ed i bambini, quasi per rivalsa, giocano a cipollare con l’orologio magico modificando il corso del tempo: “Voi volete decidere delle mie strade? E io deciderò del vostro tempo!” (p. 46); in altre parole, si tratta della particolare vita che conducono gli abitanti della città di “In Sosta”, dove avvengono cose straordinarie, riconducibili a due fattori: una antica piantina della città ed un misterioso orologio da taschino a cipolla, entrambi hanno i poteri magici di modificare lo spazio ed il tempo, ma solo nei confini della città stessa, cioè con la cartina magica si possono cambiare posto ai palazzi ed alle strade di “In Sosta”, mentre con l’orologio magico si può modificare e/o annullare lo scorrere del tempo provocando dei salti che possono arrivare a cancellare una intera giornata, creando così tra gli ignari abitanti situazioni di paradossale disorientamento, a cui tutti alla fine sono costretti a rassegarsi. La prima azione, detta “stradare”, è riservata agli adulti, mentre la seconda, quella del “cipollare”, è solo dei minori della città.
Ad “In Sosta” gli adulti ogni giorno ricevono dall’Infallibile la cartina magica ed essi la sera vi apportano tutte le modifiche secondo i loro desideri, la quale, la mattina seguente, viene messa in una apposita cassetta, da dove è prelevata per essere riconsegnata, ad altra persona, nello stesso giorno; una procedura simile fu adottata pure per il cipollone, su richiesta di Federico e Stella, ed anche in questo caso, il postino Morìs, è incaricato di consegnare l’orologio ai bambini della città, con la determinante collaborazione di Dodo.
In tutta la storia, protagonisti assoluti, sono i due bambini, i due animali e l’adulto Morìs, ma costui è un’eccezione, in quanto è il discendente di una delle 10 famiglie della città che realizzarono, in origine, la piantina magica, i cui discendenti sono stati designati a custodire l’orologio ed a consegnare la piantina a tutti quelli segnati nel registro comunale degli stradanti, che gli valse il titolo di Infallibile, in quanto non hanno mai sbagliato una consegna.
Per una serie di sfortunate circostanze l’orologio finisce nelle mani di due adulti senza scrupoli (Clotilde e Lanfranco), che abusano dei suoi poteri in cerca di un vantaggio personale, provocando dei fenomeni impossibili da sopportare anche per le persone più rassegnate alle stravaganze di “In sosta”, cioè l’animazione degli oggetti: per esempio, la televisione si mette a parlare, l’armadio si rifiuta di aprirsi, la lavagna della scuola fa i dispetti ai bambini, la bicicletta rivendica maggiore autonomia e rispetto, il telefono cellulare accetta solo le chiamate delle persone con voce simpatica, i mobili parlano, la cassaforte fa i giochi di prestigio, etc.
Dopo aver esaminato le diverse ipotesi di recupero del magico orologio per mettere fine a quegli strani fenomeni, il gruppo di amici sceglie il piano da mettere in atto per recuperare il cipollone, che prevede l’impiego ed il riscatto della gazza, poiché aveva originato il guaio, così viene recuperato l’orologio anche grazie alla collaborazione di Stella e Dodo; il cipollone ritorna nelle mani del postino e dei due bambini e tutto sarà nuovamente quasi normale ad “In sosta”.
In tutto il racconto è sempre presente una competizione dei minori verso gli adulti, poiché questi escludono i bambini dalle decisioni importanti, ma che riguardano anche loro, per cui emerge una visione adulta della città di “In sosta” osteggiata dai bambini, che mal sopportano: “Non sei tu a lamentarti di continuo perché ti senti escluso, perché sei costretto a subire le scelte degli adulti che possono stradare? Adesso noi bambini abbiamo una grande forza, quasi meglio della cartina!” (p. 23), oppure: “Ora che finalmente noi bambini potevamo decidere su qualcosa di realmente importante! … Ora tutto sarà come prima, nessuno ci darà più retta, torneremo ad essere solo bambini, come sempre!” (p. 56); dunque, è chiaro, che il possesso del cipollone per i bambini ha rappresentato un momento costitutivo di rivalsa verso gli adulti “prepotenti”, ma che è durato poco.
Il racconto della Cangioli è, naturalmente, latore di un insegnamento morale: ogni situazione della fabula si conclude positivamente all’insegna di una giustizia ideale realizzatasi, cioè i vari protagonisti sono indotti a cambiare i difetti del loro carattere in virtù dell’accadimento dei fatti, da dove ognuno ha imparato qualcosa ed ha ricevuto una lezione di vita; per cui i vari personaggi della storia, alla fine, escono migliorati nella loro umanità, come per esempio nel caso della signora Clotilde, che da donna irascibile diventa molto affettuosa verso Stella, che fino ad allora aveva odiato; dunque, nel rispetto dello stile classico di ogni buona favola, tutto si conclude per il meglio.
Infine, va notato, che la Cangioli presenta la storia di “In Sosta” come un fatto riferito, che ha “trovato scritta su di un libro, …, dalla copertina di pelle scura” (p. 9), cioè l’autrice gioca sulla metafora del “librone di pelle scusa” (p. 115) trovato nella biblioteca cittadina, un “documento prezioso per chi abbia intenzione di conoscere il passato, il presente e (forse) il futuro di In Sosta” (p. 115), la vera fonte del suo racconto, quindi non è il prodotto diretto della sua creatività. In questa finzione creativa l’autrice si presenta così liberata da ogni responsabilità di invenzione, proprio perché la storia è solo la trascrizione “parola per parola” di quanto letto nel “librone”; e questo attribuisce conferma, in quanto prova documentale, a quella valenza di verità, detta all’inizio.