MUSEI E FONDAZIONI

 Intervista al Presidente della Fondazione dei Musei Senesi

Tommaso Detti

 a cura della Redazione de "la collina"

 

Una delle iniziative legate al mondo dei beni culturali sulle quali si appunta, in questi ultimi mesi, l’interesse dell’intera provincia di Siena (e non solo) è l’avvio operativo della Fondazione dei Musei Senesi, l’ente costituito ad hoc da enti pubblici e soggetti privati, con la finalità di gestire e promuovere il sistema dei musei della provincia.

Il sistema, come noto, voluto dall’Amministrazione Provinciale e significativamente cresciuto negli ultimi anni grazie all’apertura ed al nuovo allestimento di numerosi musei, si è articolato sul territorio dell’intera Provincia di Siena valorizzandone le peculiarità, ed offrendo visibilità a tesori nascosti o poco noti, di cui molti dei centri più piccoli del senese sono ricchi.

Il Sistema Museale Senese applica il principio della “rete museale” ed articola l’offerta culturale e turistica in più direzioni; lo compongono numerosi musei di arte sacra, musei archeologici, musei dedicati al territorio ed alle tradizioni popolari. Recentemente la Fondazione dei Musei Senesi ed il suo presidente, il professor Tommaso Detti, che a Siena insegna Storia Contemporanea, hanno promosso una giornata di approfondimento sul tema dell’economia dei beni culturali; a seguito dell’iniziativa questa redazione ha incontrato il professor Detti per porgergli qualche domanda e così approfondire alcuni aspetti  legati al ruolo operativo del nuovo ente. 

Professor Detti, può spiegarci perché si è passati dalla gestione della Provincia alla creazione della Fondazione? Perché si è ritenuto che questo fosse un passaggio importante da compiere? 

Non essendo un ente pubblico, la Fondazione potrà affrontare con maggiore agilità i problemi relativi alla valorizzazione ed alla gestione del sistema museale e coinvolgere direttamente i soggetti privati interessati alle sue attività. Anche se in una prima fase svolgerà essenzialmente il ruolo di una «cabina di regia» per i musei che ad essa fanno capo, la Fondazione potrà, inoltre, assumerne la gestione diretta. Sottolineo peraltro che essa è una fondazione di partecipazione a maggioranza pubblica e in quanto tale garantisce il rigoroso perseguimento degli obiettivi di conservazione e tutela che competono agli enti pubblici di cui è emanazione. 

La Fondazione ha,  dunque, obiettivi importanti ed ambiziosi. Come intende rapportarsi con le altre istituzioni culturali presenti nella città e nella provincia di Siena, ad esempio con il Santa Maria della Scala, con il quale ha numerosi punti di contatto? 

Confesso che, in linea teorica, troverei più razionale che in una realtà come quella senese la gestione dei beni museali fosse unitaria. Tuttavia, tanto il sistema provinciale «ereditato» dalla Fondazione, quanto il Santa Maria della Scala, hanno già dato ottime prove di sé. È, quindi, ovvio che si parta da qui, con l’obiettivo di perseguire non solo rapporti di collaborazione, ma anche forme di coordinamento più strette possibile. Il sistema dei musei della provincia non può prescindere dal suo cuore naturale costituito dal Santa Maria, così come quest’ultimo non può essere avulso dal suo contesto storico e territoriale. 

A fronte di questa complessità, quali saranno i criteri gestionali della rete dei musei, ed in cosa si differenzieranno dalla precedente gestione? 

Come ho detto, sarebbe velleitario pensare a una diretta gestione dei nostri 24 musei senza prima averne fatto un sistema compiutamente integrato. Per realizzare questo obiettivo non occorrono discontinuità rispetto alla gestione precedente; al contrario. La differenza deriverà essenzialmente dalla diversa natura della Provincia e della Fondazione: la prima ha operato in un rapporto di collaborazione con interlocutori «altri», né poteva essere altrimenti; alla seconda partecipano direttamente molti soggetti interessati alla gestione del patrimonio museale, dalla stessa Provincia ai Comuni, dalle Curie all’Università, alla Fondazione e alla Banca Monte dei Paschi. Senza contare la Regione Toscana, il Ministero e le Sovrintendenze, che mi auguro possano parteciparvi quanto prima. 

La Fondazione intende spendersi anche sul fronte della didattica e della formazione? 

Sicuramente sì. Se la formazione è un aspetto essenziale della tutela, della gestione e della valorizzazione dei beni culturali, la didattica è di fondamentale importanza, perché tali beni – che sono un elemento costitutivo dell’identità dei cittadini – siano sempre più compiutamente «cosa loro» e come tali vengano percepiti. 

Fra le molte finalità che Lei ha indicato,  quale è l'obiettivo che più Le sta a cuore e che personalmente si prefigge di centrare con la Fondazione?

         Conservazione e tutela, promozione e valorizzazione, didattica e formazione sono altrettanti aspetti di un progetto unitario. Non credo che possano essere disposti secondo una gerarchia di rilevanza, né che alcuni di essi possano essere scorporati. Sul piano operativo esiste invece una priorità. Si tratta di perseguire una crescente integrazione dei diversi musei, di costruire un sistema reticolare capace di rispecchiare i rapporti che storicamente uniscono la città alla provincia, i musei al loro territorio. Per centrare questo obiettivo, attribuisco alle nuove tecnologie un ruolo strategico a fini sia di tutela, sia promozionali e gestionali.

                                                                                                      

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