ARCI IMMIGRAZIONE: OBIETTIVO SCUOLA
di Laura Palmieri
Anche nella nostra provincia, da alcuni anni, la presenza di alunni che vengono da altri paesi è una realtà ormai consolidata ed in forte crescita. Siamo passati da valori di circa 200 unità negli anni prima del 1997 ( per la presenza dei figli di tedeschi o svizzeri o inglesi che avevano scelto la nostra bella terra di Toscana come residenza elettiva) per arrivare alla ragguardevole cifra di 1651 ( 298 nelle materne, 697 nelle elementari, 392 nelle scuole medie e 264 nelle superiori) nell’ anno scolastico 2002/2003 ( sono più di 2000 nel corrente anno). Sul totale si passa da una percentuale di 3,16% nel 1999/2000 ad una percentuale quasi doppia , cioè del 5,6 % del 2002/2003 (i dati sono di fonte del Centro servizi amministrativi di Siena).
Parallelamente ad una presenza di famiglie migranti distribuita in modo non omogeneo sul territorio ( concentrate prevalentemente nella Val d’Elsa, Val di Merse e Chianti , con una tendenza all’incremento anche in Val di Chiana), anche i ragazzi sono concentrati soprattutto in alcune scuole od istituti comprensivi, mentre in altri istituti sono presenti solo pochi alunni.
Numerose e di diverso ambito sono le problematiche poste da questo ingresso consistente di bambini figli di migranti. Da quelle relative alla prima accoglienza ed inserimento (dalla scelta della classe a cui ammettere il bambino a quelle del rapporto con gli studenti nativi) a quelle più squisitamente didattiche e disciplinari ( per esempio: l’insegnamento dell’ italiano ed il supporto disciplinare), a quelle relative alle tematiche multiculturali ed interculturali, a quelle sociali (di cui spesso la scuola viene investita, suo malgrado). Una serie, quindi, di questioni assai complesse perché interconnesse, che presupporrebbero interventi organici su più piani. Invece, nelle scuole della provincia siamo in presenza di interventi che sono spesso sporadici, scollegati, carenti; e questo per motivi, a mio avviso prevalentemente culturali.
L’ingresso dei bambini stranieri nelle nostre classi è considerato sempre un fatto eccezionale in un ottica di emergenza e non un fatto “ normale”, per quanto di difficile gestione, con il forte rischio di non dare risposta a bisogni primari come la tutela fisica e psichica, il diritto all’istruzione, il diritto alla salute, il diritto alle pari opportunità di accesso all’istruzione per tutti, oltre che non attuare ( insieme agli EE.LL.) interventi al fine di facilitare percorsi di inclusione sociale per l’alunno straniero e la sua famiglia.
Il progetto “Una scuola per tutti”, elaborato e condotto dall’ARCI di Siena (dopo approvazione della Conferenza dei sindaci dell’Area senese, nell’ambito degli ultimi fondi della legge 40), rappresenta un primo tentativo di dare una risposta organica alle molte problematiche che investono le scuole con un ingresso consistente di bambini stranieri, in modo che questo cambiamento, epocale per il nostro paese tradizionalmente di emigranti, diventi con il tempo un motore per il rinnovamento dell’istituzione scolastica, per l’adeguamento alle esigenze di una società sempre più complessa, formata da un’utenza diversificata.
E’ stata una sfida difficile, perché la scuola è un sistema rigido, poco sensibile a sollecitazioni e collaborazioni esterne, per nulla dinamico e disponibile a mettersi in discussione. Alcune resistenze e le difficoltà che il nostro progetto ha incontrato nelle varie sedi scolastiche, si possono sicuramente ascrivere a questa rigidità.
Le scuole dell’area interessate dal progetto sono state quelle con un numero più consistente di alunni stranieri, cioè: l’Istituto Comprensivo di Castelnuovo Berardenga, l’Istituto Comprensivo di Monteroni., l’Istituto Comprensivo di Montalcino , quello di Asciano e di Sovicille (solo per l’aggiornamento). Per quanto riguarda Siena, l’intervento ha riguardato l’Istituto Comprensivo Mattioli e la Scuola media S. Bernardino.
La prima parte del nostro intervento aveva come obiettivo l’aggiornamento dei docenti, individuato come punto chiave per impostare correttamente il rapporto con i bambini stranieri sia dal punto di vista didattico che relazionale per favorire l’accoglienza ; questo implica, al di là di una generica solidarietà o empatia, che i dirigenti scolastici ed i docenti debbano maturare un diverso approccio culturale alla questione e sviluppare competenze pedagogiche più complesse ed adeguate.
Il corso di aggiornamento -- che affrontava le tematiche generali sull’accoglienza e primo inserimento dei bambini, i problemi relativi alla didattica delle discipline e la valutazione, le problematiche generali e specifiche sull’insegnamento dell’italiano ad alunni di lingua madre non italiana e proponeva alcuni spunti di riflessione sui bambini di religione musulmana -- si è svolto in due tempi , perché il numero dei partecipanti era superiore alle aspettative (55 docenti).
