FRANCA VALERI REGISTA
di Annamaria Romana Pellegrini
“Si tratta di una commedia importante, perché tratta temi importanti per tutti noi: il tema della follia e della psichiatria, quello della classe medica, le carriere e la cura del malato all’interno di una programmazione economica ospedaliera, l’inserimento delle persone di colore nel nostro contesto urbano e i suoi drammi. Il tutto però è trattato in modo teatrale, non è una conferenza o un dibattito, i personaggi rivelano nel corso dell’azione drammatica le proprie verità attraverso una dialettica propriamente teatrale” cito a memoria le parole che Franca Valeri, regista di “Blue Orange”, mi ha detto in una breve intervista al termine dello spettacolo il cui debutto nazionale è avvenuto a Siena anche perché è stato allestito con la collaborazione del locale Assessorato alla Cultura.
Ancora una volta Franca Valeri dimostra un sicuro giudizio critico scegliendo per le scene italiane una pièce, questa di Joe Penhall, che ha debuttato a Londra nel 2000 ed ha ottenuto il premio “Laurence Olivier” nel 2001, l’”Evening Standard” ed il “Critics’ Circle Teatre” come migliore commedia del 2000. Grazie anche alla sua capacità di dialogare con le più giovani generazioni: è stato infatti Urbano Barberini, traduttore ed interprete della commedia, a chiederle questa regia. A proposito di interpreti, oltre a Barberini abbiamo visto Enrico Lo Verso, come giovane medico incerto tra adulazione interessata nei confronti del più titolato collega e voglia di ribellione al “sistema”, e Timothy Martin, il giovane di colore forse “border line”, forse folle davvero, chissà, è lui che vede le arance blu, ma bisogna seguire la commedia fino in fondo per rendersi conto di quanto ha bisogno di aiuto. Molto convincente. Barberini e Lo Verso riescono nella non facile impresa di tenersi testa, dando il peggio di se’(come personaggi) in cinismo e opportunismo per le due ore e dieci senza noia che vedono dipanarsi i loro duelli verbali. Niente male.
“Minacciosamente divertente” è stata definita “Blue orange” sull’Indipendent. Sottolineiamo “minacciosamente”, si ride proprio amaro, anche se in certi passaggi non se ne può fare a meno. Quanto alla regia, Franca Valeri, notoriamente innamorata del melodramma, sostiene di avere accettato quest’opera così lontana dal mondo musicale perché “non offre molto all’invenzione del regista, anzi niente” (la scena è una, fissa, la stanza di un ospedale) ma “mi ha attratto la martellante…guardia da montare sulla verità degli attori”. La sua costante cura del dettaglio si spinge fino a consigliare le uscite per gli applausi finali, come abbiamo potuto vedere di persona.
Lo spettacolo, dopo le rappresentazioni alla “Cometa” di Roma fino al 30 di marzo, è tornato in aprile in Toscana, e riteniamo che continuerà il suo percorso per la penisola nella prossima stagione. Quanto all’autore, Joe Penhall, che dimostra la capacità dei drammaturghi inglesi dai tempi di G. B. Shaw di ritagliare quadri impietosi della società senza essere saccente o noioso, è un giornalista che ha esordito in teatro nel ’90.