LA LINGUA ITALIANA PER IMMIGRATI
di Laura Palmieri
L’immigrazione, anche in provincia di Siena, è una realtà ormai consolidata ed in fase di espansione; l’arrivo a Siena (ma soprattutto in provincia) dei lavoratori migranti è stato, fino a qualche anno fa, poco visibile e silenzioso, legato soprattutto al lavoro domestico delle donne somale, filippine, polacche e rumene, oppure ai lavori stagionali in agricoltura ed al taglio del bosco per albanesi, yugoslavi e macedoni. Solo in Val d’Elsa la realtà dei migranti era concreta e ben visibile da lungo tempo; senegalesi, marocchini e tunisini sono presenti da anni nelle fabbriche della zona dove svolgono i lavori più pesanti, quelli che gli italiani non vogliono più svolgere: fonditori, saldatori oppure operai nelle industrie alimentari.
Per un lungo periodo c’è stata scarsa attenzione da parte delle amministrazioni locali o delle associazioni ai bisogni che questi lavoratori esprimevano, a volte in modo un po’ confuso: bisogni relativi alla prima accoglienza in caso di profughi o rifugiati, bisogno di servizi più adeguati per chi cerca lavoro oppure ha con sé la famiglia; primo fra tutti la necessità di conoscere in modo adeguato la lingua italiana.
Il corso di formazione per immigrati dai paesi extra U.E. “Una casa per tutti”, realizzato dall’ARCI di Siena nel periodo tra il 20 novembre 2001 ed il 28 giugno 2002, nasce dalla consapevolezza che buona parte del faticoso processo che i migranti devono compiere -- per arrivare ad una piena inclusione sociale e quindi per acquisire i fondamentali diritti/doveri di cittadinanza che gli permetteranno un ruolo attivo nella società che li ospita -- passa attraverso una buona conoscenza della lingua italiana. Conoscenza del linguaggio di base per la comunicazione nel quotidiano, ma anche conoscenza dell’italiano che permette di interpretare correttamente messaggi e comunicazioni burocratiche, spesso complicate e farraginose per gli stessi italiani.
Nel nostro corso (il primo, a livello provinciale, che fosse rivolto a questo tipo di utenti) abbiamo cercato di mettere insieme esigenze di conoscenza della lingua a livello elementare (di primo livello) con la necessità di fornire un minimo di informazioni di base sulla legislazione di riferimento per gli stranieri, cioè il Testo Unico 286 e il d.d.l. 795, allora in via di approvazione (poi diventata la nota legge Bossi/ Fini), oltre ad una riflessione su tematiche di particolare interesse per i soggetti in questione. Tutto questo in un contesto di accoglienza e di disponibilità all’ascolto delle problematiche individuali, che è, a mio avviso, indispensabile con i migranti (soprattutto quelli provenienti dai paesi in via di sviluppo), dato il loro vissuto di grande difficoltà e sofferenza, che necessita di una particolare attenzione all’aspetto relazionale ed emotivo nel rapporto con gli allievi da parte del docente e tutor.
Il progetto si è articolato su tre corsi, che si sono svolti presso l’Arci di Siena, il Circolo Arci di S. Rocco a Pilli e quello di Rosia ed è stato preceduto da un lavoro intenso e mirato al coinvolgimento attivo delle comunità, soprattutto latinoamericana e kosovara. La scelta di coinvolgere alcuni circoli Arci della provincia nell’iniziativa ci è sembrata molto importante sia per un discorso di decentramento, e quindi di maggiori opportunità di frequenza per gli allievi, sia per iniziare con le basi associative sul territorio un discorso di apertura verso le problematiche dell’immigrazione ed intercultura, temi che sono ancora molto spinosi per molte persone.
Durante i corsi, rivolti ad allievi con una scarsa o nessuna conoscenza della lingua, un docente di italiano ha presentato gli elementi di base in modo interattivo ed adeguato ad un pubblico di adulti (spesso al termine di una giornata lavorativa di 8/10 ore). Sono state proposte informazioni e riflessioni sui doveri (in particolare sulle procedure burocratiche), sui corrispondenti diritti che interessano gli stranieri e sono state affrontate tematiche relative al mondo del lavoro come la sicurezza, il mercato del lavoro a Siena, etc.
Le 3 azioni formative hanno avuto un riscontro positivo a livello dei partecipanti; molti di essi, soprattutto a Siena, ci hanno chiesto di poter proseguire l’esperienza, anche perché questa è stata un’importante occasione di socializzazione tra loro e con gli italiani, difficilmente ripetibile in altri contesti. Altri immigrati hanno chiesto corsi di italiano più avanzati oppure corsi di informatica di base con elementi di inglese per poter comprendere il linguaggio dei computer.
Una priorità piuttosto urgente è sicuramente quella di insegnare la lingua italiana in modo diffuso e generalizzato alle donne migranti come supporto alla loro funzione genitoriale nei confronti dei figli che, invece, sono molto capaci dal punto di vista linguistico, dal momento che frequentano la scuola italiana, e fornire qualifiche professionali più specifiche (per es. nel campo dell’assistenza a bambini ed anziani) a quelle donne che vogliono lavorare, ma che rischiano di essere completamente isolate ed emarginate e quindi non possono inserisi nel mercato del lavoro, perché non hanno le competenze linguistiche necessarie.
Dunque, un campo quello dell’utenza migrante che ci chiede una serie coerente di interventi mirati e qualificati, sia per potersi inserire come cittadini a pieno titolo nella società ospitante, sia per poter migliorare la propria condizione sociale.