Riflessioni sull’ambiente naturalistico urbano senese in prospettiva di un

 

PARCO DELLE MURA DI SIENA

 

 di Vito Depalo

 

“Le valli verdi, i poggi su cui si trovano i grandi complessi conventuali, i pendii che raccordano i poggi alle valli e alle mura e cingono in alcuni tratti le mura dall’esterno, sono tra i più significativi elementi di struttura dell’organismo urbano. Emergono, attraverso tutta l’iconografia di Siena, nelle piante, nelle vedute a volo d’uccello e nei profili: non appaiono come vuoti ma come memorie di sistemazioni agricole tipiche della campagna senese racchiuse dentro le mura ma in continuità con i coltivi esterni”.

Così i redattori del PRG del 1990 descrivevano la mirabile natura dei luoghi attraversati dalla cinta muraria medievale.

Intorno a questo tema molte sono le riflessioni che vengono portate all’attenzione dell’opinione pubblica, in questi ultimi tempi, soprattutto per quanto riguarda le possibili trasformazioni che i luoghi richiedono per potersi offrire in una ritrovata luce ai sensi dei visitatori e dei senesi.

I processi di trasformazione in atto di questo lembo di territorio agricolo richiedono approfondite riflessioni su quello che è stato e che non può più tornare e quello che potrebbe essere ma non è ancora, quando si volesse consegnare il tutto alla nuova fascia di fruitori che sostituiranno i contadini di un tempo.

La contraddizione in atto è determinata dal fatto che il carattere di area agricola storica si intreccia, non sempre felicemente, con quello di uno spazio verde a fruizione pubblica dove si cerca di trasferire abitudini d’uso tipiche del “giardino urbano” in un contesto che, invece, per mantenersi intatto, con il proprio caratteristico fascino, richiede il paziente e continuo lavoro dell’uomo nel sistemare orti, vigneti e uliveti.

La contraddizione è quasi insanabile perché, a differenza del giardino pubblico dove la realizzazione e il mantenimento in una determinata forma sono affidabili a personale specializzato, in questo caso ci  troviamo a dover affrontare, in primo luogo, il problema di individuare e far emergere una fascia di “fruitori attivi” che possano operare trasformazioni all’interno della normale pratica agricola, anche quando ormai l’agricoltura va in tutt’altra direzione rispetto al disegno delle sistemazioni agrarie così ben descritte dall’affresco del “Buongoverno”.

Aver puntato l’attenzione degli aspetti di natura agraria, non vuol dire ignorare le potenzialità dei luoghi in rapporto alle emergenze architettoniche in essi racchiuse come le fonti, le mura e le porte, oppure ignorare l’importanza di un diverso modello di turismo sostenibile che potrebbe affermarsi grazie al fascino di una inedita modalità di percorrere Siena a partire da affascinanti prospettive e da percorsi giustamente definiti da “trekking urbano”.

Vuol dire semplicemente affrontare la parte più complessa del lavoro di valorizzazione se non si vuole essere complici della perdita irrimediabile di un paesaggio che fino alle immagini che si possono confrontare dalle foto aeree scattate dagli alleati negli anni ‘40, ha mantenuto immutata nei secoli la visione del Lorenzetti.

Le possibili alternative sono già percepibili già da adesso, quando si confrontano le esperienze di una valle come quella di Porta Giustizia, dove la presenza attiva di una cooperativa sociale consente il mantenimento di un tessuto agricolo molto vitale e variegato e quasi tutte le altre valli verdi dove l’assenza di soggetti attivi fa presagire un’involuzione del paesaggio con la proliferazione di specie infestanti che dilagano nei pendii e nei fondovalle e l’impoverimento delle superfici a prati incolti.

 

Il progetto del “Parco delle Mura” tende a riqualificare il sistema delle valli verdi contigue al tracciato delle mura medievali attraverso la realizzazione di nuovi percorsi, che metteranno in comunicazione le valli sia tra di esse che con il paesaggio circostante. L’intervento mira a recuperare, oltre al patrimonio costituito dal verde storico agricolo presente nelle valli, gli elementi architettonici più importanti che interagiscono con esso: le mura stesse, le porte d’accesso alla città, le fonti e lavatoi che alimentavano la vita di questi spazi verdi. Oltre al restauro e/o consolidamento di questi elementi, il progetto mira anche al recupero funzionale degli stessi perché possano tornare a svolgere un nuovo ruolo nel quadro di un modo nuovo di vivere la città.

Per quanto riguarda il sistema dei percorsi, il progetto introduce una novità rispetto alle previsioni del P.R.G., in quanto la permeabilità delle valli viene attuata, non solo secondo i percorsi storici che univano il centro abitato al verde “intra moenia”, ma anche lungo un percorso esclusivamente pedonale, che si attesta in contiguità con il tracciato delle mura, sia all’esterno che all’interno, sia alla base che, in alcuni tratti, in cima alle mura stesse per passare, poi, all’interno di alcune porte storiche d’accesso alla città.

La porzione di territorio attraversata dal tracciato delle mura è molto vasta e molto differenziata per quanto riguarda le tipologie di verde che è possibile individuare.

In estrema sintesi si tratta di aree prevalentemente agricole caratterizzate da un diverso uso del suolo per quanto riguarda le zone a valle, prevalentemente ad orti, le zone di pendio coltivate a colture arboree e per quelle di crinale, con la presenza prevalente di giardini disegnati terrazzati.

Nel tratto prossimo alla Fortezza il paesaggio si struttura secondo un disegno di verde urbano assumendone quindi specifiche connotazioni e problematiche distinte da quelle legate al paesaggio agricolo storico delle valli.

 

I temi intrecciati con il recupero e valorizzazione di una porzione così vasta di territorio, sono riconducibili, secondo quanto viene indicato dagli studi ed elaborati del P.G.R., ai seguenti punti:

 

 

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