Paolo Agnesoni, San Sano, 2004

 

 

 

MARTINA

 di Ilaria Cangioli

(Seconda parte)

  

Dopo altri due anni di silenzio:

 

Click “Sto trovando un bel po’ di traffico per strada, mi dispiace! Vi giuro che ce la sto mettendo tutta per arrivare a casa… Ma dove va tutta questa gente in piena notte? Ciao!” Click

“Cazzo, ma è possibile che non ci sia mai nessuno in casa quando lei telefona? Sempre con la segreteria parla quella donna!?”, commentò la polizia.

“Che avevo detto? Il traffico di cui la signora parla è l’impedimento che io avevo percepito così nettamente!”, si gongolò il mago.

“E rieccola! Ma non crederà mica che organizziamo per la terza volta il ricongiungimento in diretta, vero? Chi si crede di essere? Una diva? Una vip?”, disse a telecamere spente la nuova Occhiverdi (Occhiblu era stata sostituita a causa di alcune piccole rughette che le offuscavano lo sguardo).

 Passarono ancora degli anni dalla data di quest’ultimo messaggio; tre per la precisione.

 Click “Ciao… siete molto arrabbiati? Io non so proprio cosa fare! Sono qui bloccata nel traffico, e davvero non riesco a tornare a casa!… Abbiate pietà di me quando arrivo!… Sono così stanca!… A presto, spero!” Click

“E che cazzo!”, lapidò la polizia

“Tutto questo ha una sua precisa spiegazione: l’anima di Martina si era sì liberata dal suo primo ostacolo, ma poi non è riuscita a divincolarsi in modo completo da chissà quale stretta mortale! Povera anima! Chissà come sta soffrendo in questo momento! Penso che la cosa più giusta da fare sia organizzare una veglia in suo onore, durante la quale tutti, parenti, amici, uomini e donne di buon cuore, la aiutino finalmente a salvarsi! La veglia si terrà nel mio studio sabato prossimo venturo alla mezzanotte. Si richiede un piccolo contributo spese!” sbavazzò il mago.

“E ci siamo di nuovo! Stiamo ovviamente parlando di Martina!… Ha lasciato un nuovo messaggio in segreteria… il terzo o il quarto, non ricordo bene… è il quarto? E’ il quarto, mi dicono dalla regia! (ma chi se lo ricorda più!)… e ora? Che succede a questo punto? Si continuano le indagini? Si battono nuovamente tutte le strade già battute? (anche perché di nuove non ce ne sono!). Si cercano nuovi indizi, nuovi testimoni…….”, puntinò Occhiverdi.

Le ricerche forse ripresero e forse no; forse fu ordinato un nuovo tracciato vocale, o forse si lasciò perdere; forse i parenti nutrirono un’altra piccola speranza, o forse si rassegnarono. Fatto sta che dopo un altro anno:

 

“Eccomi qui! Sono finalmente a casa!… Ehi, ma non c’è nessuno?” Martina entrò dalla porta principale della sua abitazione come una persona in carne ed ossa, e non dalla finestra o dal camino come uno spirito.

La polizia la mise sotto interrogatorio delle lampade: “Dove sei stata? Cosa hai fatto in questo periodo? Sei stata rapita, rapinata, violentata, abusata, sequestrata, circuita, ammazzata…Insomma, che cazzo è successo?”

Il mago la mise sotto interrogatorio della sfera di vetro: “Percepisco che hai passato dei momenti terribili! (Ma insomma! Non potevi essere morta, defunta, finita?) Non lo so, ma mi pare che la tua aura sia ancora molto debole… probabilmente sei stata in coma (tutti si deve crepare, o prima o poi! Che ti costava farlo qualche anno fa?)”

Occhiverdi la mise sotto interrogatorio dei riflettori: “Ed eccola qui, la furbetta!… Allora, com’era questo casanova giamaicano? Niente male, eh? Visto che ci sei rimasta così tanto tempo… Ne valeva la pena, di’ la verità?… Vogliamo sapere tutto tutto tutto di te! (Anzi, se ci dici chi è lui, facciamo uno scoop e lo portiamo qui in diretta!… ma anche se non è proprio lui, possiamo trovare un altro simile e facciamo finta… tanto chi vuoi che se ne accorga… creiamo una storia, capisci?)”.

 

Veramente Martina non ci capiva più niente.

 

Click “Io non so che pensare! Mi sembrate tutti impazziti!… Ma cosa vi è preso? Cos’è questa follia collettiva?… Mi dite che sono stata via degli anni, che sono stata rapita, che sono morta e poi resuscitata… forse ero in coma o forse me la spassavo in Giamaica… Non so che pensare, non so che dire!… E’ vero. Ho mentito! Non sono andata al lavoro! Mi sono presa un giorno di ferie da passare da sola con me stessa! Mi volevo ritagliare un piccolo spazio tutto mio… fare le cose che mi piace fare, vedere le cose che mi piace vedere… poi stavo tornando a casa e mi è presa voglia di una granita al limone con vodka… sono stata fuori fino a tardi, ma insomma! Lavoro dieci ore al giorno, e poi la casa e tutte quelle cose che si devono fare… Avrò il diritto di rilassarmi un po’ anch’io quando ne ho voglia, quando ne sento la necessità!… Comunque, io non so più che voi siate e cosa volete da me! A questo punto me ne vado davvero. Non so dove e non so quando tornerò, ma qui non posso più rimanere! Mi sento oppressa, analizzata, demonizzata, intervistata… non ne posso più! Vi voglio comunque molto bene… ciao a tutti e per sempre, Martina” Click

 

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