Tra febbraio e dicembre 2002 il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena, in collaborazione con l’Opera Metropolitana di Siena, ha condotto una serie di indagini stratigrafiche che hanno interessato gli ambienti situati al di sotto del coro della cattedrale ed alcuni locali adiacenti l’oratorio di San Giovannino. Il progetto, diretto da Riccardo Francovich e Marco Valenti, ha consentito di accrescere in maniera significativa i dati noti per le fasi di vita più antiche della città di Siena (sia etrusca che romana), in special modo riguardo alla destinazione d’uso dell’area sommatale, poi occupata dai grandi edifici della cattedrale e del Santa Maria della Scala.
Chiediamo a Marco Valenti di illustrarci quali siano gli elementi di maggiore rilievo messi in luce dall’intervento di indagine.
I dati emersi con le indagini condotte al di sotto della cattedrale sono estremamente importanti per ricostruire la storia e la topografia della città. La successione stratigrafica portata alla luce, in corrispondenza del transetto sinistro e del coro, è significativa sia per l’ampiezza cronologica che offre, compresa tra il periodo ellenistico ed il primo altomedioevo, sia per la qualità dei rinvenimenti. I sedimenti individuati, in particolare l’accumulo di livelli sabbiosi provenienti dalla sommità e di carboni, consentono inoltre di formulare delle conclusioni di carattere topografico, ed evidenziano, ad esempio, che in epoca ellenistica questo versante della collina era probabilmente esterno all’abitato e coperto dalla vegetazione.
A quando dobbiamo riferire l’inserimento dell’area all’interno dell’abitato?
Lo scavo ha messo in luce concentrazioni di materiali ceramici di epoca romana; si tratta in prevalenza di frammenti di sigillata italica, scarti di lavorazione del vetro e frammenti di marmo. La presenza di questi reperti, associati ad un marcato cambiamento nella matrice degli strati, suggerisce una maggiore antropizzazione del sito sin dall’epoca imperiale, mentre in età tardo antica almeno una parte dell’area fu utilizzata come discarica.
Le cronache cittadine hanno parlato di un rinvenimento del tutto eccezionale, datato alla prima età imperiale e legato probabilmente ad un preciso rituale di fondazione.
In questo caso i dati provengono dall’area posta al di sotto del braccio sinistro del transetto, con accesso da via dei Fusari.
La frequentazione romana in questa zona è attestata dalla presenza di un pozzetto scavato nelle sabbie plioceniche della collina. Nei livelli superiori di riempimento della struttura, oltre a materiale ceramico, erano conservati i resti osteologici riferibili a tre cani ed una mandibola canina fittile, mentre lo scavo dei livelli inferiori ha restituito i resti di un cavallo.
Il ritrovamento ha destato notevole interesse, perché è probabilmente collegabile al rito propiziatorio connesso alla fondazione delle mura e delle porte cittadine: l’opera di perimetrazione urbana, infatti, veniva sacralizzata con il sacrificio di cani e la loro inumazione rituale.
Dal ritrovamento possiamo, dunque, desumere non solo una stabile occupazione dell’area, ma anche la presenza di un circuito murario ormai perduto.
Abbiamo in effetti collegato il ritrovamento alla costituzione in età augustea della colonia militare di Sena Julia, ed alla possibile esistenza di un circuito murario, non conservatosi, che doveva svilupparsi lungo l’isoipsa della collina, sfruttandone la naturale conformazione.
Quanto alle fasi altomedievali, esistono dati aggiuntivi ad integrare i rinvenimenti emersi al di sotto del complesso di Santa Maria della Scala?
Fra VI e VII secolo, quindi nel primo altomedioevo, la zona ospitò semplici strutture abitative, capanne simili a quelle documentate al di sotto del Santa Maria della Scala, ma una parte dello spazio fu destinato ad area cimiteriale. Abbiamo individuato, infatti, quattro tombe in fossa terragna, due delle quali spoliate in antico; i pochi materiali supersiti ci hanno tuttavia permesso di ricondurre anch’esse al medesimo orizzonte cronologico.