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Rita Petti, Siena, Palio del 2 luglio 2005

 

 

IL DRAPPELLONE

VINTO DAL BRUCO

 di Annalisa Ranieri

            Quest’anno il “Palio del due luglio” è stato eseguito dall’artista Rita Petti, nata e cresciuta a Siena e oggi docente di “Storia dell’Arte” all’Istituto Caselli.

            Legata a questa città per motivi di nascita e di studio, Rita Petti è parte integrante di questo piccolo gioiello costruito interamente nell’età medievale: penso che abbia ben interprato l’idea di passato e moderno che caratterizza Siena e le mille sfaccettature di chi rivive,  con occhi moderni, un tempo passato. Da molti anni collaboratrice della soprintendenza, si è più volte distinta a lavorare anche per le singole contrade.

            Oggi ha realizzato forse uno dei sogni più grandi per un artista senese: quello di veder girare per le vie della città il proprio operato, frutto di un lavoro accurato e di grande abilità tecnica e vincitore di un concorso selezionatissimo, che ha visto la partecipazione di quasi 140 artisti.

            Manufatto in seta eseguito su telaio manuale, è un prezioso oggetto di arte tessile, bellissimo da lontano, manifesta la sua maggiore bellezza da vicino, dove se ne può ammirare il dettaglio dei particolari, ma soprattutto le sfumature dei colori e le tante parti in oro e argento.

            Il “Drappellone” si basa su un forte dualismo tra bianco e nero, che fa da sfondo a una immagine divisa in due parti. Il giorno e la notte illuminano le spalle del più illustre Papa senese, Pio II, che visse la sua vita nell’eterno dualismo tra l’amore verso il sacro e la spinta al razionalismo; infatti, se da una parte compare il sole, la luce divina, dall’altra non possiamo che trovare la corona d’alloro simbolo per eccellenza dell’arte classica, tanto onorata nel rinascimento. Il Papa per omaggiare la sua città di nascita fece di Pienza la sua città ideale, forse l’unica città rinascimentale veramente ricostruita secondo quei canoni di razionalismo e proporzione tanto ricercati. La piazza di Pienza è così citata con l’oculo della sua cattedrale, che nel drappo è coperto, in parte, dalla forte mano del Papa, che regge uno dei più bei pastorali (oreficeria fiorentina della seconda metà del Quattrocento), simbolo indiscusso del suo potere.

            Leggendo ancora sotto questa pioggia di oro e argento, che viene dall’alto, non possiamo notare come i motivi si trasformino nei ricami del  piviale per assumere forme a inflorescenza e creare, in un gioco di alto e basso rilievo, dei stupendi giochi di luce, la stessa luce che illumina la piazza il giorno del Palio. La luce si alterna alle tenebre: questo continuo dualismo tra umano e divino si ripete in modo costante; infatti, pone ai piedi della figura maestosa del papa la Madonna di Provenzano e un cavallo. La Madonna è bellissima e dolcissima: guarda, tutta illuminata dalla luce divina e dall’oro della sua corona, i suoi senesi quasi a rassicurarli che anche questa sarà una vittoria benedetta dal cielo.

            Il cavallo, invece, è il simbolo per eccellenza del Palio, ma anche della irrazionalità e dell’istinto e di tutto quello che si può capire solo attraverso la natura, che viene rappresentato nella sua massima potenza e bellezza e con una zampa che attraversa l’altra parte del drappo, quasi a dimostrare che, in realtà, questo forte dualismo può essere superato e ottenere qualcosa che racchiuda il tutto. La diciassette contrade, poste in fondo a questo continuo bianco e nero, vogliono dimostrare proprio che l’unione è data dalle singole forze espresse da ognuna di esse. Il contrasto si rompe in un arcobaleno di colori che rappresentano ognuna di queste, su cui sono poste in un rilievo argentato, gli emblemi delle contrade, perché questo “Drappellone”, anche se vinto da una parte di Siena, ne tiene nel cuore tutte le altre.

            La dedica al papa umanista, che vede proprio in questo anno la celebrazione del VI centenario della sua nascita, avviene anche attraverso una citazione dei suoi scritti. Nella parte dell’asta, anche questa colorata per mezzo di una spirale bianco-nera, compaiono delle scritte che fanno riferimento alla canonizzazione di Santa Caterina, altro simbolo importante di Siena e attraverso cui la città si lega, ancora una volta, alla sfera del sacro.

            L’opera di Rita Petti si può dire completa grazie alle citazioni di carattere grafico e bibliografico; il “Drappellone”, quindi, racchiude tutto quello che Siena rappresenta: dalla bellezza dei ricami e dal suo amore per un lusso elegante e semplice (degno delle migliori opere di oreficeria di fine Trecento e inizi Quattrocento)  a tutta una storia di Madonne e sante in cui si mescolano anche qui sacro e profano.

 

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