UNA NUOVA POLITICA

PER LE RISORSE IDRICHE:

LA LETTURA INTEGRATA

DEL BACINO DELLA VALDELSA 

di Domenico Muscò

 

 

 

“Ma, allora, mi accorsi che anche la fonte sordomuta

mi aveva tenuto compagnia.

Era come se quell’acqua avesse attraversato la mia anima,

con il suo silenzio, ogni sera.

Mi aveva dissetato senza che l’avessi mai bevuta;

ed era stata buona senza rinfacciarmelo.

Perché io l’ho voluta far sparire?”

(Federigo Tozzi, “Fonti”)

 

1. E’ noto che l’acqua, nella storia del pianeta Terra, da sempre ha il ruolo fondamentale di determinare la nascita e la continuazione della vita: senza di essa cesserebbe subito ogni forma biologica sia faunistica che floristica; in questo senso, anche la sopravvivenza degli esseri umani dipende dalla possibilità di accedere a grandi quantità di risorsa idrica. Di ciò l’uomo ne è sempre stato consapevole, a tal punto che ha necessariamente legato l’organizzazione  della sua esistenza (residenziale ed economica) alla presenza dell’acqua: costruendo insediamenti abitativi nei pressi dei vari luoghi in cui essa manifesta la sua disponibilità: dai fiumi alle gore, dai laghi ai mari, fino alle sorgenti delle oasi del deserto; dunque, è una risorsa il cui significato è esemplare ed ineluttabile nel destino di tutte le forme di vita: indispensabile alla vita umana in sé, ma anche per suoi usi civili (urbani e domestici: provate ad immaginare una sola giornata della nostra vita senza poter fare uso di nessun tipo di acqua, converrete che sarebbe paralizzante), nonché nell’ambito delle attività economiche e di socializzazione.

Proprio su quest’ultimo aspetto: quello sociale, che vorrei richiamare l’attenzione per il ruolo che l’acqua svolge in questo senso, da tempi remoti, esattamente una funzione declinabile nei tipi: estetico, salutistico e ricreativo; cioè, l’uomo ha saputo (anche se, in tempi moderni, pare essersene dimenticato) glorificare la socialità dell’acqua attraverso molteplici soluzioni di arredo urbano dedicandogli piazze e monumenti, che ne esaltano il suo valore archetipico di forza centripeta col portare istintivamente “in relazione” le persone che ricercano la sua “prossimità”. Dunque, l’acqua è  elemento aggregante “ornamentale” centrale per tante piazze delle nostre città, in cui molti giardini, ville e palazzi storici perderebbero gran parte del loro fascino se gli togliessimo l’acqua, cioè essa esprime un valore estetico ed affettivo intrinseco: spesso esemplificato nei vari episodi raccontati in tanti testi della nostra letteratura e nella cinematografia, che ne hanno fatto un elemento caratterizzante l’intreccio della fabula, caricandola spesso di un valore onirico come nel caso, per esempio, di Antoine de Saint Exupèry in Terra degli uomini.

Così pure è noto, sin dall’antichità, il valore salutistico dell’acqua nelle sue diverse manifestazioni: quali i centri termali, i bagni di saune, le terapie con acque minerali, nonché la cura dell’anima mediante bagni di purificazione nelle acque dei fiumi sacri, come nel caso di alcune religioni dell’Asia orientale; invece, gli aspetti ricreativi dell’acqua riguardano quel ruolo che si è venuto evidenziando, con maggiore forza, in epoca moderna, che ha dato vita a molte delle recenti forme turistico-sportive (nell’accezione di strumento di divertimento: dal semplice godere del suo contatto alla pesca, allo sci d’acqua, al nuoto, etc.), a cui oggi assistiamo, che gravitano intorno ai giacimenti idrici (fiumi, montagne, laghi e mari), ma anche a forme di presenza d’acqua non naturali quali, per esempio, piscine ed acquapark. 

