RICARDO FRANCOVICH: UN PROFILO
di Luisa Dallai
Credo che scrivere il profilo di una persona con cui si è a contatto quotidianamente e che, per di più, è colui con il quale ci si è formati, sia opera complicata. Si rischia l’adulazione, o si finge un distacco che, in realtà, non può esserci.
Ho pensato, dunque, di raccontare il Francovich che io conosco e di ricordare di lui le tappe fondamentali della carriera che lo ha condotto ad essere riconosciuto quale uno dei più insigni archeologi medievisti non solo a livello nazionale ma in Europa tutta.
La formazione di Francovich, allievo di Conti, è solidamente storica; per questo ritorna costante, in tutta la sua carriera, la ricerca del confronto fra discipline, in particolare fra la storia e l’archeologia. Ed è per lo stesso motivo che egli giudica prioritario che i suoi allievi approfondiscano sempre i temi storiografici, quelli che costituiscono gli assi cartesiani su cui si collocano i numerosi filoni della ricerca archeologica.
Con la fondazione della rivista “Archeologia Mediavale”, nel 1974, Francovich dà un impulso del tutto nuovo all’approfondimento della ricerca archeologica di questo periodo storico, svincolandola dal solo approccio “cristianista”, fino ad allora largamente prevalente. Si sviluppano così e trovano un luogo di divulgazione autorevole numerosi temi di indagine, che costituiscono ancora oggi aree chiave della ricerca: lo studio delle produzioni ceramiche, l’archeologia della produzione, l’archeologia del paesaggio, lo studio della tematica dell’incastellamento. Il progredire degli studi è facilmente rintracciabile nei numeri della rivista che, da allora ad oggi, è cresciuta di popolarità e diffusione, e può considerarsi senza dubbio il migliore veicolo di diffusione delle ricerche di archeologia medievale in Italia ed all’estero.
Sono particolarmente cari a Francovich alcuni temi specifici di approfondimento: uno di questi, l’archeologia mineraria e l’archeometallurgia, lo identifica a cavallo fra anni ottanta e novanta, cioè quando io ho avuto l’opportunità di conoscerlo. Sono gli anni dello scavo del villaggio minerario di Rocca San Silvestro (nel comune di Campiglia Marittima) ed è quella la palestra per tutti i giovani studenti di archeologia medievale non solo senesi ed italiani. A Rocca San Silvestro, come prima a Montarrenti, Francovich realizza un grande cantiere aperto all’Europa, dove collaborano italiani, inglesi, francesi e spagnoli. Da quell’esperienza di scavo, durata per ben dodici stagioni, si sono gettate le basi per la costruzione di una diversa prospettiva di sviluppo del territorio. San Silvestro è oggi al centro di un parco a carattere archeologico e minerario, esempio davvero lungimirante ed ancora troppo poco imitato di messa in valore del patrimonio archeologico presente sul nostro territorio.
Dalla molteplicità di progetti e realizzazioni che si possono ricondurre alla sua figura, risulta evidente la capacità di Francovich nel precorrere i tempi, anticipando temi che diventeranno popolari e diffusi solo a distanza di anni; penso ad esempio all’energia con la quale Francovich ha investito sull’informatica e, ancor più, sull’informatizzazione dei dati archeologici, per permetterne una facile consultazione e gestione. Oggi molti degli scavi più conosciuti del Dipartimento di Archeologia di Siena da lui coordinati sono gestiti così: penso ai cantieri “storici”, per i quali le informazioni sono state recuperate e sistematizzate, e penso ai nuovi progetti nati nell’era dell’informatizzazione, come ad esempio lo scavo di Poggio Imperiale a Poggibonsi, che in questo campo va considerato l’esempio pilota. Anche in questo caso l’esito della ricerca ha avuto una importantissima ricaduta sul territorio; è dello scorso settembre l’inaugurazione del museo nel Cassero e l’apertura alla visita del cantiere, secondo un modello di interazione fra ricerca ed enti locali che è molto caro a Francovich e che egli persegue con energia.
Le innumerevoli pubblicazioni, i convegni, le realizzazioni che lo riguardano fanno parte di un curriculum amplissimo che gli interessati possono consultare sul sito dell’Università di Siena. In questa sede mi piace invece richiamare di lui l’impegno politico e civico che lo contraddistinguono da sempre, e che non lo vedranno mai “fuori dalla mischia”.