ERNESTO BALDUCCI

E L'UOMO PLANETARIO

 di Leandro tassoni

    

Nella seconda metà del mese di gennaio 2004 a Siena, presso la galleria di Palazzo Patrizi (in via di Città), si è fermata la mostra itinerante su padre Ernesto Balducci: "Padre Balducci: un esempio per le nuove generazioni". Ad organizzarla è stata la Fondazione omonima, che si prefigge lo scopo di mantenere viva la memoria del padre scolopio che, nato in un paesino dell’Amiata, ha svolto la sua attività di religioso e di uomo di cultura nella Firenze del dopoguerra in poi.

Scopo di questa mostra è quello di mantenere viva la figura dell’uomo, ma soprattutto è quello di animare e rinvigorire il dibattito su quei temi centrali del suo impegno culturale e politico, che ad elencarli, sono nell’ordine: la globalizzazione, la multiculturalità, il dialogo interreligioso, l’educazione alla pace, i rapporti tra fede e politica, temi tutti drammaticamente di attualità.

La mostra, naturalmente, corredata da un video in cui il padre scolopio racconta vicende ed episodi  della sua vicenda umana e culturale ha uno scopo didattico: ha carattere itinerante ed è una mostra bio-bibliografica; è la lezione che Balducci continua a darci ora che non è più con noi: una lezione di impegno, di volontà, di speranza.

Quando il visitatore vi entra dal lato destro della galleria e, prima di uscirne, prova quasi una vertigine per la mole dei volumi esposti (tutti supportati da didascalie e schede) e dopo essersi chiesto come può fare un uomo a scrivere così tanto nell’arco di una vita comprende quanto la “la parola” per il padre scolopio sia stata intesa come testimonianza di impegno e di fede. Testimonianza, appunto, come il titolo dato alla rivista che Balducci fondò negli anni Cinquanta insieme ad un gruppo di giovani laici (Lodovico Grassi, Danilo Zolo, Vittorio Citterich ed altri), perché la fede non si nutra di proselitismo oppressivo inteso come dominio delle coscienze, ma come testimonianza ed adesione ai valori cristiani di pace, di dialogo tra i popoli.

Scrivo queste note anch’io per testimoniare, per aver conosciuto personalmente Balducci negli ultimi anni della sua vita. Allora (inizio anni 90) io, con Domenico Muscò e tutti coloro che facevano capo alla rivista culturale “la collina”, invitammo Balducci a Siena per una conferenza inserita in quei “venerdì letterari” nei quali scrittori e uomini di cultura venivano a parlarci di letteratura.

Balducci venne a “raccontarci” di pace, del pacifismo di Tolstoj, insieme al Prof. Pier Cesare Bori (docente di filosofia morale dell’Università di Bologna). L’impressione che ne ebbi fu quella  di un uomo dai profondi principi, vissuti fino a lottare per darne testimonianza. Fu mia impressione che simili uomini possano farti riconciliare con il cristianesimo, nonostante tutto…

Che dire oltre a ciò? Forse l’unica cosa che si può dire è che tutti dovrebbero leggere o rileggere L’uomo planetario (Ed. Cultura della pace, Firenze, 1990), ora, in questo momento storico. Il libro, senza peraltro volerne fare una recensione, ma soltanto darne indicazione, è libro che parla di “globalizzazione”, intesa non come annichilimento delle culture altre, ma come rispetto umano, come dialogo tra i popoli in un pianeta che è casa comune di tutti. Uomo planetario, quindi, anche per non dimenticarci che ciò che ci accomuna è proprio una certa comune umanità…

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1