Il secondo aspetto su cui abbiamo lavorato è stato quello dell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua. Una buona conoscenza della lingua del paese in cui il migrante si trova a dover vivere è il primo ed indispensabile passo per l’inclusione sociale. Questo vale naturalmente anche per i figli dei migranti inseriti a scuola, che sulla scarsa conoscenza della lingua si giocano la possibilità di avere un normale percorso scolastico e quindi il successo formativo, con pesanti ripercussioni sulla possibilità di inserimento nella società ospitante e di ascesa sociale.
L’ insegnamento della lingua italiana, previsto dal progetto, si è attuato a tre livelli: il primo, di base, era rivolto ad alunni di primo inserimento, con scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana, il secondo era rivolto a ragazzi presenti in Italia da uno o due anni e con una sufficiente conoscenza della lingua per la comunicazione interpersonale, ma con carenze sia lessicali che morfosintattiche e quindi con difficoltà di comprensione dei linguaggi specifici ed il terzo livello, ancora più approfondito, sempre sulla lingua dello studio e su aspetti specifici della cultura italiana.
I sei docenti, che provenivano dall’ Università per stranieri di Siena, hanno attuato l’intervento su dieci sedi , utilizzando materiali didattici specifici. I bambini seguiti sono stati 51 per un totale di 365 ore. In generale, i bambini che hanno seguito con maggior motivazione e, quindi, con maggiori risultati, sono stati quelli delle scuole elementari, parallelamente ad una maggior collaborazione e coinvolgimento nel percorso didattico dei loro docenti di classe.
Il terzo ambito del nostro intervento è stato quello relativo alla educazione interculturale. Di educazione interculturale si parla molto e spesso a sproposito, confondendo attività di tipo prevalentemente multiculturale (tipo la conoscenza delle feste o della cucina di altri paesi) con l’educazione interculturale, che ha come obiettivo il superamento degli stereotipi e pregiudizi per individuare uno spazio di incontro (ma spesso anche di scontro, in senso costruttivo) tra persone che provengono da altre culture dove ascoltare, conoscere, comprendere e mediare tra valori che sono, a volte, molto diversi. Come si vede, si tratta di incidere sulla mentalità sia dei ragazzi italiani che stranieri, che soffrono delle stesse chiusure nei confronti del diverso.
E’ un obiettivo ambizioso che richiede, per prima cosa, un lavoro per decostruire i pregiudizi e gli stereotipi di cui tutti soffriamo. E’ per questo che abbiamo inserito nel nostro progetto l’attività di due formatrici molto conosciute in ambito toscano: Silvana Di Bella e Donatella Bidini, che hanno presentato tre percorsi, rivolti ad alunni di scuola media ed adattati per le classi di IV e V elementare. I titoli dei tre percorsi erano : “ Il razzismo invisibile” sulla comprensione di quei concetti che riguardano la nozione di razza, di razzismo, di etnia ecc. ; “ Prima pagina” con la produzione di articoli per un giornalino ; “ I manifesti viventi” con una festa finale rivolta alla cittadinanza. In totale gli alunni italiani e stranieri coinvolti sono stati più di 200 in cinque scuole medie.
Il successo o meno delle varie iniziative è dipeso, come per l’alfabetizzazione in italiano, dal grado di coinvolgimento degli insegnanti che è stato in grado di influire sulle motivazioni iniziali, di risolvere i piccoli disguidi tecnici, che via via si sono presentati, di contribuire alla festa o al prodotto finale. Laddove gli insegnanti hanno partecipato convinti che non fossero ore ”perse”, i ragazzi hanno partecipato con entusiasmo, lavorando su problematiche molto complesse, riflettendo e divertendosi; in altri casi i risultati nell’immediato sono stati meno evidenti.
Questo progetto è stato il primo ed, al momento attuale, l’unico in provincia di Siena che abbia affrontato in modo complessivo la grande questione dell’accoglienza ed integrazione dei bambini migranti nelle scuole dell’Area senese. Si presentava, quindi, come un progetto sperimentale e innovativo per la nostra provincia, con il coinvolgimento di molti alunni e docenti delle scuole dell’area
E’ stato un progetto forte con zone di luce ed ombra, soprattutto per l’atteggiamento degli insegnanti. A volte questi sono stati poco disponibili e latitanti, dimostrando come accanto a docenti motivati, che si impegnano con dedizione ed intelligenza per cercare di limitare lo svantaggio scolastico dei piccoli migranti, ci sono ancora molti che non sentono questo problema con la dovuta deontologia e competenza professionale.
Purtroppo tutte le questioni , in qualche modo legate all’immigrazione, sono punti “dolenti” carichi di significati oscuri, su cui c’è molta ignoranza, strumentalizzazione e fastidio. L’auspicio per il futuro è che questa esperienza non rimanga una esperienza sporadica, i cui buoni effetti si perderebbero nel tempo, ma sia la prima tappa di un percorso coerente, serio ed efficace, perché poco è stato fatto e molto rimane da fare.