Seppure l’acqua, come ho cercato sopra di evidenziare, è così preziosa per la vita in ogni suo aspetto, l’uomo (soprattutto nell’ultimo secolo) ha completamente smesso di rispettarne la sua dignità quale “fonte di vita”: inquinandola e, quindi, mettendola a forte rischio di esaurimento ai fini degli usi potabili. Di fronte al perdurare di questa situazione, negli ultimi anni, si è elevato un grido di allarme, in molte parti del mondo occidentalizzato, grazie alla sensibilità indipendente e consapevolezza libera da “lacci di potere” di molte persone (che fanno capo ad un gruppo di ong), che ha portato alla nascita di un movimento internazionale, il quale sta realizzando diverse azioni di informazione e sensibilizzazione alla cultura idrica per creare una “coscienza attiva” (che ha dato vita ad una opinione pubblica che si oppone alla privatizzazione dell’acqua) e faccia arrivare le sue idee ai governi, che sempre più stanno adottando politiche che affidano a gruppi multinazionali la gestione dei grandi giacimenti idrici, nonché la distribuzione commerciale; cioè, è necessario opporsi a certe scelte sciagurate, guidate solo dalla logica del profitto, che portano milioni di persone ad essere escluse dall’accesso all’acqua e, quindi, assetare intere aree del pianeta.

In questo senso, negli ultimi anni, sono stati realizzati numerosi progetti dedicati a promuovere un’educazione culturale verso la risorsa idrica; cioè, si sono susseguite una serie di incontri pubblici e prodotti editoriali tesi a promuovere lo sviluppo di una nuova sensibilità nella gestione dell’acqua. Tutta la discussione sulla tutela della risorsa idrica in quanto bene comune, sul piano istituzionale, è culminata nella Dichiarazione del 2003 come “Anno internazionale dell’acqua”, proclamato dall’ONU, per incentivare appunto la conoscenza ed il rispetto dell’accesso all’acqua inteso come diritto universale inalienabile, poiché ormai è una risorsa che non possiamo più permetterci di calpestarla in quanto è scientificamente accertato che essa è divenuta un bene sempre più scarso sul nostro pianeta (per cui, senza retorica, a “rischio di estinzione”) e per questo così prezioso, senza il quale non sarebbe più possibile la continuazione della vita sulla Terra..

La nuova cultura dell’acqua, che speriamo prenda sempre più consistenza nel maggior numero di persone in ogni parte del mondo, ci fa capire che la tutela dell’acqua non è una cosa a se stante, ma è strettamente e fortemente legata alla qualità del territorio in cui nasce e scorre (sia in superficie che in falda), per cui non può aversi tutela della qualità dell’acqua senza tener conto di come viene gestito il suo cammino idrico nell’ambito del bacino idrografico di appartenenza, nonché nel ciclo d’uso dei contesti urbani ed aree artigiano-industriali. In tal senso, proprio con questo spirito, che sono stati realizzati molti documenti pubblici sulle politiche di tutela e gestione delle risorse idriche, ma anche diverse pubblicazioni secondo approcci “alternativi” alle posizioni cosiddette “ufficiali”, in cui vengono proposte le nuove idee e visioni, tra le più avanzate, sul significato dell’acqua per la vita sul pianeta (cfr., per esempio, il “Manifesto per il Contratto mondiale dell’Acqua”): un approccio innovativo che guarda alla risorsa idrica secondo una logica integrata rispetto a tutte le variabili collegate alla sua nascita, gestione nell’uso e metodi di riciclo.

 

2. In questo quadro mondiale, anche in Italia ci sono state diverse manifestazioni pubbliche e realizzati molti progetti di ricerca ed elaborazione di strumenti di corretta gestione dell’acqua, cioè sono stati già realizzati vari studi (e sicuramente altri ne arriveranno) riguardo alle fonti idriche nel loro contesto territoriale di nascita ed alle modalità di gestione rispetto agli usi che l’uomo ne fa per i suoi bisogni; in particolare, anche in Toscana abbiamo avuto l’uscita di molte pubblicazioni sulla risorsa idrica, promosse sia da organizzazioni non governative che da istituzioni pubbliche, tra cui qui voglio richiamare l’attenzione su una in particolare, cioè lo studio realizzato sul bacino idrico della valdelsa (promosso e pubblicato dall’Arpat e da “Acque Servizi idrici”): Il territorio della valdelsa e le sue acque. Verso una conoscenza integrata per la tutela delle risorse idriche, a cura di due studiosi dell’ambiente idrico Paolo Peruzzi e Francesco Mantelli (Firenze, 2003), che porta la presentazione di Alessandro Lippi (Direttore generale dell’Arpat) e di Marco Mazzoni (Responsabile del settore tecnico Promozione e produzione delle attività e dei servizi).

