di Leonardo Scelfo

L’artista catalano Plensa per Fiumi e cenere presenta al Palazzo delle Papesse (31 gennaio – 2 maggio 2004) quattro nuove opere e una serie di lavori recenti.
Il
divano a forma di punto interrogativo intitolato Poet’s Chair racchiude
in sé i temi fondamentali dell’esposizione: il dubbio, la riflessione, il sogno
e l’interattività delle opere.
Porsi delle domande è per Plensa l’atto primo dell’essere artista, il pensiero si materializza, acquista una tridimensionalità e invita lo spettatore ad una riflessione singola, intima, da cui scaturiscono risposte individuali.
Per Plensa “essere un poeta non è una mia ambizione. E’ la maniera di stare solo”, ma la torre d’avorio evocata da Birman mostra chiaramente che la solitudine non è mai assoluta, dall’esterno s’intuisce l’interno e all’interno giungono gli echi ovattati dell’esterno.
L’alter ego dell’artista, Tel Aviv Man il personaggio assente in Poet’s Chair, è colto in un momento di stasi apparente, il suo riflettere muto ci invita ad emularlo, a predisporci verso la ricostruzione di una nostra immagine di realtà mediante la rappresentazione simbolica delle relazioni che ci legano al mondo.
In Where did I Forget my Shoes?, Dante’s dream e Glass Heads, Plensa materializza i propri sogni, li svela e li presenta al pubblico, mentre in Sogni in bianco e Nero? e in Primary Thoughts, la riflessione acquista una valenza globale non priva di rimandi storici e - come in Domestic Propensities - svela quanto la razionalità scientifica possa divenire somma irrazionalità.
L’interattività esplicita di 13 dubbs e di Europa spingono il visitatore a gettare la maschera, a fruire attivamente delle opere ad interrogarle per interrogare se stesso, ma la scenografica istallazione 13 dubbs allude anche alle antichissime cosmogonie che descrivono la realtà antecedente alla creazione come una “oscurità sonora” nella quale nulla era ancora solido e tutto era vibrazione musicale.

Non il pubblico ma una semplice e cadenzata goccia d’acqua fa vibrare lo strumento musicale nella stanza che ospita Wispern, la poetica istallazione che cita uno dei settantatre proverbi infernali di William Blake: Exuberance is Beauty.

Fino al 2 maggio 2004 è possibile visitare, al Palazzo delle Papesse di Siena, anche l’esposizione La misura di quasi tutte le cose del cubano Carlos Garaicoa e, per il ciclo Caveau, l’istallazione Bank Job di Richard Wilson.