LA FORMAZIONE ALLA NON VIOLENZA
E' POSSIBILE
di Domenico Muscò
1. In
un'epoca in cui la nostra società, che diventa sempre più complessa e
multiculturale, ci indica che abbiamo una sola terra, dove i nostri destini sono
inevitabilmente intrecciati e, quindi, diventa necessario "educarsi" ad una
cultura pluralista e nonviolenta, che sappia ascoltare, comprendere e
valorizzare le differenze per la crescita di un mondo solidale, cioè sostenibile
sul piano culturale, ambientale ed economico.
Uno dei principali problemi dell'uomo di questo mondo è la questione della violenza, forza negativa mirante a distruggere la vita dell'individuo e della collettività; infatti, molteplici sono le manifestazioni della violenza: dal disaccordo tra due persone alla più pericolosa guerra, soprattutto quando ad entrare in conflitto sono due e più stati nazionali e/o gruppi etnici. Qualunque sia la sua forma, la violenza è sempre distruttiva, non porta con sé valori positivi per l'umanità e per questo motivo crediamo che sia obbligo di ogni essere umano denunciare ogni atto di violenza e cercare di trovare risposte adeguate ad essa.
Il momento in cui viviamo è particolare per i vari conflitti razziali, religiosi, economici, politici, etc., che sbocciano nella follia della guerra e che spesso hanno vanificato il risultato di decenni di lavoro per la coesistenza e lo sviluppo. Per ciò tutti gli uomini hanno il dovere di contribuire alla ricerca di una soluzione di pace alle situazioni di conflitto in corso nel mondo: ogni persona deve lavorare alla promozione di una società fondata sulla pace ed i diritti umani, sulla democrazia partecipativa, sullo sviluppo sociale e sostenibile, sul diritto alla cultura della nonviolenza in quanto esercizio della propria cittadinanza responsabile e consapevole.
Se molteplici sono le manifestazioni della violenza e dell'ingiustizia, altrettanto molteplici sono le risposte che ognuno di noi dà ad essa: alla violenza si può rispondere con la violenza e in questo caso, anche se il fine è quello di combattere l'ingiustizia, si crea un moltiplicarsi di forze negative che non possono portare ad una vera vittoria, ma soltanto ad un risultato illusorio, momentaneo.
La miglior risposta alla violenza è la nonviolenza intesa come forza positiva della giustizia e della responsabilità, che si manifesta attraverso il rifiuto della passività, dell'indifferenza e della violenza. La forza della nonviolenza sta nella consapevolezza che alle armi non si risponde con le armi, ma con il dialogo mirato a capire la verità dell'aggressore: mettersi nei suoi panni, stabilire un rapporto di empatia. Le armi, le violenze e l'ingiustizia calpestano il valore più alto che è l'essere umano e per questo dobbiamo rifiutarla contrapponendo ad esse la forza positiva della nonviolenza, che cerca di tirare fuori da ogni uomo il meglio di sé; obiettivo principale della nonviolenza, dunque, è quello di migliorare l'essere umano, di liberare l'oppresso, ma anche l'oppressore, dai loro falsi ideali.
Tutto ciò sta alla base dei principi fondanti della cultura nonviolenta, cioè l’impegno responsabile, la solidarietà, la democrazia partecipata, il dialogo maieutico, la legalità, la pace; solo se le persone capiscono che conviene seguire questi valori, allora la loro vita sarà diversa e migliore.
Per ottenere ciò è necessario che la formazione alla pace non trasmetta solo informazioni, ma deve mirare anche allo sviluppo di competenze pratiche per affrontare in modo costruttivo i conflitti ed alla crescita personale di chi vi partecipa, cioè saper gestire i conflitti pacificamente e valorizzando le differenze nel rispetto della dignità di ciascuna persona, con il conseguente miglioramento della qualità della vita culturale e sociale.
2. In questo contesto si è inserita lo sviluppo dell’azione formativa del progetto dell’Arci di Siena, rivolto agli operatori del volontariato, “Cultura della non violenza”, che ha cercato di promuovere lo sviluppo della cultura pacifista nonviolenta, attraverso la conoscenza della storia dei padri del pacifismo e del movimento nonviolento novecentesco, nonché mediante una educazione al rispetto delle regole democratiche di convivenza civile; cioè, imparare a gestire le dinamiche del conflitto attraverso la cooperazione ed il dialogo, quindi apprendere le tecniche del metodo nonviolento, basato sull’uso del consenso-dissenso costruttivo.
E’ possibile una diversa maniera di intendere i conflitti, cioè se possediamo la capacità di affrontare in maniera costruttiva i conflitti che ci coinvolgono possiamo lavorare al meglio per la pace nei grandi conflitti (sociali e internazionali). Tale modo di pensare il conflitto consiste nel riconoscerne gli aspetti positivi; cioè tradizionalmente siamo portati a vedere le incompatibilità nelle relazioni e gli scontri di interessi come un fatto sbagliato, un rivolgimento dell’ordine o ancora come una battaglia tra ragione e torto, bene e male. In questa prospettiva il conflitto non è più un evento sempre e solo negativo, ma un fenomeno che racchiude in sé potenzialità di sviluppo e di trasformazione per chi ne è parte. Ogni conflitto, infatti, può essere e va visto come un problema condiviso tra le parti: l’esistenza di un conflitto non deve necessariamente comportare la vittoria di una parte e la sconfitta dell’altra, ma va risolto trovando soluzioni di mutuo beneficio.