Il valore ed il significato specifico di questo volume è stato ben evidenziato dai presentatori, con i quali concordo proprio quando affermano che solo attraverso l’analisi di una limitata/omogenea area del territorio che si hanno le condizioni ottimali per individuare ed organizzare le conoscenze necessarie per “far comprendere quanta complessità ci sia dietro ‘l’acqua potabile’”, cioè si riesce a far emergere quanto la varietà delle acque sia “strettamente legata alla peculiarità del territorio, sia in relazione ai suoi aspetti geo-morfologici, sia alle diverse attività umane ivi presenti”(A. Lippi - M. Mazzoni, cit., p. 5).

            Dunque, è chiaro che il lavoro di ricerca, che Peruzzi e Mantelli ci hanno consegnato, procede avendo fatto proprio la nuova filosofia di lettura olistica di un territorio nella sua configurazione di bacino idrico (elemento che viene esaltato già nel titolo di copertina), cioè implementando il nuovo approccio interpretativo di analisi integrata di tutti gli elementi presenti nell’ambito di bacino, in sintonia con la visione contenuta nella riforma del servizio idrico della Regione Toscana; con questa premessa metodologica il volume ci porta a conoscere ogni dettaglio storico-sociale e scientifico-gestionale dell’acqua nel bacino della Valdelsa ed a farci capire qual è il ruolo che essa ha svolto ed ha in relazione allo sviluppo della comunità in questa area della nostra regione.

Il territorio della Valdelsa esaminato coincide col bacino idrografico del fiume Elsa (sottobacino dell’Arno), la cui rete idrografica è formata da vari torrenti, che vanno a determinare la tipologia delle acque dell’Elsa in base alla natura geomorfologia dei terreni che l’attraversano ed i fattori antropici presenti: l’analisi della sua acqua ci dice che ha una simile composizione lungo la sua asta e gli “indicatori microbiologici confermano la buona qualità dell’acqua” (p. 89), che porta i due autori a classificarla come “scarsamente o lievemente inquinata” (p. 91).

Peruzzi e Mantelli “confessano”, nella loro introduzione, che il progetto di elaborare questo libro sull’acqua nasce dal desiderio di elaborare uno strumento conoscitivo per la promozione della “cultura dell’acqua” attraverso lo studio specifico delle acque della Valdelsa: dove il vero obiettivo, oltre a far avvicinare alla conoscenza delle “acque di acquedotto”, è quello di stimolarci a “considerare l’acqua come qualcosa di unico, strettamente legato nelle sue varie fasi: dalla pioggia che alimenta le falde sotterranee, laghi e fiumi, fino alla restituzione all’ambiente delle acque usate” (p.11). In particolare, si tratta di un contributo “democratico” che riesce a presentare un quadro esaustivo di tutti gli aspetti inerenti la risorsa idrica: dal ciclo d’impiego alle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua, dai paramentri microbiologici di legge ai processi di potabilizzazione, dal clima del territorio valdesano alle sue caratteristiche geologiche, dalle diverse tipologie di acque che vi scorrono  agli acquedotti pubblici che la convogliano nei centri abitati per gli usi umani.

