Marcella Foresio, Silenzioso pensiero,

2003, terracotta bianca su ferro, cm 50x30x18

 

I SUOI DUE CANI

 di Alessandro Agostinelli

 

Questa storia è ambientata a Berlino, nei primi anni ’70 del Novecento. Pare sia la testimonianza diretta del primo seno nudo che la storia della moda contemporanea ricordi. Il testimone è il sarto di Alexander Dubcek, che fu il leader della primavera di Praga.

           Passava con due cani, uno piccolo, piccolo basso e corto, uno grande, grande e a chiazze nere e bianche, mentre stavo bevendo un'aranciata ad un piccolo chiosco, e lei passava di lì con due cani sciolti, liberi, senza guinzagli, catene o altri legacci - avevano solo due bei collari colorati - ma obbedivano ad ogni suo gesto, e ora il cane mi era venuto vicino e io, guardando lo sguardo di lei - me n'ero accorto solo allora: una giovane donna degli anni '60 -, avevo iniziato ad accarezzarlo sulla testa; lei sorrise e si avvicinò, indossava delle scarpe nere e aveva lineamenti decisi, e un gran sorriso, sì, un sorriso che ricordo ancora distintamente, e ancora mi scalda il cuore; era bella proprio per quel sorriso; il suo corpo era slanciato, una figura che si distingueva con nettezza da sotto il tailleur, e un seno....oddio...era la prima volta che vedevo una femmina senza reggiseno, insomma, con una camicetta tanto appropriata, dolce come una notte d'estate, che si muoveva a ritmo e lasciava intravedere un movimento così perfetto, quello di un seno che cammina; com'è bello vedere un seno che cammina!, e si avvicinò, scusandosi per il cane, quello grande e a chiazze nere e bianche, ma a me non dava fastidio, tanto che continuavo a grattarlo vicino alle orecchie, ricambiando, forse goffamente, il sorriso di lei e ignorando del tutto l'altro, quello piccolo basso e corto; lì per lì feci qualche apprezzamento sul cane e lei rispose, quasi scusandosi, che era come un bambino curioso di tutto; per me non era proprio un difetto, almeno in quel momento, ma lei, con lo sguardo un po' malizioso, e mordendosi la parte interna di una gota, chinò la testa su un lato come dire, guarda la so lunga, ho capito che in questo momento accarezzeresti anche la superficie di un sacco di patate....e allora tentai, non sono forse anche gli animali al centro del mondo?, mi venne così, la prima cosa che trovai sulla lingua inciampicando, proprio quando i miei occhi si incollavano sul centro del suo seno; lei sorrise, e un po' arrossì; l'altro cane, forse senza pensieri, se ne stava sdraiato a poltrire sul marciapiedi, sotto al sole, intanto il cane grande e a chiazze nere e bianche faceva di tutto per restare al centro dell'attenzione; camminavamo e io le raccontavo di quella volta che, non trovando una stoffa intonata al colore dei pantaloni, staccai le tendine della finestra di cucina della mia casa di Praga e confezionai una camicia a quadri per il nostro chiacchierone, solamente dimenticai di lavarle, così Dubcek andò ad un plenum con una camicia un po' incongrua e, per di più, con una grande macchia d'unto proprio sotto al becco sinistro del colletto; lei rideva, rideva eccome, e il suo seno camminava che non ne ho visti più di seni camminare a quella maniera; camminavamo insieme per una strada piena di gente e negozi; lui saltellava davanti e intorno a noi con aria soddisfatta, mentre quello piccolo basso e corto, indugiava con aria stanca dietro a quel corteo dei seni; entrammo da Zillemarkt, in Bleibtreustrasse e ci sedemmo; era un piacevole conversare in mezzo a quell'arredamento liberty, con due bicchieri sul tavolo, pronti per socializzare; lui in preda a crisi d'interessamento mi spingeva il muso contro le ginocchia per essere accarezzato, l'altro cane - quello piccolo basso e corto - era seduto sulle zampe posteriori, con lo sguardo perduto verso la porta d'uscita; mi ero aggrovigliato in un discorso sui cani e la terra, sulla troppa verticalità ed erezione dell'uomo e lei pareva, ora, un po' assorta, forse senza pensieri, con gli occhi al soffitto, poi, improvvisamente ebbe uno scotimento, mi interruppi, lei scusandosi mi lasciò seduto da Zillemarkt, dicendo che aveva un appuntamento; rimasi incollato alla sedia con la bocca mezza spalancata, e già lui era partito, fuori dalla porta, sul marciapiedi, con aria decisa; lei salutò e uscì abbozzando una smorfia; l'altro cane, quello grande e a chiazze nere e bianche, disorientato, arrancò verso l'uscita e, senza curarsene troppo li seguiva da dietro, sul marciapiedi.

Il piccolo. Aveva vinto lui!

 

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