Paola Torrini, Anime vaganti

nello spazio dei miei pensieri, 1998

 

 

 

MARTINA

 di Ilaria Cangioli

(Prima parte)

  

Click “Ciao sono io… volevo solo avvertirvi di non aspettarmi per cena, credo che farò un po’ tardi al lavoro… Vi richiamerò non appena mi libero, così vi faccio sapere più o meno a che ora torno… allora ciao! Un bacio!” Click

           Tutto iniziò così, con questo messaggio lasciato nella segreteria telefonica. Martina però non tornò a casa né quella sera, né la sera seguente e neppure una delle altre sere a venire.

Come di prassi, furono mobilitate le forze dell’ordine, quelle magiche e quelle televisive. L’immagine di Martina rimbalzava ovunque: alla televisione, sui volantini distribuiti per strada, sulle confezioni del latte, nelle segnalazioni dei tarocchi: ovunque.

Eppure, di Martina non si trovava nemmeno una traccia. E questa era la cosa veramente strana: nemmeno un minimo indizio da nessuna parte. Non si trovò neppure una persona che, nel giorno della scomparsa, l’avesse vista almeno per un minuto. Al lavoro non era andata (“E quindi nel messaggio lasciato in segreteria aveva mentito! E perché? Che cosa mai nascondeva questa menzogna?”, ammiccava Occhiblu dalla televisione, osservando il suo pubblico che sbavava, come ogni settimana, di fronte alle altrui disgrazie); e se al lavoro non era andata, non poteva neppure aver fatto tardi… (dedusse brillantemente la polizia): e quindi? Il mago di turno fu autorizzato ad interrogare la sua palla di vetro e vide lo spirito di Martina finalmente libero e in serenità: “E` dunque morta! Ma è morta in pace! Il suo spirito adesso è felice, è in paradiso con gli altri angeli innocenti! Dobbiamo essere tutti felici per lei! Martina ci guarda e ci dice di non aver timore e di ricordarla per sempre!”.

Sarà stato per le parole del mago, sarà stato perché ormai erano passati quattro mesi dalla sua scomparsa e nessuno ne poteva più, sarà stato quel che sarà stato, fatto sta che Martina fu decisa morta in circostanza misteriose (ma, a quanto pareva, serene). Il particolare che il suo cadavere non fosse stato mai trovato lasciava perplesso solo il postino e pochi altri. 

Passarono così quattro anni. E poi: 

Click “Ciao sono Martina! Mi dispiace di aver fatto così tardi al lavoro, comunque sto tornando a casa! Siate fiduciosi! A presto!” Click

“E’ una contraffazione! Analizzate la voce, confrontatela con quella dell’altro messaggio della segreteria telefonica!”, ordinò la polizia col manganello.

“E’ lo spirito di Martina che ha voluto lasciare un ultimo messaggio ai suoi cari! Chissà, magari vuole rendersi visibile a noi  per comunicarci qualche mistero dell’aldilà…”, sentenziò il mago riflesso nella sfera.

“E’ un vero mistero! Una donna scompare senza alcun indizio e dopo quattro anni… un nuovo inquietante segnale! Chi ha lasciato quel messaggio? E’ stata proprio Martina? E se è stata lei, cosa ha fatto in questi quattro anni? E se non è stata lei, quali macabri retroscena si celano dietro a tutto questo?… Mistero!… Un mistero, però, che abbiamo tutta l’intenzione di svelarvi!”, promise Occhiblu nella telecamera.

Quindi, tra raffronti vocali, tarocchi e dirette televisive per il tanto agognato ricongiungimento in diretta, passò ancora un altro anno. Quello che si seppe fu che in effetti la voce era quella di Martina, che il suo spirito non si era fatto vedere perché trattenuto da qualche malignità ai confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti, e che forse le ipotesi tirate fuori fino ad ora erano tutte stronzate, e in realtà Martina si divertiva a prendere in giro tutti mentre se la spassava in Giamaica con uno stallone alto un metro e novanta e ben dotato.

(La seconda parte del racconto sarà pubblicata  nel prossimo numero)

 

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