RICORDANDO YURI AHRONOVIC A SIENA

 

di Annamaria Romana Pellegrini

 

Avevo ricevuto l’incarico dal mio giornale di seguire le lezioni del corso estivo per direttori d’orchestra dell’Accademia Musicale Chigiana. Era la fine di agosto dello scorso anno. C’era in palio un premio sostanzioso per la giovane promessa musicale, e avrei dovuto individuare il vincitore. Ben felice di godermi la frescura e la bellezza di Sant’Agostino, aspettavo che rientrassero dalla pausa il docente del corso di perfezionamento Yuri Ahronovic e gli allievi, intanto chiacchieravo con i ragazzi della cooperativa a cui è affidata la sorveglianza del polo museale. Mi avevano fatto incuriosire, tanto mi parlavano con simpatia del famoso musicista: “lo riconoscerà dalla camicia”.

 

E non è stato davvero difficile: è apparso come un folletto sorridente, salutandomi cordialmente perché ha pensato che fossi una nuova della cooperativa, indossando una camicia oversize firmata Moschino e decorata di tutto il popolo marino, pesci stelle e quant’altro, su fondo blu. Ho seguito le prove del concerto finale di classe, e grazie a Giovanna Fratta, una delle finaliste, nel corso dell’intervallo ho parlato con lui. Bocca cucita per il premio, come da consegna, dialogo in un italiano volenteroso e molto espressivo, indimenticabile. Perché lui, il musicista internazionale che aveva diretto per la prima volta a diciassette anni “Giulietta e Romeo” alla presenza dell’autore (male a suo dire) si dichiara entusiasta dei suoi allievi, e soprattutto afferma di non avere mai visto in vita sua (ha quasi settant’anni) due giovani dotati di cuore e mani – cioè tecnica e sentimento, ma è bello che per designarli indichi le parti del corpo – come l’olandese Otto Tausk, capace pur essendo un giovane occidentale di capire Sostakovic e Giovanna Fratta, che dirigerà la Settima di Beethoven. “Maestro – gli domando – lei parla sempre del cuore, oltreché della tecnica. E’ così importante per un direttore d’orchestra?”

“Noi siamo prima di tutto uomini, poi uomini che svolgono questa o quella professione.” E ancora “Il mio maestro, al quale ho chiesto consiglio a conclusione degli studi, mi ha detto: ora vai a comperarti un frac, e quando sarai sul podio ricordati che non è la tua bacchetta a suonare, ma l’orchestra”.

 

Sono stata felice di sapere che i suoi vagabondaggi artistici lo avrebbero riportato in Italia, in Toscana, che sarebbe stato lui il direttore per la serata inaugurale della stagione concertistica fiorentina. Qualche giorno prima, a Ognissanti – ero fuori Siena – ho letto su Repubblica della sua improvvisa scomparsa per una banale polmonite.

 

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