di Marcella Marongiu

“Biografia dipinta”, ovvero celebrazione della figura di un potente, soprattutto papi e principi, attraverso la rappresentazione delle gesta degli eroi dell’antichità, in prevalenza quelli legati idealmente alla figura del committente per l’identità del nome o per particolari vicende che accomunavano la storia di entrambi. Nonché “ritratto paradigmatico”: definizione che si attribuisce alla rappresentazione dell’eroe in una scena unica, nella quale egli compie un gesto esemplare e risolutore, grazie al quale passerà alla storia come modello di virtù.
Questi, in sintesi, gli argomenti discussi nel corso delle giornate di studio su Biografia e ritratto paradigmatico nell’arte italiana ed europea dal Rinascimento al Barocco, tenutesi nei giorni 8 e 9 ottobre 2003 nell’Aula Magna Storica del Rettorato dell’Università di Siena. Chiamati a raccolta dal Comitato scientifico (coordinato da Roberto Guerrini, affiancato da Marilena Caciorgna, Giuseppe Cantelli, Gioachino Chiarini e Alberto Olivetti), giovani studiosi provenienti dalle Università di Siena, Pisa, Bologna e Zurigo hanno indagato il rapporto tra la rappresentazione delle gesta degli eroi della storia romana e la volontà autocelebrativa dei committenti nei cicli decorativi bolognesi di palazzo Fava con Storie dell’Eneide e di palazzo Magnani con Storie di Romolo e Remo, in quello romano di palazzo Ruggeri con Storie di Pompeo Magno, o la glorificazione del cardinale Montalto attraverso le Storie di Alessandro Magno.
Sono stati considerati anche aspetti meno tradizionali del genere, come la scelta del committente di autorispecchiarsi non in un personaggio storico, ma in uno mitologico (è il caso di Cosimo I de’ Medici e di Paolo III Farnese), o in più complesse ed elitarie allegorie, come Francesco I de’ Medici nel suo celebre Studiolo in Palazzo Vecchio a Firenze. Interessanti novità sull’amplissima diffusione di questo genere hanno portato le ricerche sull’iconografia degli apparati funebri, che ripercorrevano per immagini le vicende biografiche del defunto, e quelle sui cammei raffiguranti soggetti di storia romana, che celebravano le virtù del possessore non meno dei grandi cicli affrescati.
Tra gli altri aspetti del genere, analizzati nelle due giornate, compare infine la fortuna letteraria e figurativa di eroi ed eroine dell’antichità come exempla virtutis nel Medioevo e nel Rinascimento, l’analisi dei ritratti di personaggi famosi – artisti e letterati – e della forte influenza dei fatti storici nella loro ideazione, ma anche di quanto la cultura classica condizionasse i modi di autorappresentarsi dei potenti, persino nel modo di abbigliarsi e di celebrare il rito del banchetto.