INDAGINI ARCHEOLOGICHE

AL CASTELLO DI MONTEMASSI

 

di Luisa Dallai

 

A partire dal Maggio 2000 il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena ha ripreso le indagini archeologiche al castello di Montemassi sotto la direzione del professor Roberto Parenti; i saggi hanno sensibilmente ampliato l’area di scavo già definita dalle campagne avviate sin dal 1990, ed hanno consentito di acquisire ulteriori informazioni relative alla planimetria interna del castello, all’organizzazione funzionale degli spazi, alla fitta sequenza di attività costruttive e di fasi di cantiere conservate nel deposito archeologico. Le motivazioni di carattere scientifico che hanno condotto alla ripresa dell’indagine archeologica sono legate alla comprensione delle dinamiche evolutive dell’insediamento, allo studio delle diverse tecniche edilizie riscontrabili sul sito, alla definizione su base archeologica dell’entità dell’insediamento prima della sua comparsa nella documentazione scritta (la prima attestazione documentaria di Montemassi si data al 1075/1076). Solo a partire dalle conoscenze acquisite attraverso le indagini archeologiche è, infatti, possibile pensare ad una appropriata valorizzazione della rocca, rispettosa della sua evoluzione storica.

Le indagini archeologiche hanno interessato lo spazio al centro del pianoro, quello a ridosso del tratto meridionale della cinta muraria, oltre all’area prossima alla cosiddetta “torre A”; si è inoltre provveduto ad effettuare una ripulitura dell’area interna al “palatium”, ingombra delle macerie relative al cantiere di restauro, che aveva interessato la struttura negli anni ’60, alla quale, nella campagna 2003, ha fatto seguito lo scavo quasi integrale del deposito.

Nello spazio centrale, a ridosso della cinta muraria settentrionale, la complessità della stratigrafia e delle strutture individuate, ancora in fase di scavo, rappresenta certamente uno degli elementi di maggiore interesse sui quali si appunteranno le indagini degli anni futuri. Proprio da un piccolo saggio indagato in questa zona provengono, infatti, indicazioni relative ad un uso cimiteriale dello spazio, contiguo alla chiesa del castello, uso perpetuatosi fino al pieno XIV secolo.  

Nel corso dell’ultima campagna di scavo il rinvenimento di materiali databili ad epoca etrusco-romana ha riproposto il tema della crucialità dell’altura ove sorse il castello fin dal periodo ellenistico. Durante la campagna 2003 sono, infatti, venuti alla luce i resti di una capanna di epoca etrusca. La capanna, tagliata dalla costruzione del muro del palazzo duecentesco, che costituisce uno dei due corpi di fabbrica ben noti a tutti i visitatori, svettanti sulla sommità della collina, aveva elevati realizzati in argilla e zoccolo in pietra. Parte delle strutture doveva, inoltre, essere realizzata in legno, come si desume dal posizionamento di una buca circolare lungo il bordo sagomato della roccia vergine, che delimita il deposito di epoca etrusca e che doveva fungere da imposta per il posizionamento di un palo. L’individuazione dei resti della capanna di epoca etrusca contribuisce a chiarire le forme d’uso della sommità nel periodo più antico, uso del quale, fino ad oggi, si avevano spie nel rinvenimento di frammenti ceramici in depositi di epoca successiva.

Rispetto alla storia ed alla topografia del castello, le indagini fin qui condotte hanno portato all’identificazione di due aree che furono utilizzate come cimitero in un periodo compreso fra XI e XII secolo; è riferibile allo stesso periodo storico l’ampliamento del sistema difensivo sul fronte meridionale dell’altura, ampliamento mediante il quale si giunse all’attuale configurazione del circuito murario.

Nella metà occidentale del pianoro, area nella quale le indagini non sono state ultimate, lo scavo ha portato in luce i resti di un edificio religioso; questa struttura rappresenta uno degli edifici più antichi conservati in elevato all’interno della rocca, il cui impianto risale probabilmente all’XI- XII secolo. Al momento non sono stati scavati depositi relativi alla vita della chiesa antica, ma le future campagne di scavo permetteranno di puntualizzarne meglio la cronologia. Una datazione è comunque possibile sulla base di precisi confronti tipologici; il muro absidale della chiesa, orientato E-W, presenta infatti una particolarità, e cioè un’abside pensile impostata ad una certa altezza dal piano di calpestio, che trova strette analogie con quanto documentato in altri contesti toscani riferibili al tardo XI-XII secolo.

 

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