I GIOVANI E LA MUSICA


di Fabio Pianigiani

 

 

La musica è sovraesposta e sottostimata. Sottoutilizzata. Nelle molte forme in cui lo spirito umano ha trovato espressione, unica tra le arti, possiede intrinseco movimento ascendente: generata si espande e sale per propria interiore dinamica. Legame primordiale con l’infinito.


La Musica consola il corpo e stimola la mente, è Storia, racconta il nostro mondo, narra ciò che siamo stati e che non saremo più. Esplicita ciò che siamo. Mescolanza di miseria e grandezza. E’ il legame più immediato, evidente, tra Terra e Cielo, quello è lo spazio che va ad occupare comunque. Qualsiasi sia la motivazione che l’ha fatta scaturire, si eleva, tende all’alto, dissolvendosi in quello spazio che è legame e al contempo segna la distanza tra l’uomo e il divino.

 

Anche i giovani, come la musica, sono sovraesposti e sottostimati. Per lo più si sottoutilizzano da sé. Forse questo è il motivo per cui tra i due termini si è creata una simbiosi al momento inattaccabile. D’altra parte la stessa incredibile fortuna dei due termini è riconducibile ad un tempo storico definito: USA anni ’60. Prima di allora i Giovani e la Musica erano altra cosa. La Musica era determinata da una codificazione stratificata, che poteva essere appresa solo per via diretta: da maestro ad allievo. Obbligata ad una tecnica rigorosa, cui anche la genialità individuale non poteva che assoggettassi. Povera di mezzi non di capacità e costretta da una strumentazione in ogni caso esigua, restia ad accettare novità. Impossibile la duplicazione, la trasformazione in manufatto. Il mutamento situazionale si manifesta con l’avvento della cultura Pop caratterizzato dalla nascita di un mercato mondiale, secondo una logica di “economia globale”, sviluppo tecnologico, i sistemi elettronici sostituiscono quelli elettromeccanici.

 

Il movimento Beat, con la sua ribellione guarda a nuove fonti musicali, la richiesta di maggiore libertà crea dinamicità, sorgente di nuovi schemi sociali, stili musicali e tecnologie. La musica è diventata, nel mondo moderno, voce imprescindibile dell’Economia, a dimostrazione ulteriore di quanto sia cosa seria, non riducibile a svago, a tempo libero.  La formazione e lo sviluppo delle società di massa, la rivoluzione tecnologica l’hanno radicalmente trasformata nei modi di creazione e di fruizione, e siamo solo all’inizio di un ulteriore radicale cambiamento.

 


Il Mondo è Suono: comunicare con la musica.

 

Cosa accomuna la musica occidentale (classica, rock, folk, jazz, etc.) ai cori di Tuva (Mongolia), o all’arpista Bretone Alan Stivell, i ritmi delle percussioni Africane alle invocazioni dei monaci Tibetani? Per i puristi probabilmente niente, molto invece per chi è conscio di vivere in un mondo che si avvia sempre più ad essere “Villaggio Globale”, dove la comunicazione e le crescenti immigrazioni stanno cancellando i confini tra popoli.

 

La scelta è grande ed è per questa ragione che deve essere orientata verso la consapevole contaminazione o la progettualità di incontro di linguaggi diversi senza però amputare, nei limiti del possibile, l’approccio con le diverse culture musicali. Le generazioni future vivranno in una società multietnica, con grandi stimoli, ma anche con un grande pericolo: la paura del diverso. Purtroppo la storia, con le sue tragedie, cicliche al punto di divenir quasi monotone, ci ha insegnato a cosa porta l’ignoranza verso le altre culture. Qui tutti noi abbiamo una grande responsabilità: educare i giovani alla convivenza, guidandoli lungo un percorso culturale che permetta loro di confrontarsi con esperienze lontane ed aiutandoli, senza far loro perdere l’identità di appartenenza (eccesso opposto), a capire e a convivere in questa nuova società interculturale. Come scrive Fritjof  Capra ”L’universo non può più essere visto come un sistema meccanico composto da blocchi elementari, ma come una complessa rete di relazioni interdipendenti“.

 

Viviamo immersi nel suono, nella forma caotica del rumore o in quella organizzata della parola e della musica; i nostri orecchi funzionano prima che nasciamo, il che significa che prima di percepire il mondo con gli altri sensi, noi udiamo. Prima di venire alla luce in questo mondo – e per tutta la nostra vita, anche quando, nell’ora della nostra dipartita, tutti i sensi ci abbandonano uno ad uno - l’udito è l’ultimo. Non possiamo mai interrompere questa funzione, cioè chiudere gli orecchi. Il suono è parte integrante e basilare del comunicare, in cui lo scopo  principale è quello di incoraggiare a divenire più astuti consumatori e produttori della musica.

 


Nuovi spazi e nuovi ruoli della musica

 

La Musica è sempre più presente nella nostra vita: la ascoltiamo in casa ed a teatro, ma anche in auto, al supermercato, persino all’aeroporto. E mentre ognuno di noi vive con una personale colonna sonora, che lo segue quasi ovunque, fioriscono riviste specializzate in generi e strumenti musicali e cresce il successo di rassegne, festivals e stages. Eppure questa molteplicità di interessi musicali raramente riesce a tradursi in valide proposte culturali e professionali, ed il livello medio di educazione musicale nel nostro paese è generalmente piuttosto modesto. Perché? Una risposta completa e definitiva richiederebbe molte pagine, ma crediamo di essere nel vero se affermiamo che ciò è dovuto ad una politica culturale ed educativa carente.

 

Una situazione fotografata dalle caratteristiche della presenza della musica nella scuola italiana: nella scuola dell’obbligo essa è occasionale, in quella superiore non esiste, tranne che in rarissimi casi. A ciò si deve l’inesistenza di programmi di insegnamento adeguati alla realtà attuale ed il disorientamento di molti insegnanti che, non potendo disporre di programmi aggiornati, sono costretti ad operare tramite vetuste formule didattiche o, peggio ancora, ad improvvisare.


Questa situazione generale di arretratezza è però destinata a durare a lungo se non verrà fatta una completa riforma della scuola, che deve assegnare alla cultura musicale un ruolo rilevante: cioè l’educazione musicale cessa di essere “materia di disturbo” e le viene riconosciuta la capacità di fornire un contributo essenziale nel complesso processo di formazione delle personalità dei bambini e degli adolescenti.

 

Ma c’è di più: le valenze culturali, psicologiche e sociali della musica vengono sempre più messe in evidenza da discipline quali la semiotica, la sociologia, l’etnomusicologia, da nuovi indirizzi di ricerca in psicologia, pedagogia e filosofia.

 

Musica per divertirsi, ma anche musica che parla del disagio delle città, degli spazi che mancano, della difficoltà di incontrarsi, della voglia di socialità di tanti giovani e meno giovani. Il problema degli spazi, che resta secondo noi un’emergenza reale in tutto il Paese, e la cui carenza diventa in alcuni casi drammatica. Spazi per ascoltare musica, ma anche spazi per fare musica, per suonare e provare, per registrare magari, a prezzi accessibili, spazi di promozione culturale, per l’aggregazione e la socialità dei giovani, nella vita dei quali la musica come sappiamo ricopre un ruolo straordinario.

 

 

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