A titolo esemplificativo, mi preme ricordare ciò che viene messo in evidenza ad apertura del libro, cioè la constatazione scientifica che molta parte dell’acqua presente sulla Terra è “sempre in movimento e in trasformazione tra le sue fasi: è un processo naturale continuo” chiamato “ciclo idrologico”, che viene regolato dall’energia solare (p. 13); la spiegazione “a portata di mano” (nel senso di facilmente comprensibile) di questo fenomeno ci introduce al percorso di esplorazione relativo al patrimonio conoscitivo sull’acqua in generale prima ed in Valdelsa poi, facendo subito capire che il registro linguistico che gli autori stanno per usare, per spiegare tutti i meccanismi inerenti il ciclo di vita dell’acqua, è di tipo “semplificato”, che di per sé, per un profano, sarebbe di maggiore difficoltà; per esempio, si spiega, in forma accessibile, che sono proprio i “componenti di un’acqua” a determinare la sua utilizzazione per fini potabili: tali componenti, nelle acque naturali, “sono il risultato dei processi fisici e delle reazioni chimiche che hanno agito sull’acqua a partire dal momento in cui essa si condensa in atmosfera” (p. 15).

Ci viene fatto notare che in natura l’acqua potabile di qualità non esiste, in quanto in essa sono sempre presenti molte sostanze che recano danno all’uomo; per cui tutte le acque devono essere sottoposte a potabilizzazione: tra tutte, quelle che meglio si prestano ad essere rese potabili sono le acque dolci, cioè a basso contenuto salino. In tal senso, bisogna sempre tener conto che l’ottenimento di un’acqua potabile di qualità richiede “un’approfondita conoscenza di tipo interdisciplinare della risorsa idrica” (p. 59), ma prima ancora occorre essere consapevoli che “il primo stadio del processo di potabilizzazione è la prevenzione: la salvaguardia delle risorse naturali per la produzione dell’acqua potabile” (p. 60); questo è possibile solo se tutti ci comportiamo in maniera ecosostenibile e con senso di responsabilità solidale verso la natura.

Il lavoro di Peruzzi-Mantelli, dunque, insiste molto sull’acqua potabile per usi domestici, perché dicono gli autori “l’acqua da bere” ha scatenato una corsa alla privatizzazione delle fonti idriche e, quindi, permetterne l’accesso solo per via commerciale, e ciò sta innescando grandi meccanismi speculativi (come l’incremento vertiginoso del mercato delle acque minerali), che portano ad escludere molte persone ad usufruire di un bene comune dell’umanità. Questo concetto dell’acqua come bene “inalienabile” proietta una visione culturale della risorsa che si richiama ad un approccio giuridico dell’acqua come diritto demaniale: una prospettiva che, storicamente, trova un suo precedente nella filosofia del diritto naturale nota come giusnaturalismo, che ebbe la sua nascita ed affermazione nei secoli XVII-XVIII.

La tentazione di proporre qui una analisi dettagliata dei contenuti di questo lavoro è forte, ma ci porterebbe lontano dallo spirito che guida una recensione, cioè quello di presentarne il suo valore complessivo e non proporre “riassunti” dei contenuti (che non darebbero, comunque, la giusta rappresentazione del lavoro), per cui invito e sollecito tutti i lettori di questo articolo ad andare direttamente “alla fonte” per approfondire la conoscenza della risorsa idrica in valdelsa, dando atto agli autori di aver dato prova di valore professionale nell’essere riusciti a dare compiuta espressione a tutta la ricchezza idrica presente in Valdelsa.

Infine, mi piace concludere questa breve riflessione sull’acqua sposando l’auspicio avanzato nella presentazione del volume: è necessario continuare a pubblicare libri sulla cultura dell’acqua, perché essa è una “risorsa che potrà essere resa disponibile e di migliore qualità alle generazioni future solo attraverso una crescente conoscenza trasversale a tutti i livelli della popolazione” (A. Lippi – M. Mazzoni, cit., pp. 5-6); dobbiamo riconoscere, nel caso di questo libro, che questo augurio ha trovato degna soddisfazione, poiché ci ha fatto capire che l’acqua è unicamente un patrimonio naturale di tutti e, quindi, un bene che va usufruito in modo condiviso e democratico da ogni essere che vive sulla Terra.

 

Hosted by www.Geocities.ws

1