Intervista a Marco Pierini,

direttore del museo delle  papesse di siena

 

 di Leonardo Scelfo

 

 

 

Dopo più di un anno di attività, con all’attivo la prima mostra retrospettiva in Italia di Barbara Kruger e la doppia personale Messager-Boltanski, l’ex direttore del museo diocesano di Pienza, come ironicamente era stato definito al momento della sua nomina, cosa risponde a quanti profetizzavano una rapida fine del Centro d’Arte Contemporanea delle Papesse? 

Più di quanto potrei dire io sono i fatti a rispondere. Il Centro è in ottima salute, i visitatori sono in costante aumento, l’interesse da parte della stampa – e non solo quella specializzata – è crescente, la programmazione è stata molto apprezzata; un bilancio, insomma, molto positivo. Si aggiunga che abbiamo aperto il bookshop, rapidamente trasformatosi in una piccola libreria specializzata nell’arte contemporanea, e che abbiamo acquisito in permanenza sette nuove opere in soli otto mesi.   

 

 

Quali sono state a suo avviso le differenze più rilevanti tra la passata direzione e l’attuale? 

Questo non lo devo stabilire io ma il pubblico e gli addetti ai lavori. Personalmente, comunque, credo che la programmazione del 2002 abbia fornito segnali di un orientamento diverso; mi riferisco in particolare all’organizzazione delle mostre personali, estranee alla tradizione di Palazzo delle Papesse, all’individuazione di una project room nel caveau, alla scelta di dedicare a Siena e al suo territorio almeno una mostra all’anno (attraverso la fotografia, come nel caso di Olivo Barbieri ed Elger Esser, o, come accadrà a giugno con Il palazzo delle libertà, valorizzando la storia e l’architettura del Palazzo delle Papesse). Abbiamo inoltre cercato di ampliare il nostro orizzonte aprendo alla musica – avremo un concerto di Harold Budd a giugno e uno di Toshinori Kondo a luglio – e alla letteratura. Da aprile a maggio, infatti, ospiteremo alle Papesse quattro scrittori che pubblicano nella collana ‘Stile Libero’ di Einaudi: Aldo Nove, Loriano Macchiavelli, Teresa Ciabatti e Paolo Nori.  

 

Nel primo anno di attività il Centro è riuscito a recuperare quel rapporto con la cittadinanza che in passato era venuto meno? E, se si, con quali mezzi? 

Direi di si, anche se c’è ancora molto da lavorare, soprattutto da parte nostra. Il gradimento dei senesi verso le nostre iniziative è stato abbastanza costante e, soprattutto, credo sia stato apprezzato il modo ‘soft’ che abbiamo usato per avvicinare il pubblico locale al Centro. Si pensi, ad esempio, all’installazione di Barbara Kruger sugli autobus, molto visibile e – al contempo – non invasiva, oppure alla mostra Cityscapes/Landscapes che ha offerto una lettura di Siena e del suo territorio da parte di due straordinari artisti che usano il mezzo fotografico: Olivo Barbieri ed Elger Esser. Molto importante, inoltre, è l’attività didattica svolta per noi dalla cooperativa Elicona; i bambini e i ragazzi delle scuole sono infatti i visitatori del futuro e la loro costante presenza all’interno del palazzo ci rende molto fiduciosi. Un altro passo che abbiamo fatto per rinsaldare il rapporto fra Papesse e territorio è quello di coinvolgere – a vario titolo – enti e istituzioni  locali nelle nostre iniziative: dal Tra.In alla Coldiretti, dall’Università all’Orto Botanico. Si consideri, infine, ed è un ottimo segnale, che si è costituita un’associazione di amici del Museo chiamata Amici delle Papesse che ci offre un forte sostegno pratico e ‘morale’.

 

Si è verificato ciò che temevano i suoi detrattori e cioè una chiusura, un ripiegamento provinciale che ha tagliato fuori il Centro dalle grandi rotte dell’arte contemporanea? 

Tutt’altro, basti considerare la statura degli artisti passati in questi ultimi mesi al Palazzo delle Papesse per rendersene conto. E non mi riferisco solo agli artisti di maggior fama come Barbara Kruger, Christian Boltanski o Annette Messager, ma anche ai più giovani Elger Esser, Leni Hoffmann e Jason Middlebrook che hanno esposto da noi proprio nel momento della loro affermazione; segno che siamo stati con gli occhi aperti, ben dentro le grandi rotte dell’arte contemporanea.

 

Dopo le collaborazioni con l’Associazione Arte Continua, in occasione della 7° edizione di Arte all’Arte, con Officina Giovani, per Sumptuous, sono previste ulteriori iniziative con Enti, Centri, Associazioni e Istituzioni? 

Quello della collaborazione con altre realtà, non solo locali, è uno dei punti che fondano la nostra politica culturale. Altre iniziative di questo tipo sono al momento in cantiere e presto ne daremo notizia.

 

Il Palazzo delle Papesse continuerà nel suo lavoro di ricognizione e proposta delle ultime tendenze dell'arte? 

Certamente. È una delle caratteristiche irrinunciabili del nostro Centro. A giugno, per esempio, inaugureremo una mostra dal titolo Il Palazzo delle Libertà con circa 25 artisti chiamati a realizzare un’opera nuova per le Papesse. Di questa selezione faranno parte artisti – perlopiù giovani – provenienti da tutto il mondo, dall’Australia a Singapore, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Germania all’Inghilterra.

  

Quali sono i prossimi appuntamenti espositivi del Palazzo delle Papesse? 

Oltre alla mostra già ricordata (il Palazzo delle Libertà) avremo una grande antologica del Gruppo Zero a Settembre, alla quale stanno lavorando già da qualche mese Stephan von Wiese e Marco Meneguzzo assieme ai tre artisti: Piene, Mack e Uecker.

 

Hosted by www.Geocities.ws

1