L’idea che in una situazione conflittuale possano essere trovate soluzioni accettabili a tutti rimanda alla prospettiva che ogni conflitto può essere visto come parte di una relazione più ampia. Qualsiasi conflitto – tra persone, gruppi o Stati – è sempre parte di una relazione, e ogni relazione è enormemente più ricca del conflitto che in essa può manifestarsi; cioè, è necessario tenere presente che sono le persone coinvolte direttamente in un conflitto ad avere in mano le chiavi per risolvere i loro problemi. Si tratta non di negare o sopprimere i conflitti, ma di lavorare ad una loro trasformazione costruttiva; cioè, far sì che il conflitto non subisca un escalation, un giro di vite nelle azioni e negli atteggiamenti soggettivi delle parti, ma cercare soluzioni che siano al tempo stesso bene accette dai soggetti coinvolti e sostenibili nel tempo.
L'intervento formativo ha avuto l'obiettivo anche di promuovere la formazione alla cittadinanza attiva e solidale come parte significativa del percorso verso la cultura nonviolenta: un approccio più consapevole verso tutte le questioni che riguardano i rapporti di ascolto interindividuale, nonché i rapporti di dialogo e rispetto tra le diverse comunità nazionali ed internazionali, culturali e religiose. Il progetto, dunque, ha voluto stimolare lo sviluppo di una nuova coscienza pacifista alla luce delle esperienze degli ultimi anni nel campo della risoluzione dei conflitti con percorsi e metodi nonviolenti, ma anche delle recenti frontiere come la sostenibilità culturale, i diritti dei nuovi cittadini, la cittadinanza sociale ed ambientale.
Il corso, inoltre, ha inteso dare ai suoi partecipanti gli elementi metodologici per la gestione dei conflitti, di migliorare l’ascolto, di sviluppare un rapporto di relazione costruttivo, di fare della diversità una risorsa, di promuovere una coscienza di pace ed una cultura dei diritti umani con percorsi e metodologie da sperimentare e diffondere nella vita quotidiana di ognuno di noi; cioè, l’azione formativa ha voluto stimolare la consapevolezza nei partecipanti dei propri diritti e doveri in una prospettiva culturale e politica nonviolenta, che consenta di poter esercitare la propria azione di cittadinanza attiva.
3. Il progetto “Cultura della non violenza” è stato proposto ed attuato dall’Arci di Siena, in collaborazione con l’Associazione culturale “la collina” e l’Acli di Siena, ed è stato finanziato dalla Delegazione senese del CESVOT nell’ambito del suo piano formativo 2003; ha avuto una durata di 18 ore ed era rivolto a 20 operatori degli enti del volontariato della Provincia di Siena. Il bando per la chiamata delle iscrizioni è stato pubblicato il 23 settembre 2003 con termine ultimo per la presentazione delle domande, presso la sede dell’Arci di Siena, il 31 ottobre 2003; a tale scadenza sono giunte 36 schede d’iscrizione, tutte ammesse (nonostante il limite di 20 allievi), di questi iscritti in 26 hanno effettivamente partecipato alle lezioni; ma hanno concluso positivamente il percorso formativo solo 24 allievi (di cui: 5 maschi e 19 femmine), che quindi hanno ottenuto il “Certificato di partecipazione” del CESVOT.
L’intervento, che ha realizzato un percorso di formazione per gli adulti del volontariato senese, si è svolto dall’8 al 22 novembre 2003 (le lezioni si sono tenute nelle giornate di sabato, poiché è il giorno settimanale che ha incontrato il maggiore consenso dei partecipanti, in quanto meglio soddisfava le loro esigenze individuali), presso la sede dell’Arci di Siena, ed è stato articolato in una azione introduttiva di presentazione generale dell’attività da parte del responsabile del progetto (motivazioni ed attori) e 4 moduli di 4 ore ciascuno, ognuno dei quali diviso in due unità tematiche specifiche; il primo modulo è stato tenuto dall’esperto di nonviolenza Andrea Danilo Conte (“Teorie e pratiche dei padri del movimento pacifista” – “La teoria nonviolenta del potere”), il secondo dal prof. Alberto L’Abate (“I giovani e la pace” – “Metodi e tecniche di formazione alla pace ed alla nonviolenza”), il terzo dall’esperta di diritti umani Elisabetta Giannoni (“Analisi della Carta internazionale ONU dei diritti umani” – “La lotta alla produzione ed al traffico d’armi. Obiezione alle spese militari”) ed il quarto modulo dal prof. Rodolfo Ragionieri (“Diplomazia preventiva: tecniche costruttive di negoziato e mediazione” – “La nonviolenza ed il conflitto israelo-palestinese”).
Quindi, si può concludere dicendo che l’azione formativa del progetto ha cercato di contribuire a rafforzare il processo per la costruzione di una società responsabile e solidale, dove ognuno ha il dovere e il diritto di difendere i valori della convivenza civile, della nonviolenza, della democrazia sostanziale, del nuovo contratto sociale fra i tanti tipi di cittadini del mondo; cioè, un intervento che ha voluto dare l’opportunità di capire l’idea di un altro mondo, cioè che è possibile la formazione di una società fondata sulla pace, dunque che un mondo nonviolento è possibile.